Rapporto Ranstad sul Mercato del Lavoro in Italia

di Chiara Bolognini

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Tra i tratti emersi, flessibilità contrattuale da parte delle Pmi ma insufficiente esperienza dei candidati, atteggiamento inappropriato e inadeguata formazione

Nel mercato del recruitment la sfida è far incontrare domanda e offerta in modo che siano soddisfatte le esigenze tanto dei candidati quanto delle imprese. Ebbene, questo traguardo pare proprio che in Italia sia lontano.

Se da un lato i giovani lamentano la mancanza di sicurezza contrattuale, dall’altro le aziende denunciano la mancanza di personale qualificato, a causa di insufficiente esperienza, atteggiamento non consono e scarsa formazione dei dipendenti.

È quanto rivela il primo Rapporto sul mercato del lavoro in Italia, realizzato dall’Agenzia Ranstad Italia, in collaborazione con la Fondazione Marco Biagi, il Centro studi internazionali e comparati Marco Biagi dell’Università di Modena e la Scuola di Alta Formazione in Relazioni industriali e di lavoro di Adapt.

Sul modello di una precedente analisi svolta in Olanda, è stato adottato come strumento per le rilevazioni un questionario in formato elettronico con domande relative a organizzazione e strategie aziendali, politica del personale ecc.

Il format, compilato da 391 aziende, dislocate fra Nord e Sud rivela che più del 50% delle imprese intervistate è composto da un numero compreso fra 6 e 50 dipendenti, mentre il 28% fra 6 e 20 persone:in pratica tutte Pmi.

Un dato a sorpresa riguarda le tipologie contrattuali che, contrariamente a quanto percepito comunemente, vedono un precariato contenuto, al di sotto della media europea. La modalità predominate risulta essere quella a tempo indeterminato e full time, che infatti riguarda un 77% del personale delle imprese, mentre si registra soltanto un 2% di contratti di collaborazione (occasionale, a progetto o coordinata e continuativa). Fatica a decollare, invece, il part-time e viene confermata la scarsa presenza delle donne ai livelli più alti delle realtà aziendali italiane.

Per il futuro il 28% delle imprese prevede di aumentare il personale occupato nell’impresa, il 48% prevede che nel complesso il numero di occupati resterà stabile nel corso dell’anno successivo, mentre il 22% delle imprese intende aumentare il personale assunto in forma non stabile.

E, per ovviare ai problemi di reperimento di personale qualificato, il 43% delle imprese intendere avviare percorsi di formazione per il personale dipendente e aumentare gli sforzi nel recruitment (24%).