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Cellulare aziendale: rimborsi tassati

di Noemi Ricci

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I chiarimenti dell'Agenzia delle Entrate in merito alle spese rimborsate dal datore di lavoro ai dipendenti per l’utilizzo promiscuo del telefono cellulare.

In questo momento storico nel quale si fanno sempre più strada lo smart working, il cui strumento principe è lo smarphone, e il ricorso ai benefit aziendali, è di notevole interesse quanto espresso dall’Agenzia delle Entrate con la risoluzione 74/E/2017 in tema di trattamento fiscale delle spese rimborsate dal datore di lavoro ai dipendenti per l’uso promiscuo del telefono cellulare. In particolare l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che in caso di uso promiscuo del telefono cellulare, per finalità sia aziendali che private, da parte del dipendente va applicato il principio di onnicomprensività, secondo cui tutte le somme e i valori, a qualunque titolo percepiti durante il periodo d’imposta, costituiscono reddito imponibile.

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Il chiarimento viene fornito in risposta ad un interpello presentato da una società che vorrebbe introdurre una nuova e diversa modalità di gestione del servizio di telefonia aziendale che consenta ai dipendenti di usare i dispositivi sia per finalità aziendali sia per finalità private. Il progetto prevede che i lavoratori che ne facciano richiesta, acquistino il telefono sottoscrivendo personalmente il contratto di fornitura del servizio con l’operatore scelto con spese d’uso a loro carico e un rimborso forfettario del 50% delle spese da parte dell’azienda.

In tale ipotesi,  l’Agenzia delle Entrate chiarisce il corretto trattamento fiscale da riservare alle somme rimborsate ai dipendenti in relazione all’uso aziendale dei telefoni cellulari: anche il rimborso forfettario del 50% sostenuto dall’azienda deve rientrare nella determinazione del reddito dei lavoratori, ai sensi dell’articolo 51, comma 1 del TUIR.

Per motivare la propria interpretazione l’Agenzia richiama il principio di onnicomprensività:

“Tutte le somme e i valori in genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo d’imposta, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione al rapporto di lavoro costituiscono reddito imponibile per il dipendente (articolo 51, comma, 1, Tuir)”.

In tale ambito rientrano anche le somme che il datore di lavoro corrisponde al lavoratore a titolo di rimborso spese, fatto salvo quanto previsto per le trasferte e i trasferimenti (commi 5 e seguenti, articolo 51, Tuir).

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L’Agenzia delle Entrate spiega inoltre che:

“In sede di determinazione del reddito di lavoro dipendente, le spese sostenute dal lavoratore e rimborsategli in modo forfetario sono escluse dalla base imponibile solo nell’ipotesi in cui tale criterio forfetario sia stato previsto dal legislatore.

Laddove, invece, il legislatore non abbia indicato tale criterio forfetario, i costi sostenuti dal dipendente nell’esclusivo interesse del datore di lavoro, devono essere individuati sulla base di elementi oggettivi, documentalmente accertabili, al fine di evitare che il relativo rimborso concorra alla determinazione del reddito di lavoro dipendente”.

Nell’ipotesi prospettata dall’azienda, manca tale indicazione del legislatore.

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L’Agenzia fa inoltre notare che:

“La parte di costo relativo al servizio di telefonia e al traffico dati che la società istante rimborsa al dipendente sulla base di un criterio forfetario, non supportato da elementi e parametri oggettivi (es. numero e/o durata delle telefonate, ecc.), nel silenzio del legislatore al riguardo, non possa escluso dalla determinazione del reddito di lavoro dipendente.

Inoltre, si rileva che nell’ipotesi rappresentata dall’istante, non emerge neanche il costo rimborsato riguardo il servizio di telefonia utilizzato nell’esclusivo interesse del datore di lavoro, atteso che la stessa società istante afferma che tale rimborso è determinato forfetariamente per venire incontro alle esigenze dei dipendenti della istante ai quali, in tal modo, verrebbe consentito “un pieno accesso a tutte le funzionalità oggi fruibili .. e offerte dalla tecnologia presente sul mercato”.

Il collegamento tra l’uso del cellulare e l’interesse del datore di lavoro è inoltre dubbio in quanto il contratto relativo al servizio di telefonia e traffico dati è stipulato dal dipendente con il gestore da lui scelto, e non dal datore di lavoro che, limitandosi a concorrere al sostenimento dei costi, rimarrebbe estraneo al rapporto negoziale instaurato con il gestore telefonico”.

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