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Export Made in Italy, trend di fine anno

di Barbara Weisz

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Export trainante per l'economia italiana, incertezze macro frenano la crescita immediata ma non nel biennio successivo: rilevazioni e stime per settore e paese.

L’export italiano ha sostanzialmente confermato le stime 2019, pur con un lieve rallentamento, il quadro internazionale (in primis, i dazi dell’amministrazione Usa), determineranno un ulteriore frenata nel 2020, poi dal 2021 si prevede una ripresa.

Basata sulle aspettative di un miglioramento del quadro macro internazionale. Sono le principali evidenze che emergono dal rapporto Export Update 2019-2022, che individua, anche per ogni singoli settore, quali sono i mercati sui quali le imprese dovrebbe puntare.

Qualche esempio: per i macchinari, oltre alle destinazioni dell’est asiatico, Cina e India, e oltre agli altri principali mercati già presidiati (Spagna, Usa, Russia), si prevedono opportunità in diversi paesi africani, la moda guarda al Giappone, i metalli a Brasile e Marocco.

Innanzitutto, i numeri macro: il 2019 si conclude con un export in crescita del 3,2%, quindi con un leggero ribasso rispetto al 3,4% stimato. La ragione fondamentale: un rallentamento di macchinari e mezzi di trasporto, controbilanciato però dalle vendite di alimentari e prodotti farmaceutici.

Il dato è relativamente in linea con le cifre Istat, che ha appena comunicato le stime relative a ottobre 2019 (export +3,1%).

Secondo Sace – Simest, l’export continuerà a registrare numeri positivi nel 2020, ma con una crescita limitata al 2,8%. Qui, la ragione principale è il quadro internazionale, e soprattutto i dazi di Trump.

Ipotizzando un progressivo miglioramento del contesto macroeconomico globale, invece, la crescita del biennio 2021-2022 si prevede al 3,7% annuo.

Tra i Paesi più promettenti diverse economiche asiatiche, ovvero Cina, Giappone, India, Malesia e Vietnam. In Nord Africa, focus sul Marocco, in America Latina, nuove occasioni in Perù, in Medio Oriente, occorrerà intercettare la domanda proveniente dal Qatar, tra i Paesi dell’area CSI, l’Ucraina, mentre in Europa dell’Est emergono Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria. Ecco una panoramica settore per settore:

  • Meccanica strumentale (+4,2% nel 2020 e +4,4%, in media, nel biennio 2021-22): performance positive in Cina, India, Spagna, Stati Uniti e Russia, e in alcuni paesi di Africa Subsahariana, Asia e America Latina. In particolare, domanda di macchinari industriali e agricoli in Angola, macchinari per la trasformazione alimentare e macchinari impiegati nei comparti minerario e dell’oil&gas in Ghana e Kenya, sollevamento e movimentazione nelle Filippine, apparecchi per conciario-calzaturiero, tessile-abbigliamento, lavorazione di gomma e plastica, legno e mobili in Vietnam, macchinari per tessile e alimentare in Perù.
  • Chimica (+1,8% nel 2020 e +3,6% in media nel biennio 2021-22): farmaceutica anche biotech in Cina, chimica, farmaceutica e cosmetica in India.
  • Metalli (+2% nel 2020 e + 3,9% nei due anni successivi): ferro e acciaio in Brasile, prospettive positive in Marocco.
  • Tessile e abbigliamento (+2,9% per il prossimo anno e +3,3%, in media nel biennio successivo): alta gamma, abbiglgiamento sportivo, cachemere in Corea Del Sud, calzature in Giappone e Qatar.
  • Legno e arredamento (2,9% nel 2020 e +3,6% medio nei due anni seguenti): Stati Uniti e Indonesia.
  • Food (alimentare +2,2% nel 2020 e +3,9% nel biennio successivo, prodotti agricoli +0,5% nel 2020 e +2,9% in media). Francia (soprattutto alimentai sani e biologici, piatti pronti o congelati), vino in Giappone, agro-aliementare e birra in Russia, punto interrogativo sugli Usa che restano un grande importatori di prodotti italiani ma su cui ci sono le incertezze legati ai dazi.

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