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Come cambia il lavoro di prossimità nella fase 2

di Redazione PMI.it

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Panoramica delle professioni di prossimità in Italia: ecco cosa cambierà nella Fase 2 per i lavoratori a contatto con il pubblico.

Tra operatori sanitari, parrucchieri ed estetiste,commessi e camerieri, i lavoratori di prossimità attivi in Italia sono 6 milioni e 145mila. Il contatto diretto con il pubblico è inevitabile in molte professioni, in pratica per il 26,5% dell’occupazione nazionale.  Inevitabile pertanto modificare il modus operandi con l’arrivo della fase 2 dell’emergenza Coronavirus e con e il progressivo allentamento del lockdown dopo il 4 maggio.

La Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, nell’indagineCome cambieranno le professioni di prossimità”, scatta una fotografia dettagliata riportando la classifica dei lavoratori maggiormente esposti al contagio, per i quali sarà necessario attivare maggiori tutele per la Fase 2.

  • Secondo l’analisi, commercianti e addetti alle vendite rappresentano il 28% del totale, seguiti dagli esercenti e dagli addetti alle attività di ristorazione che corrispondono al 18%. Se i primi si stanno già adattando alle nuove regole di sicurezza, i secondi saranno chiamati ad attuare una totale riorganizzazione della modalità di lavoro, partendo dagli spazi fino ai turni.
  • Per quanto riguarda le professioni sanitarie, gli addetti corrispondono al 15,9% tra tecnici (radiologi, fisioterapisti, etc) e figure qualificate nei servizi sanitari e assistenziali (infermieri, operatori sanitari e così via), mentre i medici sono il 4,9%: per tutti sarà previsto un rafforzamento dell’orientamento alla sicurezza e soprattutto alla prevenzione.
  • Le professioni qualificate nei servizi personali, come parrucchieri e barbieri, estetisti, massaggiatori, logopedisti (12,6%), vivranno una riorganizzazione a tutto tondo che prevede l’organizzazione degli spazi, la gestione degli appuntamenti, il contingentamento delle entrate, una maggiore attenzione per l’igiene e cura dei locali e degli strumenti di lavoro.
  • Anche per le operatrici che svolgono servizi di pulizia a domicilio (7,3%), saranno coinvolte nella ripresa con il rispetto di quelle norme minime di sicurezza che contraddistinguono ogni rapporto sociale, anche all’interno delle famiglie.

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Qui di seguito una panoramica dettagliata.

All’uso di mascherine e guanti, obbligatori per tutti, si aggiungeranno anche dispositivi specifici di protezione per riorganizzare le attività in modo da garantire il distanziamento sociale. Bisognerà fare i conti con una revisione dell’organizzazione dei luoghi di lavoro, assicurare il contingentamento degli accessi, fornire protezioni individuali e garantire una maggiore attenzione all’igiene e alla cura dei locali – afferma il Presidente della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, Rosario De Luca.

Si tratterà di un cambio epocale, di cui peraltro non si conosce la durata. E ciò renderà particolarmente difficile l’adattamento ai nuovi modelli organizzativi delle aziende più piccole.

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