Aiuti anti Covid alle PMI: erogati solo la metà

di Redazione PMI.it

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La CGIA quantifica gli aiuti indirizzati alle MPMI e alle Partite IVA, calcolando la quota di ristori diretti finora sbloccata: numeri in chiaroscuro.

Dei 64,7 miliardi di euro di contributi diretti alle imprese, messi a disposizione dal Governo per fronteggiare l’emergenza Covid, l’Ufficio Studi della CGIA stima che circa la metà non sia ancora stato accreditato, poiché le risorse sono bloccate dai mancati decreti attuativi riferiti ad altrettante misure contenute nella Legge di Bilancio 2021.

L’analisi ha riguardato le misure previste dai Decreti Covid 18/2020, 23/2020, 104/2020, 137/2020; dalla Legge di Bilancio 2021 (Legge 178/2020) e dal primo DL Sostegni (41/2021).

Di questo plafond complessivo, solo 22,8 miliardi confluisce in ristori a fondo perduto (pari al 35,2% del totale), un magro aiuto se rapportato ai 350 miliardi di euro di fatturato bruciato nel 2020, coprendo solo il 18,5% dei mancati incassi. Un problema soprattutto per micro imprese e lavoratori autonomi, che guardano al prossimo decreto Sostegni bis con particolare attenzione.

La CGIA analizza gli aiuti in questione: dei 35,5 miliardi di euro fino ad ora previsti per il 2021, 6,5 mld sono destinati alla decontribuzione INPS sulle nuove assunzioni e altri 6,3 mld ai crediti di imposta per gli investimenti.

Aggiungendo i 2,5 mld di sgravio INPS per le Partite IVA che l’anno scorso hanno perso oltre un terzo di fatturato, questi 15,3 miliardi di euro (pari al 43% del totale degli aiuti riferiti al 2021), non sembra possano rispondere alle reali difficoltà di piccole imprese e autonomi, i più colpiti dalla crisi. Su tutto, grava il ritardo dei decreti attuativi per l’anno bianco 2021.

Nel privato, il 98% delle imprese italiane ha meno di 20 dipendenti dando lavoro al 54,6% degli occupati e producendo il 37% del valore aggiunto nazionale. Dinanzi a questi numeri è facile comprendere la drammaticità della situazione.

 

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