Il leasing cresce del 5,8% in un anno in cui l’economia italiana ha quasi smesso di farlo. I dati 2025 del Centro studi Assilea raccontano uno strumento che si è sganciato dal ciclo economico generale — e i numeri per comparto spiegano perché. La risposta, però, è meno paradossale di quanto sembri. Vediamo tutto.
I settori che crescono di più: dai macchinari alla nautica
La crescita non è uniforme: alcuni comparti hanno registrato performance ben al di sopra della media. I dati 2025 per segmento mostrano dinamiche molto diverse:
- i beni strumentali raggiungono oltre 10,5 miliardi di euro finanziati, con un incremento del +15,2%; significativo anche il dato Nuova Sabatini, con il 64,7% degli investimenti agevolati dalla misura finanziati proprio in leasing;
- il settore agricolo segna un +27% complessivo, con i macchinari a +20,2%;
- i veicoli commerciali e industriali crescono rispettivamente del +8,9% e del +2,5%, in linea con la dinamica degli investimenti strumentali;
- il leasing immobiliare registra un +5,9%, con il segmento degli immobili da costruire che accelera al +15,7%;
- le energie rinnovabili segnano un +6,7%, con gli impianti fotovoltaici non accatastati in crescita del +35%;
- la nautica è il comparto con la performance più sorprendente: +74,6%, un exploit che spicca nel panorama complessivo.
A livello territoriale, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna concentrano la quota maggiore dello stipulato. Il Trentino-Alto Adige si distingue invece per la più alta diffusione dei nuovi finanziamenti rispetto al tessuto imprenditoriale locale.
Il leasing come leva per gli investimenti delle imprese
I numeri confermano che il leasing è ormai uno strumento strutturale per le imprese italiane che investono in beni produttivi. Chi valuta il contratto di leasing per finanziare beni strumentali può contare su condizioni competitive rispetto al credito bancario tradizionale, con la possibilità di preservare liquidità e accedere agli incentivi pubblici. Per approfondire la convenienza rispetto ad altre forme di finanziamento, inclusi i vantaggi fiscali del leasing per aziende e partite IVA, è utile valutare caso per caso in base al bene, alla durata e al regime fiscale applicabile.
Perché il leasing cresce quando l’economia frena
Il paradosso è dunque solo apparente. Il leasing cresce proprio quando l’economia rallenta perché è lo strumento che le imprese scelgono quando vogliono investire senza immobilizzare capitale e senza aumentare l’esposizione bancaria. In un anno di tassi ancora elevati e incertezza sul ciclo, rinnovare un macchinario o un impianto fotovoltaico in leasing è stato più sostenibile che acquistarlo. I numeri lo confermano: quasi due terzi degli investimenti agevolati dalla Nuova Sabatini sono stati finanziati in leasing, non con mutui o finanziamenti diretti.
Il confronto con l’Europa e la richiesta al legislatore
Guardando oltre i confini nazionali, in Europa il leasing finanzia il 28% degli investimenti in beni strumentali e mezzi di trasporto. Nel 2024 il mercato europeo ha superato per volumi anche quello statunitense, segnale di una maturità del settore che in Italia non ha ancora trovato pieno riconoscimento normativo. Dal confronto europeo emergono ampi margini di espansione in Italia, secondo il Direttore Generale Assilea, Giuseppe Schlitzer.
A livello UE-EBA si devono definire requisiti patrimoniali che tengano conto della accertata minore rischiosità rispetto al finanziamento bancario; in ambito nazionale occorrono regole che, riconoscendo il leasing quale leva strutturale di politica industriale, lo includano in tutte le misure di incentivazione facilitando la mobilizzazione di risorse in un periodo in cui più che mai abbiamo bisogno di sostenere gli investimenti tecnologici.
La richiesta di Schlitzer si inserisce in un dibattito già aperto a Bruxelles sui requisiti patrimoniali degli intermediari finanziari non bancari. Per le PMI, la posta in gioco è concreta: se il leasing entrasse sistematicamente in tutte le misure di incentivazione — dalla Nuova Sabatini ai crediti d’imposta per Transizione 5.0 — le possibilità di accesso agli strumenti pubblici si amplierebbero senza aumentare l’esposizione debitoria delle imprese.