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Imprese all’estero: strumenti e incentivi 2013

di Francesca Pietroforte

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Analisi delle misure oggi operative tra quelle dal Decreto Sviluppo bis e volte ad attrarre investimenti stranieri in Italia e promuovere l’internazionalizzazione delle PMI italiane.

Ai nastri di partenza il Desk Italia, Sportello unico di attrazione investimenti esteri, istituito con il Decreto Sviluppo bis (comma 2, art. 35,  DL 179/2012) per coordinare e indirizzare gli imprenditori esteri che vogliono investire sul territorio italiano. Lo sportello unico è operativo a seguito del DPCM 31 gennaio 2013, che ne ha definito modalità organizzative e funzionali, e del DM 6 marzo 2013 per la selezione del personale incaricato.

Con sede presso il Ministero dello Sviluppo Economico – operando assieme a quello per gli Affari Esteri – svolge tre compiti:

  • fornire un’interfaccia unica pubblico-amministrativa che agisca in tempi rapidi,
  • raccordare le attività di insediamento di investitori esteri operate dall’Agenzia Invitalia (attrazione investimenti e sviluppo d’impresa),
  • raccordare le attività di promozione dell’Italia all’estero operate dalla nuova Agenzia ICE (promozione all’estero e internazionalizzazione imprese italiane).

=>Scopri le opportunità 2013 per le imprese italiane

Desk Italia convocherà e presiederà conferenze di servizi, formulando proposte di semplificazione normativa e amministrativa per l’attrazione di investimenti esteri. In ogni regione, specifici uffici vi si interfacceranno per iniziative e investimenti locali.

Incentivi

Il DL Sviluppo bis ha previsto anche aiuti per le imprese nazionali impegnate in processi di internazionalizzazione estendo i poteri della Simest Spa (Società italiana per le imprese all’estero), che avrà la possibilità di intervenire direttamente sul capitale sociale di imprese commerciali (con sede in Italia o all’estero) che si occupano della valorizzazione e commercializzazione all’estero di prodotti italiani.

=> Consulta tutti gli incentivi all’internazionalizzazione

Gli interventi di capitale sono possibili solo attraverso quote di minoranza e fino al 49% per gli investimenti all’estero propri di attività aggiuntive dell’azienda e legate ad acquisizioni di imprese, joint-venture e altre modalità in grado di assicurare le capacità produttive interne.

Accesso al credito

Per agevolare le PMI e favorire l’accesso al credito da parte delle imprese, l’art. 36 ha poi introdotto un rafforzamento del patrimonio dei confidi sottoposti alla vigilanza della Banca d’Italia, nati da fusioni dall’1 gennaio 2007 o che abbiano completato la procedura entro fine 2013.

=>Scopri i dettagli nel DL Sviluppo Bis

Per evitare che i fondi a disposizione siano soggetti a vincoli di destinazione – che possano ostacolarne l’utilizzo come garanzia per il credito alle imprese – i confidi potranno imputare al fondo consortile, al capitale sociale o a una riserva apposita, i fondi rischi e tutti i fondi rappresentati dai contributi statali, regionali e di altri enti pubblici (fatta eccezione per i fondi dell’Unione Europea, che vengono regolamentati dalla stessa Unione e gestiti dalle Regioni attraverso l’istituto del convenzionamento) già presenti all’entrata in vigore del provvedimento.  Azioni o quote corrispondenti al patrimonio quali il fondo consortile, il capitale sociale o il capitale di riserva sono azioni o quote dei confidi, e quindi non forniscono diritti patrimoniali o amministrativi.

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