Ottenere un finanziamento bancario diventa più complesso per molte imprese. Non per un aumento dei tassi o per nuove strette sul credito ma per un cambio dei criteri di valutazione del merito creditizio. Nuove regole europee impongono infatti agli istituti di credito di considerare, accanto ai numeri di bilancio, anche una serie di fattori non finanziari capaci di incidere sulla solidità economica nel tempo.
In particolare, i rischi ESG entrano formalmente nel perimetro dei rischi economici e finanziari che le banche sono tenute a valutare. A stabilirlo sono le nuove linee guida dell’Autorità bancaria europea (EBA).
Dall’11 gennaio 2026, ogni istruttoria bancaria per la concessione di credito e prestiti alle imprese deve considerare anche i fattori ambientali, sociali e di governance (ASG) come variabili capaci di incidere su redditività, solvibilità e stabilità bancaria.
I rischi ESG diventano rischio finanziario
Secondo l’EBA, i fattori ESG possono tradursi in perdite economiche concrete per le banche attraverso diversi canali: deterioramento del credito, svalutazione delle garanzie, aumento dei rischi operativi e legali, shock settoriali legati alla transizione climatica.
Per questo motivo, le linee guida impongono agli intermediari di includere i rischi ESG nei processi di identificazione, misurazione e monitoraggio dei rischi, al pari di quelli di mercato, di credito e di liquidità.
I nuovi criteri per la concessione del credito
Dal 2026, nella valutazione dei finanziamenti, le banche dovranno considerare anche i seguenti fattori (connessi ai cosiddetti rischi ESG):
- esposizione dell’impresa ai rischi ambientali e climatici;
- sostenibilità del modello di business nel medio-lungo periodo;
- rischi di transizione normativa e regolatoria;
- criticità di governance che possono incidere sulla continuità aziendale.
Questo significa che il profilo ESG dell’impresa potrà influenzare condizioni di accesso al credito, pricing, durata dei finanziamenti e richiesta di garanzie.
Impatto su governance e strategie bancarie
Le linee guida EBA intervengono anche sulla governance interna degli istituti di credito. I consigli di amministrazione e il top management sono chiamati a integrare i rischi ESG nella strategia aziendale, definire responsabilità chiare nella gestione di tali rischi, adottare sistemi di controllo interno adeguati e sviluppare competenze specifiche sui fattori ESG.
Non si tratta quindi di un adempimento formale, ma di una revisione strutturale dei processi decisionali e dei modelli di rischio.
Dal rischio climatico al rischio patrimoniale
Uno degli elementi centrali delle nuove regole riguarda il rischio climatico, sia fisico sia di transizione. Eventi estremi, cambiamenti normativi, politiche di decarbonizzazione e trasformazioni tecnologiche possono incidere sul valore degli attivi finanziati e sulla capacità di rimborso dei debitori. Per le banche questo si traduce nella necessità di valutare come tali fattori possano riflettersi su perdite attese, requisiti patrimoniali e stabilità complessiva.
Un passaggio chiave per imprese e sistema economico
L’entrata in vigore delle linee guida EBA segna un passaggio rilevante anche per le imprese, soprattutto quelle più esposte ai cambiamenti regolatori e ambientali. Il rapporto banca-impresa sarà sempre più influenzato dalla capacità di dimostrare resilienza economica rispetto ai rischi ESG.
In questo contesto, i fattori ESG cessano di essere un tema separato e diventano parte integrante della valutazione economica e finanziaria, con effetti diretti sull’accesso al credito e sul costo del capitale.