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Le riforme del piano Reding per le PMI in Italia

di Francesca Vinciarelli

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Viviane Reding illustra all'UE il proprio piano per far crescere le PMI sui mercati esteri: quote rosa, legge comunitaria per l'export e arbitrato per le controversie lavorative.

Viviane Reding, il Commissario europeo per la Giustizia, in audizione davanti alle commissioni Affari Costituzionali, Giustizia e Politiche UE di Camera e Senato ha illustrato il proprio piano di riforme da mettere in campo per favorire le PMI a livello comunitario.

Si va dalle politiche per crescere sui mercati esteri, alle quote rosa, dalla legge comunitaria sugli scambi commerciali e l’export  all’arbitrato.

Crescere sui mercati esteri

L’obiettivo è l’internazionalizzazione, abbattendo «le barriere trasnfrontaliere» e creare un «mercato unico europeo» per dare alle piccole imprese «la possibilità di crescere fuori dai confini nazionali, in altri Paesi dove vi sono grandi opportunità commerciali».

Prestare attenzione alle esigenze delle PMI nel nostro Paese è un obbligo visto che generano, solo in Italia, l’81% dell’occupazione (il 66% nell’UE). Dunque soprattutto nella penisola è fondamentale «offrire la possibilità di investire all’estero» e, ha aggiunto Reding, riuscire a «sfruttare mai come in questo momento il Mec» (Mercato Europeo Comune).

Legge comunitaria su scambi commerciali

Per favorire gli scambi commerciali tra Paesi Membri è necessario varare subito una legge comunitaria, perché «non è possibile che oggi abbiamo ancora 27 diritti e quando un’azienda vuole esportare nella UE deve conoscere gli ordinamenti degli altri 26 Stati. È una perdita di costi e tempo», sottolinea Reding.

Questa situazione porta le imprese europee ad aver paura di investire all’estero: «solo 1 su 10 esporta fuori dai suoi confini nazionali. Ben il 57% dell’export al dettaglio e il 62% all’ingrosso non escono dai Paesi membri. In Italia 4 aziende su 10 incontrano ostacoli legati al diritto contrattuale e 7 su 10 si dicono pronte ad investire fuori se vi fosse una unica legge europea sulle vendite».

In aggiunta alla normativa unica europea sugli scambi ne dovrebbe essere varata una anche  nazionale. Ne godrebbero gli Stati stessi «poiché ogni volta che le vendite avvengono nei propri confini basterebbe applicare la normativa interna, mentre quella europea» servirebbe «solo per chi investe in Europa fuori da suoi confini territoriali».

Molti i vantaggi per l’Italia e per l’export nazionale derivanti dall’introduzione di una legge comunitaria comune così studiata.

Giustizia: arbitrato

In Italia «sarebbe più veloce e meno costoso introdurre un arbitro per le controversie lavorative» invece che ricorrere al giudice per giudicare chi ha ragione tra datore e dipendente.

Un arbitrato giudiziario da noi è indispensabile più che in ogni altro Paese in Europa, considerando che «ci sono circa 6,5 milioni di cause pendenti». «Non c’è bisogno di andare in tribunale per ogni piccola cosa altrimenti si originano delle controversie inutili» sottolinea il Commissario UE, dichiarando di aver «lavorato con il segretario Alfano al rafforzamento delle convenzioni arbitrali e della mediazione».

La gente deve «comprendere che per le piccole pratiche non si va in tribunale ma c’è la mediazione» che serve a individuare una risoluzione anche al di fuori delle aule giudiziarie.

E in questo l’Unione europea rimane completamente a disposizione dell’Italia per individuare delle soluzioni alternative .

In generale nel nostro Paese, secondo Reding «è necessaria una riforma della giustizia», fondamentale anche per la ripresa, perché «senza sicurezza giuridica non vi è crescita economica».

Quote rosa

Per recuperare competitività a livello globale, deve crescere la media europea di quote rosa, perché finora «è cresciuta solo del 2%», facendo registrare «un dato complessivo del 14%. Se continuiamo con questi dati negativi ci vorranno 10 mila anni prima che le donne raggiungano i vertici della politica e dell’economia» ha sottolineato il Commissario europeo.

Eccellenza in tal senso è rappresentata dalla Francia, o meglio da Parigi, dove in un solo anno le quote rosa sono passate dal 12% al 22%.

Eppure di rappresentanti validi del gentil sesso in Europa ce ne sono: «il 60% dei neolaureati sono donne e ciò significa che c’è del talento da mettere in pratica per far crescere la nostra economia».

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