Taglio IVA per la ripartenza: ipotesi in campo

di Redazione PMI.it

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Il Governo apre cautamente al taglio IVA, tra le ipotesi riduzione aliquote temporanea o selettiva: prudenza da Banca d'Italia, il nodo costi.

Come è facile intuire, l’ipotesi piace al mondo delle imprese, soprattutto ai commercianti, mentre lascia perplessi gli economisti: il taglio IVA è uno dei temi emersi prepotentemente dagli Stati Generali del Governo a Villa Pamphili e lo stesso premier, Giuseppe Conte, ha dichiarato che la settimana in corso è fondamentale in questo senso.

Fra le reazioni, si registrano la presa di distanza della Banca d’Italia (favorevole piuttosto ad una generale revisione del fisco) e la prudenza del ministero dell’Economia. Il dibattito politico resta comunque acceso, e fra quelli considerati spicca al momento il modello tedesco, con un taglio IVA a tempo limitato alla seconda parte del 2020. La premessa fondamentale, tuttavia, è che per ora si tratta solo di ipotesi e non di proposte concrete di rimodulazione IVA.

Ipotesi taglio IVA

In un’ottica di ripartenza economica nella fase post-Covid, la Germania ha deciso di ridurre le aliquote IVA rispettivamente di tre e due punti (dal 19 al 16% quella principale, dal 7 al 5% quella agevolata), dal primo luglio al 31 dicembre. Il “vantaggio” di percorrere una strada analoga risiederebbe nella possibilità di utilizzare, a copertura dei costi, i fondi europei.

Un’altra ipotesi, citata dalla viceministra dell’economia, Laura Castelli, è quella di un taglio mirato, ovvero concentrato su settori particolarmente colpiti dalla crisi, come il turismo.

In realtà, il Governo nel suo complesso sembra prudente su questo punto. Conte non ha escluso l’intervento sull’IVA, anzi ha dichiarato che è in agenda nel dibattito di questa settimana (che serve a mettere a punto il Piano di Rilancio definitivo), ma ha anche sottolineato che non c’è nulla di deciso e che si tratterebbe, eventualmente, di un intervento complesso, in particolare sul fronte dei costi.

Il Governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, non prende una posizione specifica sull’IVA ma, nel suo discorso, pone l’accento sull’esigenza di una riforma fiscale complessiva, e non imposta per imposta, che abbia piuttosto una visione complessiva.

Sul fronte delle imprese, la presa di posizione maggiormente favorevole arriva da Confcommercio, il cui presidente Carlo Sangalli definisce il taglio «un segnale importante di fiducia che abbiamo sempre auspicato». Ma avverte: «che non sia però una misura eccessivamente provvisoria. Consumatori e imprese hanno bisogno di certezze per programmare e realizzare scelte di acquisto e di investimento indispensabili per rilanciare l’economia».

L’IVA, lo ricordiamo, è attualmente al 22% con due aliquote ridotte al 10% e al 4%. Un passo avanti rispetto alla situazione degli anni scorsi è già stato fatto con il decreto Rilancio, che ha abolito le clausole di salvaguardia storicamente inserita nella Legge di Stabilità, in base alle quali – in mancanza del raggiungimento degli obiettivi di bilancio – si rischiava l’aumenta delle aliquote dal prossimo mese di gennaio.

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