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Fase 2: regole per riapertura imprese e uffici

di Redazione PMI.it

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Vertici del Governo con task force, sindacati e Regioni sul piano per la fase 2: anticipazioni di Colao, indicazioni di Conte, linee guida INAIL per i luoghi di lavoro, riorganizzazione di spazi e orari, misure di prevenzione.

Si conferma la linea di Governo anticipata alle Camere dal Premier sulla fase 2 dell’emergenza Coronavirus dal 4 maggio: riaperture di attività produttive e commerciali progressive (con qualche debutto a fine aprile), omogenee su base nazionale e nel rispetto dei protocolli di sicurezza contenuti nell’accordo del 14 marzo, con un parallelo controllo della curva del contagio «in modo da intervenire, anche successivamente, laddove si rinnalzi oltre una certa soglia» come precisato da Giuseppe Conte.

Uno dei punti centrali dell’atteso programma, messo a punto con l’aiuto delle task force formate dal Governo (gli esperti socio-economici, medico-scientifici e tecnici), è proprio il set di nuove regole per la riapertura di imprese, uffici, negozi. Per definirle entro la settimana, in poche ore si sono succeduti una una serie di vertici (con il numero uno della task force di esperti economico sociali, Vittorio Colao, il capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli, e il commissario all’emergenza Domenico Arcuri, con i sindacati) e poi cabina di regia Governo Regioni.

Fase 2: linee guida INAIL anti-contagio

Colao ha illustrato al Governo i punti fondamentali del lavoro dei suoi esperti. Fra le anticipazioni: la possibilità di riaprire il 27 aprile per alcune attività (in grado di rispettare le regole anti-contagio), poi fase 2 per tutti dal 4 maggio. In settimana si conoscerà ufficialmente il piano.  Nel frattempo ci sono delle linee guida, contenute in uno specifico Documento tecnico dell’INAIL sulla possibile rimodulazione delle misure di contenimento del contagio da SARS-CoV-2 nei luoghi di lavoro e strategie di prevenzione. Si tratta di un report che rappresenta una delle basi del lavoro per task force e Governo sul piano per la fase 2. Contiene una classificazione delle attività produttive e commerciali in base al rischio contagio e una serie di regole per la riorganizzazione e la prevenzione.

Non mancano esempi pratici da seguire. ci sono molte aziende che in realtà continuano a lavorare durante il lockdown e che hanno messo in pratica le regole di sicurezza (spesso prevedendo ulteriori misure rispetto a quello previste dai sopra citati accordi).

=> Sicurezza sul lavoro e Coronavirus: i requisiti per restare aperti

Le diverse attività lavorative vengono classificate secondo tre variabili:

  • esposizione: la probabilità di venire in contatto con fonti di contagio nello svolgimento delle specifiche attività lavorative (es. settore sanitario, gestione dei rifiuti speciali, laboratori di ricerca, ecc.);
  • prossimità: caratteristiche di svolgimento del lavoro che non permettono un sufficiente distanziamento sociale (es. specifici compiti in catene di montaggio) per parte del tempo di lavoro o per la quasi totalità;
  • aggregazione: la tipologia di lavoro che prevede il contatto con altri soggetti oltre ai lavoratori dell’azienda (es. ristorazione, commercio al dettaglio, spettacolo, alberghiero, istruzione).

Vengono poi valutati diversi gradi di rischio legati al territorio in cui si trovano le aziende e l’impatto che l’attivazione di determinate attività può avere sulla popolazione, in termini di mobilità e aggregazione. Ai tre profili sopra esposti vengono attribuiti specifici punteggi, in base ai quali è predisposta la seguente tabella.

Misure organizzative

In sintesi, rimodulazione di spazi e postazioni di lavoro, dell’orario e dell’articolazione in turni, dei processi produttivi.

