Liberalizzazioni, il decreto è legge: cosa cambia per le farmacie

di Francesca Vinciarelli

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Il decreto liberalizzazioni riceve il via libera della camera e i farmacisti non ci stanno: proclamato uno sciopero per il 29 marzo, le motivazioni.

Il decreto liberalizzazioni è legge, dopo l’approvazione alla Camera – con 365 voti favorevoli, 61 contrari (tra cui soprattutto Lega ed Idv) e 6 astenuti – a margine della quale si ritiene «molto soddisfatto» il presidente del Consiglio, Mario Monti.

Per tacitare i dissensi in Parlamento su un decreto che dichiaratamente non aveva le coperture finanziarie su almeno cinque misure, ricordiamo che è stato posto dal Governo il voto di fiducia al testo,

«Un traguardo importante nel difficile percorso verso la crescita economica del Paese», così ha definito l’approvazione del decreto liberalizzazioni il premier.

E sulla questione della copertura finanziaria, sollevata dalla Ragioneria generale dello Stato, il Governo – per voce del ministro dei Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda – assicura di avere le risorse necessarie e che non ci saranno «effetti finanziari negativi».

Intanto, aspettando l’entrata in vigore della legge di conversione, Federfarma ha proclamato uno sciopero dei farmacisti per il prossimo 29 marzo, perché convinta che alcuni aspetti inseriti nell’art.11 del DL Liberalizzazioni rappresentino delle forzature ed evidenzino incongruenze «che stravolgono la volontà del Parlamento e che avranno un impatto negativo sul servizio farmaceutico» .

Con riferimento al parere interpretativo del Ministero della Salute, per Federfarma, «la forzatura più grave e di impatto immediato è che, secondo il Ministero, tutti i titolari di farmacia che al momento dell’entrata in vigore della legge avranno compiuto 65 anni di età dovranno nominare un farmacista direttore. Sempre secondo il Ministero, in caso di non ottemperanza la farmacia dovrà essere chiusa.

Tale interpretazione ignora le osservazioni delle Commissioni parlamentari di Camera e Senato, tendenti ad “evitare che si creino ostacoli al corretto svolgimento del servizio farmaceutico, controversie e contenziosi” e non tiene conto della lettura data dai Servizi studi di Camera e Senato sulla quale si è basato il voto dei parlamentari».

Per chi ha più di 65 anni e ha questo tipo di attività imprenditoriale significherebbe dover assumere e quindi retribuire un nuovo farmacista direttore, ma non tutti possono permetterselo, «si tratta, con ogni evidenza, di farmacie a basso reddito, gestite già oggi dal solo farmacista titolare perché non in grado di assumere nemmeno un collaboratore. È un vero e proprio esproprio ai danni di professionisti che rappresentano l’anello più debole della filiera».

Senza considerare che questa misura va «controcorrente rispetto alla tendenza generale all’aumento dell’età pensionabile per tutti i lavoratori dipendenti».

Lo sciopero però è stato bocciato dal garante degli scioperi nei servizi pubblici essenziali, Roberto Alesse, perché la chiusura delle farmacie viola l’obbligo di preavviso di dieci giorni.