Fisco e conti bancari: no a presunzioni di reddito

di Francesca Vinciarelli

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Evasione fiscale: le comunicazioni degli istituti bancari sui movimenti dei conti correnti non costituiscono presunzione di reddito, diversamente a quanto accade con spesometro e redditometro.

Il giro di vite sull’evasione fiscale della manovra finanziaria Monti prevede tra le misure, oltre a spesometro, redditometro, tracciabilità dei pagamenti e limite ai pagamenti in contanti, l’obbligo di trasmissione per gli operatori finanziari da effettuare periodicamente all’anagrafe tributaria informazioni sui contribuenti utili al Fisco, come le movimentazioni sul conto bancario.

Ma in questi giorni l’Agenzia delle Entrate, per voce del direttore Attilio Befera sentito in un’audizione alla Camera, ha fornito un’importante precisazione: le informazioni fornite dagli istituti bancari sui conti correnti non costituiscono presunzioni di reddito, ma solo la base per indagini volte a selezionare i contribuenti da sottoporre a controllo.

In parole povere questo significa che le banche invieranno al Fisco le proprie annotazioni sui movimenti effettuati sui conti bancari, siano questi utilizzati a scopi privati o di lavoro, ma l’entità delle operazioni non verranno automaticamente tradotte in presunzioni di maggior reddito o di maggior ricavi o compensi.

A tale scopo sono stati invece preposti altri due strumenti con i quali il Fisco mira a combattere l’evasione fiscale: lo spesometro ed il redditometro.

Il primo, lo spesometro, serve all’Amministrazione finanziaria per controllare la posizione reddituale di imprese e professionisti in base alle voci di spesa dichiarate. Queste ultime riguardano delle operazioni rilevanti ai fini IVA di importo pari o superiore a 25mila euro per quelle effettuate nel 2010 e  di 3 mila euro dal 2011. Per omessa o errata trasmissione dello Spesometro è prevista una sanzione amministrativa che va da un minimo di 258 euro ad un massimo di 2.065 euro.

Il secondo, il redditometro, calcola invece il reddito presunto ovvero misura la capacità di spesa dei contribuenti e valuta lo scostamento rispetto alla dichiarazione dei redditi. Nel caso in cui la differenza risulta superiore del 20% scattano le procedure accertative.