Hantavirus in Italia, Circolare del Ministero: quarantena, mascherine e stop voli per contatti a rischio

di Anna Fabi

12 Maggio 2026 16:08

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Circolare del Ministero della Salute sull'Hantavirus in Italia: quarantena di 42 giorni, mascherine e stop ai voli per i contatti ad alto rischio. Sintomi, trasmissione e misure aggiornate.

Il Ministero della Salute ha inviato a Regioni, USMAF e autorità sanitarie nazionali la circolare con le linee guida per la gestione del rischio Hantavirus in Italia, con le misure di quarantena, le regole per i contatti a rischio e le regole su mascherine e test. Di seguito, tutto quel che serve sapere: quali sono i sintomi, come si trasmette, le restrizioni per voli e viaggi e per chi ha avuto contatti con casi confermati.

Hantavirus, cos’è e come si trasmette

Gli hantavirus sono virus zoonotici: infettano naturalmente i roditori — topi selvatici, arvicole, ratti — e vengono trasmessi all’uomo in modo occasionale. Non si tratta di un virus nuovo: circolano in tutto il mondo da decenni, con specie diverse associate a roditori specifici e presenti in aree geografiche distinte. In Europa la specie più diffusa è il virus Puumala, trasmesso dall’arvicola rossastra, che causa una forma renale generalmente non letale. Nelle Americhe circolano specie più pericolose, tra cui il virus Andes e il virus Sin Nombre, responsabili di polmoniti gravi con alta mortalità.

La trasmissione all’uomo avviene principalmente per inalazione di particelle virali disperse nell’aria da urina, feci e saliva di roditori infetti, o per contatto diretto con escrementi o morsi. La trasmissione da persona a persona è documentata esclusivamente per il virus Andes nelle Americhe e rimane rara: richiede contatti stretti e prolungati con un malato. Cani e gatti non sono considerati fonte di contagio per l’uomo.

Il focolaio sulla nave MV Hondius

Il 2 maggio 2026 le autorità sanitarie del Regno Unito hanno notificato all’OMS un cluster di casi gravi a bordo della nave olandese MV Hondius. Il caso indice ha sviluppato i sintomi il 6 aprile 2026; la prima diagnosi specifica di virus Andes è stata effettuata il 2 maggio su un caso correlato. All’11 maggio i casi totali sono nove — sette confermati in laboratorio e due probabili — con tre decessi e un tasso di mortalità del 33%. Tra i casi documentati, alcuni passeggeri avevano visitato il Sud America, inclusa l’Argentina, prima dell’imbarco.

La progressione clinica è stata rapida: esordio con cefalea e disturbi gastrointestinali lievi, seguito entro 24-48 ore da difficoltà respiratorie, astenia e segni di compromissione multiorgano. In diversi pazienti la malattia ha portato a sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS) con shock, richiedendo ventilazione meccanica e ricovero in terapia intensiva.

Due voli di evacuazione medica atterrati nei Paesi Bassi l’11 maggio hanno trasportato complessivamente 28 evacuati dalla MV Hondius. Il caso sospetto trasferito in Germania ha dato esito negativo al PCR e alla sierologia ed è stato declassato a “non caso”. La nave ha lasciato Capo Verde il 6 maggio ed è attraccata alle Isole Canarie il 10 maggio 2026. L’OMS valuta il rischio per la popolazione mondiale basso e continua a monitorare l’evoluzione epidemiologica.

Situazione contagi: ultimo aggiornamento

Una delle passeggere decedute aveva transitato sul volo KLM del 25 aprile da Johannesburg ad Amsterdam con scalo a Roma.

Il Ministero della Salute italiano ha attivato la sorveglianza su quattro passeggeri residenti in Italia — in Veneto, Toscana, Campania e Calabria — i cui nominativi sono stati trasmessi alle rispettive regioni il 9 maggio tramite il sistema europeo EWRS. Dei quattro passeggeri, il residente in Veneto è risultato negativo al test. Il residente in Calabria, un 25enne, ha sviluppato sintomi riconducibili all’hantavirus: i campioni sono stati trasferiti all’INMI Spallanzani per la conferma diagnostica. Le condizioni degli altri due — in Toscana e Campania — risultano buone.

