Attrattività economica: la classifica IAL dei capoluoghi

di Teresa Barone

scritto il

La classifica dei Capoluoghi di Regione italiani più attrattivi stilata da Assirm in vista di Expo 2015: Trento in cima, Napoli in coda.

Analizzare il grado di attrattività della penisola in vista di EXPO 2015: questo l’obiettivo della classifica dei capoluoghi di Regione italiani sulla base del loro IAL, l’indicatore di attrattività locale, sviluppato dal Centro Studi Assirm in collaborazione con l’Università Bicocca, e finalizzato a fotografare le potenzialità economiche, umane, demografiche e sociali delle principali realtà urbane italiane.

La classifica IAL

Al primo posto figura Trento, seguita da Roma e Perugia, Milano e Bologna, mentre in fondo alla classifica troviamo Napoli immediatamente preceduta da Palermo e Bari. Una graduatoria che sfata il luogo comune secondo cui il Nord sarebbe maggiormente attrattivo rispetto al Sud, mostrando anche l’assenza di una effettiva correlazione tra il livello di attrattività e le dimensioni dei nuclei urbani. L’analisi è stata effettuata monitorando le città italiane sulla base di nove indicatori elementari oltre a un decimo riassuntivo (reddito mediano, divario ricchi/poveri, % obbligo scolastico non conseguito, % possesso diploma, età media popolazione, n. indice variazione popolazione 2006-2010, n. indice variazione famiglie 2006-2010, indice migratorio, attrazione ed eterogeneità).

È il Presidente di Assirm Umberto Ripamonti a illustrare le finalità della classifica: «Lo IAL è uno strumento che aiuta a comprendere le caratteristiche di un territorio e valutarne la sua competitività, in un momento in cui la competitività è la vera sfida con cui si devono confrontare tutti i territori”. Il progetto di Assirm, in ottica EXPO 2015, è di mappare il territorio italiano, attraverso il livello di benessere, attrattività e potenzialità di sviluppo delle sue città per individuare i comuni virtuosi che possano fungere da esempio per il resto del Paese.»

I Video di PMI

Italia fuori dall’Euro: le ragioni del sì e del no