Concordato preventivo: scadenze 2026 per la sanatoria, come pagare a rate

di Barbara Weisz

16 Febbraio 2026 09:00

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Le scadenze 2026 per il ravvedimento speciale collegato al concordato preventivo biennale: calendario pagamenti a rate, calcolo interessi e trabocchetti da evitare per chi ha scelto la sanatoria.

Chi ha scelto la strada del concordato preventivo biennale puntando sulla protezione del ravvedimento speciale si trova ora davanti al bivio dei pagamenti. Sbagliare i tempi della regolarizzazione significa veder sfumare i benefici della sanatoria sulle annualità pregresse: la scadenza del 15 marzo resta lo spartiacque definitivo tra il versamento in soluzione unica e l’accesso alla flessibilità delle rate.

Per non farsi trovare impreparati, bisogna guardare oltre la prima data utile. La normativa permette infatti di diluire l’imposta sostitutiva nel corso dell’anno, ma la meccanica degli interessi e il calendario dei versamenti successivi seguono logiche che spesso traggono in inganno i contribuenti meno esperti.

Come funziona il ravvedimento speciale CPB

Il concordato nasce per blindare l’imponibile del prossimo biennio, ma il vero valore aggiunto per molti è stato il ravvedimento speciale: una sanatoria che permette di “ripulire” il passato fiscale (dal 2019 al 2023) a costi agevolati. Per chi ha perfezionato l’adesione nel 2025, le opzioni sul tavolo sono due:

  • saldo totale entro il 15 marzo 2026;
  • piano di ammortamento in dieci rate mensili, con l’applicazione dei relativi interessi legali.

La decorrenza delle rate nel 2026

Il punto fermo è questo: il calendario delle rate successive alla prima non cambia anche se decidete di pagare in anticipo. Se versate la prima quota a gennaio, non avrete scadenze a febbraio. Il fisco fa scattare il cronometro del piano rateale solo dopo il termine del 15 marzo. Ecco come si presenta lo scadenziario reale per il 2026:

  • 15 aprile 2026, versamento della seconda rata;
  • 15 maggio 2026, versamento della terza rata;
  • 15 giugno 2026, quarta rata e prosecuzione costante fino a fine anno.

Sul fronte dei costi, il saggio di interesse legale è fissato all’1,6%. Gli interessi si calcolano a partire dalla seconda rata: la prima quota, se onorata entro il 15 marzo, non subisce alcuna maggiorazione finanziaria.

=> Concordato Preventivo: pro e contro delle nuove regole sul CPB

Attenzione a non fare confusione con il passato. Chi sta ancora gestendo la prima edizione del concordato (quella del 2024) deve fare riferimento a un piano di rateizzazione più lungo, fino a 24 rate, che segue scadenze e binari normativi differenti (decreto 113/2024). Incrociare i due piani potrebbe portare a errori pesanti nel modello F24.

Quando conviene rateizzare la sanatoria?

Mettere a confronto il versamento unico con il piano rateale non è solo una questione di calcolo matematico, ma di strategia d’impresa.

Da un lato, il pagamento in un’unica soluzione elimina il pensiero degli interessi e chiude definitivamente la partita con il passato. Dall’altro, il piano a rate offre vantaggi tattici da non sottovalutare:

  • conservazione della liquidità, l’interesse all’1,6% è decisamente più basso rispetto al costo del denaro attuale, rendendo la rateizzazione una forma di finanziamento “fiscale” molto economica;
  • gestione dei flussi, distribuire l’onere in dieci mesi permette di non stressare la cassa aziendale in un unico trimestre;
  • certezza del diritto, ogni rata regolarmente pagata consolida lo scudo contro i controlli fiscali sulle annualità pregresse.

In conclusione, se la liquidità non è un problema immediato, il versamento unico resta la via più pulita. Tuttavia, per professionisti e piccole imprese, il piano a 10 rate rappresenta un compromesso eccellente per blindare il passato senza sacrificare l’operatività del presente.