L’Hantavirus in Italia torna sotto osservazione dopo le indicazioni diffuse dal Ministero della Salute sul focolaio collegato al virus Andes. In assenza di vaccino autorizzato su larga scala, la protezione dal contagio richiede diagnosi mirata, sorveglianza dei contatti a rischio e prevenzione negli ambienti esposti a roditori. Il test va invece valutato soprattutto in presenza di sintomi compatibili, mentre la ricerca su un possibile vaccino mRNA procede ancora in laboratorio.
Test Hantavirus con PCR e sierologia
La diagnosi di infezione da Hantavirus si basa su due strumenti principali: il test molecolare PCR, utile per rilevare la viremia nelle fasi iniziali della malattia sintomatica e il test sierologico IgM, che tende a diventare positivo dopo la comparsa dei sintomi. La circolare ministeriale richiama anche il rischio di risultati falsamente rassicuranti quando il test viene eseguito durante il periodo di incubazione.
| Esame | Quando viene usato | Limite principale |
|---|---|---|
| PCR | Nelle fasi iniziali della malattia sintomatica, soprattutto con sospetta sindrome cardiopolmonare da Hantavirus | poco utile fuori senza viremia rilevabile |
| Sierologia IgM | Dopo l’esordio dei sintomi, quando la risposta anticorpale diventa rilevabile | incompleto nelle prime fasi |
| Screening asintomatici | Valutato dalle autorità sanitarie in casi selezionati | senza sintomi è meno sicuro della sorveglianza sanitaria |
Quando il test Hantavirus è prioritario?
La priorità per il test Hantavirus riguarda i soggetti sintomatici, in particolare chi presenta un quadro compatibile con la sindrome cardiopolmonare da Hantavirus Andes. Febbre, dolori muscolari, cefalea, disturbi gastrointestinali e sintomi respiratori dopo una possibile esposizione richiedono una valutazione medica, soprattutto in presenza di contatti con roditori, materiali contaminati o persone coinvolte nel focolaio.
Per i contatti asintomatici sottoposti a monitoraggio sanitario, le indicazioni disponibili privilegiano sorveglianza, isolamento quando previsto e segnalazione tempestiva dei sintomi. Il test molecolare eseguito troppo presto può dare esito negativo anche in presenza di esposizione, motivo per cui la finestra temporale e la valutazione clinica incidono sulla scelta diagnostica.
Vaccino Hantavirus in fase preclinica
Sul fronte del vaccino contro l’Hantavirus, il quadro resta distante dall’uso clinico su larga scala. In Europa, Stati Uniti e America Latina manca un vaccino autorizzato contro l’infezione da virus Andes. In Corea del Sud esiste Hantavax, un vaccino inattivato di vecchia generazione, legato però a ceppi asiatici e a una protezione giudicata limitata rispetto agli standard più recenti.
La novità più osservata riguarda il progetto di vaccino mRNA Hantavirus sviluppato da Moderna con il Vaccine Innovation Center della Korea University. La collaborazione è partita prima del focolaio sulla MV Hondius e si trova ancora nella fase preclinica: la sperimentazione sull’uomo deve quindi essere avviata prima di qualsiasi possibile autorizzazione.
La strada per arrivare al vaccino è assolutamente percorribile. Il presidente di Farmindustria, Marcello Cattani, ha ricondotto la ricerca vaccinale alla capacità tecnologica maturata negli ultimi anni, segnalando però che l’attuale focolaio viene trattato dalle autorità sanitarie come un evento circoscritto e gestibile attraverso tracciamento, quarantena dei contatti ad alto rischio e monitoraggio clinico.
Prevenzione Hantavirus: le 5 regole d’oro
La prevenzione dell’Hantavirus passa soprattutto dalla riduzione dell’esposizione a roditori infetti e ai materiali contaminati. Il contagio avviene in genere inalando particelle provenienti da urine, feci o saliva di roditori, oppure attraverso il contatto con superfici contaminate. Le attività di pulizia in cantine, soffitte, magazzini, capanni, garage e locali rimasti chiusi a lungo richiedono cautela.
Le misure raccomandate per ridurre il rischio di infezione sono semplici e riguardano soprattutto ambienti domestici, rurali e professionali dove possono essere presenti roditori:
- arieggiare cantine, soffitte, magazzini e locali chiusi prima delle attività di pulizia;
- inumidire superfici e materiali potenzialmente contaminati prima della rimozione;
- sigillare fessure, proteggere gli alimenti e rimuovere rifiuti che possono attirare roditori;
- lavare spesso le mani dopo la pulizia e dopo il contatto con superfici esposte;
- usare guanti e mascherina quando si opera in ambienti con tracce di roditori.
Lavoratori esposti e rischio biologico
gricoltori, addetti forestali, operatori di pulizia e bonifica, personale di magazzino, imprese edili impegnate in immobili disabitati e servizi di pest control possono incontrare un rischio più alto di esposizione. Per i datori di lavoro, il riferimento da seguire per le misure di prevenzione è il DLgs. 81/2008, con la valutazione del rischio biologico, la formazione, i DPI adeguati e le procedure di pulizia coerenti con l’ambiente in cui si interviene.
Rischio per la popolazione europea
Secondo l’ECDC, il rischio per la popolazione generale in Europa è molto basso. Il virus Andes può trasmettersi tra persone, a differenza della maggior parte degli Hantavirus, ma questa trasmissione richiede contatti stretti e prolungati. L’OMS valuta basso anche il rischio globale per la popolazione generale, mentre considera più elevata l’attenzione sui passeggeri, sull’equipaggio e sui contatti collegati al focolaio della MV Hondius.
La sorveglianza sanitaria resta quindi concentrata sui contatti ad alto rischio e sui soggetti con sintomi compatibili dopo una possibile esposizione. Per la popolazione generale, la misura più efficace è evitare il contatto con roditori e materiali contaminati, senza ricorrere a test autonomi fuori dalle indicazioni mediche o delle autorità sanitarie.