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L’AI fa crescere le imprese familiari del Made in Italy

di Anna Fabi

28 Aprile 2026 10:12

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Le imprese familiari italiane accelerano sull’AI: dati Deloitte su strategia tecnologica, marketing, finance, competenze e fornitori.

Le imprese familiari italiane stanno portando l’intelligenza artificiale dentro prodotti, clienti, dati e funzioni aziendali. Il nuovo report Deloitte Private Family Business Technology Transformation indica che il 78% delle aziende familiari italiane intervistate sta implementando soluzioni AI, mentre una su due dichiara di avere già una strategia tecnologica integrata con gli obiettivi aziendali. È una fotografia che riguarda da vicino il Made in Italy: aziende spesso radicate nei territori, costruite su competenze trasmesse tra generazioni e ora chiamate a trasformare innovazione, governance e capitale umano in crescita.

AI nelle imprese familiari italiane già oltre la sperimentazione

Lo studio Deloitte segnala una diffusione ormai ampia dell’intelligenza artificiale nelle imprese familiari. Il 26% delle aziende italiane intervistate dichiara di usare l’AI in modo trasversale su più aree, mentre il 52% la sta introducendo in ambiti specifici prima di estenderla ad altre funzioni.

La quota ancora in fase di test si ferma al 12%, mentre solo il 10% resta nella fase esplorativa o senza adozione. Il confronto con il quadro più ampio sull’intelligenza artificiale nelle PMI italiane aiuta a leggere il dato: nelle imprese familiari l’AI viene adottata soprattutto dove può sostenere continuità aziendale, qualità dei prodotti e capacità decisionale.

Prodotti e clienti al centro degli investimenti AI

Il primo utilizzo dell’AI nelle imprese familiari italiane riguarda la progettazione e prototipazione di prodotti, indicata dal 48% del campione italiano contro il 36% globale. È un dato che racconta una traiettoria precisa: l’innovazione digitale entra prima dove può incidere sulla qualità dell’offerta e sui tempi di sviluppo. La stessa quota, il 48%, riguarda la semplificazione della comunicazione e collaborazione interna.

Seguono il CRM, al 42%, e l’automazione dei processi interni, al 39%. L’AI viene quindi usata per migliorare prodotti, coordinamento aziendale e relazione con i clienti, tre aree decisive per imprese che spesso competono su reputazione, rapidità e personalizzazione.

Marketing e Finance guidano la maturità tecnologica

La trasformazione digitale delle aziende familiari procede con intensità diversa tra le funzioni aziendali. Deloitte rileva che Marketing e Finance sono le aree con il grado più alto di implementazione completa, rispettivamente al 48% e al 45%. Segue l’analisi dei dati a supporto della Business Intelligence e delle decisioni aziendali, indicata dal 40% delle imprese italiane intervistate.

Il dato conferma che la tecnologia viene spinta dove può migliorare lettura dei margini, clienti, budget e scelte commerciali. In questa direzione rientra anche il tema degli investimenti AI con ritorni misurabili per le imprese, perché l’adozione crea valore quando viene collegata a risultati economici, tempi decisionali e qualità dei dati.

Supply chain e ricerca, aree da rafforzare

La Supply chain resta tra gli ambiti meno maturi, pur mostrando un livello di adozione completo o parziale pari al 64%. È anche la prima area indicata tra gli investimenti pianificati nel futuro prossimo, con una quota del 31%. Seguono Ricerca e Sviluppo al 24% e Product development al 21%.

Sono funzioni decisive per le imprese familiari manifatturiere e di prodotto, perché permettono di accorciare i tempi di test, analizzare dati industriali e adattare l’offerta a mercati più instabili. La traiettoria è vicina a quella già osservata nel passaggio da tool ad agenti AI nelle PMI italiane, dove la tecnologia acquista valore quando entra nel lavoro quotidiano e nei processi decisionali.

Strategia tecnologica per una impresa su due

Il dato più interessante riguarda la governance della trasformazione tecnologica. Il 50% delle imprese familiari italiane intervistate dichiara di avere una strategia tecnologica completamente integrata e allineata agli obiettivi aziendali. L’altra metà del campione è ancora in costruzione: il 43% sta implementando una strategia tecnologica e il 7% la sta sviluppando. La stessa divisione emerge sugli investimenti: una impresa su due ritiene di avere investito a sufficienza nelle tecnologie necessarie al business, mentre il 38% concorda solo in misura moderata e il 12% poco.

Competenze e partner frenano il salto di qualità

Il livello di soddisfazione interna resta alto. Secondo Deloitte, l’88% delle imprese familiari italiane afferma che, per i dipendenti, le nuove tecnologie hanno semplificato le attività e migliorato gli ambienti di lavoro in misura considerevole o moderata. Le criticità indicate dalle aziende si concentrano su tre fronti:

  • le condizioni di mercato condizionate da incertezza economica e pressione competitiva;
  • l’individuazione di fornitori e partner tecnologici adatti alle esigenze dell’impresa;
  • lo skill gap interno sulle competenze richieste dalle nuove tecnologie.

Per le imprese familiari italiane, la sfida dell’AI passa quindi dalla qualità delle scelte: servono investimenti mirati, competenze interne e partner capaci di accompagnare aziende abituate a decidere con prudenza, presidiare la reputazione e proteggere il valore costruito nel tempo.