All’11 maggio 2026, il focolaio attivo conta nove casi — sette confermati e due probabili — con tre decessi.

Rischio Italia, la posizione del Ministero della Salute

Il livello di allerta per l’hantavirus in Italia resta molto basso. L’8 maggio si è riunita la Rete di esperti Dispatch del Ministero della Salute, che ha confermato la valutazione ECDC. Gli esperti hanno tuttavia segnalato che il rischio di trasmissione interumana comunitaria non è del tutto trascurabile, a causa dell’eterogeneità delle misure di sanità pubblica adottate dai Paesi di rimpatrio dei passeggeri della nave. La strategia è di mantenere un approccio di massima cautela e rafforzare la sorveglianza per l’identificazione precoce di eventuali casi sospetti.

Il Ministero ha pubblicato FAQ ufficiali e una scheda malattia aggiornata. Per i casi sospetti il riferimento nazionale è il Laboratorio di Virologia dell’INMI Spallanzani, attivo h24 al numero 06551701, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità. Le Regioni sono tenute a individuare laboratori di riferimento regionali per la diagnostica del virus Andes entro una settimana dalla circolare.

Le specie di hantavirus presenti in Italia e in Europa causano forme renali (HFRS) generalmente meno gravi rispetto alla sindrome polmonare delle Americhe. Il roditore serbatoio del virus Andes (Oligoryzomys longicaudatus) non è presente in Europa, il che rende pressoché impossibile un contagio autoctono nel nostro Paese.

Restrizioni in Italia: quarantena, mascherine, sorveglianza, voli

La circolare del Ministero della Salute datata 11 maggio 2026 stabilisce un pacchetto integrato di misure rivolte a Regioni, USMAF e autorità sanitarie. I punti principali sono:

  • i contatti ad alto rischio — inclusi tutti i passeggeri e l’equipaggio della MV Hondius e chi ha avuto contatti stretti con casi confermati — sono sottoposti a quarantena fiduciaria di 42 giorni, con obbligo di stanza singola, distanza di almeno due metri dai conviventi e monitoraggio quotidiano dei sintomi da parte delle autorità sanitarie regionali;
  • i contatti ad alto rischio non possono utilizzare mezzi di trasporto pubblico né voli commerciali per il rimpatrio; negli spostamenti organizzati è obbligatorio indossare una mascherina medica resistente ai fluidi con un posto libero intorno in ogni direzione;
  • in deroga alle norme standard, se un caso probabile o confermato viene identificato su un aereo tutti i passeggeri del volo sono classificati contatti ad alto rischio, indipendentemente dalla durata del volo o dalla posizione del posto;
  • è stata avviata la costituzione di una rete nazionale di laboratori regionali di riferimento per la diagnostica del virus Andes: il testing molecolare con PCR è prioritario per i soggetti sintomatici con quadro compatibile con la sindrome cardiopolmonare; i test eseguiti in incubazione possono dare falsa negatività;
  • gli USMAF sono stati allertati per potenziare la vigilanza su viaggiatori e mezzi di trasporto, gestire i casi sospetti con DPI di livello FFP2 e raccogliere i Passenger Locator Form per garantire la tracciabilità dei contatti.

Sintomi e progressione della malattia

Il periodo di incubazione varia da una a otto settimane dall’esposizione, a seconda del tipo di virus. I sintomi iniziali comuni a tutte le forme includono febbre alta, cefalea, dolori muscolari intensi e disturbi gastrointestinali come nausea, vomito e dolore addominale. La malattia può poi evolvere in due direzioni distinte a seconda della specie virale:

  • la febbre emorragica con sindrome renale (HFRS), prevalente in Europa e Asia, comporta coinvolgimento renale ed emorragie, con un tasso di mortalità generalmente inferiore al 5%;
  • la sindrome cardiopolmonare da hantavirus (HCPS), tipica delle Americhe, colpisce i polmoni e il cuore, progredisce rapidamente verso l’insufficienza respiratoria acuta e può essere fatale nel 35-50% dei casi.