  • Smart working: si è rivelato efficace per garantire la continuità produttiva, ed è quindi da privilegiare quando è possibile. L’utilizzo di forme di lavoro a distanza necessita di rafforzare il supporto per la prevenzione dei rischi connessi a questa tipologia di lavoro: assistenza nell’uso di apparecchiature, software e strumenti di videoconferenza, incoraggiamento a fare pause regolari, attenzione del management alla necessità di garantire il supporto ai lavoratori che si sentono in isolamento e a quelli che contestualmente hanno necessità di accudire i figli.
  • Spazi di lavoro: innanzitutto, il distanziamento sociale. Ci sono consigli specifici, ad esempio organizzare spazi per lavoratori che non necessitano di particolari strumenti o attrezzature e che possono lavorare da soli (uffici inutilizzati, sale riunioni). Soluzioni innovative per gli ambienti in cui invece lavorano più persone: distanziamento postazioni di lavoro, barriere separatorie (pannelli in plexiglass, mobilio).
  • Spazi comuni: mense, macchinetta del caffè, spogliatoi. Ventilazione continua. Turnazione nella fruizione, in modo che non ci sia mai più di un determinato numero di persone all’interno, tempo ridotto di permanenza, e naturalmente adeguato distanziamento.
  • Orari: scaglionamento con turni diversi di entrata e uscita. Dove è possibile, prevedere una porta di entrata ed una di uscita dedicate (e in generale, evitare assembramenti all’entrata e all’uscita). Attenzione anche agli spostamenti casa – lavoro, con piani di mobilità aziendale (misure specifiche per disciplinare l’uso dei mezzi pubblici che evitino le ore di punta, incentivi a forme di trasporto differenti, anche con il mezzo privato).
  • Trasporti: sui mezzi pubblici, distanziamento di almeno un metro, mascherine e protezioni individuali. Sugli aerei, misure particolari con barriere protettive fra i posti a sedere.
  • Spostamenti in azienda e trasferte: limitare al massimo tutti gli spostamenti all’interno di imprese e uffici. Limitare al massimo le trasferte.
  • Riunioni: solo in videoconferenza o altre forme di collegamento a distanza. Quando si ritiene necessaria la presenza fisica, distanziamento, protezioni individuali, ridurre al minimo il numero di partecipanti.
  • Fornitori esterni: secondo modalità, percorsi e tempistiche ben definite dall’azienda. Fondamentale il distanziamento sociale per le attività di carico e scarico.

Prevenzione e protezione

Tecnicamente, viene rilevata «la necessità di adottare una serie di azioni che vanno ad integrare il documento di valutazione dei rischi (DVR)». Si segnala l’opportunità di coinvolgere tutte le figure della prevenzione aziendale (medico competente, responsabili sicurezza sul lavoro) per monitorare l’attuazione delle suddette misure, rilevando che come la partecipazione consapevole ed attiva dei lavoratori possa portare a risultati efficaci con importanti ripercussioni positive anche all’esterno del setting lavorativo.

Incisiva ed efficace attività di informazione e formazione, con particolare riferimento al complesso delle misure adottate cui il personale deve attenersi. E’ importante usare la comunicazione per evitare, ad esempio, forme di stigmatizzazione nei confronti di lavoratori che provengono da aree a pregresso maggior rischio, e per favorire l’accesso a fonti istituzionali per le informazioni, evitando così il moltiplicarsi di fake news.

L’azienda mette a disposizione idonei mezzi detergenti per una raccomandata frequente pulizia delle mani e diffonde adeguatamente le informazioni sui comportamenti igienici da seguire (attraverso poster, locandine, brochure).

Sanificazione degli ambienti, delle postazioni di lavoro e delle aree comuni alla riapertura e poi periodicamente. Pulizia giornaliera dei locali, degli ambienti, delle postazioni di lavoro e delle aree comuni.

Mascherine in tutti gli spazi comuni. La valutazione dei rischi nelle singole realtà aziendali è lo strumento adeguato per la determinazione di altri dispositivi di protezione individuale (DPI) specifici. Nomina di un medico competente ad hoc per il periodo emergenziale o soluzioni alternative, anche con il coinvolgimento delle strutture territoriali pubbliche che, come per altre attività, possano effettuare le visite, magari anche a richiesta del lavoratore. Il medico competente si occupa anche del rientro progressivo dei pazienti Covid.

Misure per la prevenzione da focolai epidemici

Controllo della temperatura corporea sui lavoratori, prima dell’accesso al luogo di lavoro (non si può entrare con 37,5 di febbre). L’azienda collabora con le autorità sanitarie per l’eventuale tracciamento di persone che sono state a contatto con pazienti Covid. Nelle aree più colpite possono essere considerate, alla ripresa, misure aggiuntive specifiche come l’esecuzione del tampone per tutti i lavoratori, soprattutto per quei cicli produttivi dove l’indice di prossimità è più alto.

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