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La nuova ACE per la patrimonializzazione delle PMI

di Redazione PMI.it

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Abrogata la mini IRES, torna la deduzione sull'incremento patrimoniale delle imprese con aliquota all'1,3%: come funziona l'ACE 2020, applicabile dal periodo d'imposta 2019.

Fra le novità fiscali per le imprese contenute nella manovra 2020 spicca il ritorno dell’ACE, l’Aiuto alla Crescita Economica che incentiva la patrimonializzazione delle PMI e va a sostituire la riforma della mini IRES. Tecnicamente, la Legge di Bilancio fa tornare in vigore l’articolo 1 del dl 201/2011, che aveva introdotto la possibilità di dedurre dal reddito netto la variazione nozionale del capitale proprio.

La riforma fiscale è contenuta nel comma 287 della manovra, che ripristina l’ACE a partire dal periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2018. Quindi, dal periodo d’imposta 2019.

«Si applicano le disposizioni previste dall’articolo 1 del decreto legge 201/2011», con «aliquota percentuale per il calcolo del rendimento nozionale del nuovo capitale proprio fissata all’1,3%».

La norma non è cambiata rispetto al passato, è semplicemente stata ripristinata, per cui le regole sono destinate a restare le stesse. Il calcolo della deduzione si effettua partendo dalla differenza fra le componenti positive e quelle negative del capitale, e rapportandole al patrimonio del bilancio d’esercizio. Esempio: su un incremento patrimoniale di 100mila euro, la deduzione è pari a 1.300 euro.

La misura si applica a società di capitali, enti commerciali, imprenditori individuali, società in nome collettivo e in accomandita semplice in regime di contabilità ordinaria.

La misura dell’agevolazione si è via via ridotta nel tempo. La variazione nozionale era inizialmente pari al 3% fino al 2013, salita sopra il 4% nel successivo triennio per poi scendere progressivamente all’1,6% nel 2017 e al’1,5% nel 2018.

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