Non esiste una terapia antivirale specifica approvata né un vaccino disponibile in Europa. Il trattamento è di supporto: monitoraggio intensivo e gestione delle complicanze respiratorie, cardiache e renali. La tempestività del ricovero è determinante per la sopravvivenza nei casi gravi.

Quando contattare un medico

Il Ministero della Salute indica di rivolgersi al medico di medicina generale o al 112 in caso di febbre alta improvvisa, difficoltà respiratoria o dolori muscolari intensi associati a uno dei seguenti fattori: contatto recente con roditori o loro escrementi, soggiorno in aree rurali o boschive dove il virus è endemico, viaggio recente in Sud America, oppure contatto con un caso confermato di infezione da hantavirus. Il medico valuterà la necessità di test diagnostici specifici: ricerca di anticorpi IgM e IgG e test PCR per l’RNA virale. Non esiste una profilassi post-esposizione approvata: l’intervento clinico precoce è la misura più efficace per gestire una possibile progressione della malattia.

I lavoratori più esposti al rischio hantavirus

Alcune categorie professionali sono strutturalmente esposte al contatto con roditori e loro escrementi e rientrano nell’ambito della valutazione del rischio biologico prevista dal D.Lgs. 81/2008. Le categorie con profilo di rischio più elevato sono:

  • i lavoratori agricoli e forestali, in particolare chi opera in ambienti naturali con presenza di roditori selvatici come arvicole e topi campagnoli;
  • il personale addetto alla pulizia e alla bonifica di cantine, soffitte, magazzini e edifici abbandonati, dove gli escrementi di roditori possono accumularsi per lungo tempo;
  • i lavoratori edili impegnati in demolizioni o ristrutturazioni di edifici a lungo disabitati, in cui superfici contaminate vengono rimesse in circolo durante i lavori;
  • il personale di pest control, esposto per natura professionale a superfici e ambienti contaminati da roditori.

Per i datori di lavoro di questi settori il Decreto 81/2008 impone di includere nel DVR la valutazione del rischio biologico da hantavirus, di fornire DPI adeguati — guanti, mascherina FFP2 o FFP3, occhiali protettivi per le operazioni più esposte — e di formare i lavoratori sulle misure di prevenzione specifiche. La sorveglianza sanitaria da parte del medico competente è raccomandata per le categorie più esposte.

Viaggi e precauzioni per lavoratori e imprese

Il virus Andes è endemico in alcune aree del Sud America, in particolare in Argentina (Patagonia), Cile, Uruguay, Bolivia, Paraguay e Brasile meridionale. Il rischio è legato principalmente all’esposizione a roditori in ambienti rurali, campeggi, rifugi di montagna e abitazioni non frequentate. Le precauzioni raccomandate da OMS e Ministero della Salute per chi si reca in queste aree includono:

  • evitare qualsiasi contatto diretto con roditori, loro escrementi o nidi durante i soggiorni in zone rurali o boschive;
  • sigillare aperture nei luoghi di alloggio che potrebbero consentire l’ingresso di roditori;
  • non spazzare a secco superfici potenzialmente contaminate, ma inumidirle prima della pulizia per evitare la dispersione di particelle virali nell’aria;
  • utilizzare guanti e mascherina durante qualsiasi operazione di pulizia in ambienti che potrebbero ospitare roditori;
  • conservare gli alimenti in contenitori ermetici e smaltire i rifiuti in modo da non attirare roditori nelle aree di pernottamento.

Per le imprese con lavoratori in trasferta nelle aree endemiche, è opportuno integrare le informazioni sul rischio hantavirus nelle procedure di sicurezza per le trasferte internazionali e verificare che il medico competente aggiorni la valutazione dei rischi per le attività svolte all’estero.