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Elezioni in Italia: Facebook indagato

di Noemi Ricci

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il Garante Privacy italiano chiede di allargare l’indagine su Facebook per ottenere dati su altre società specializzate in marketing politico: migliaia i profili italiani violati, esito del voto potenzialmente falsato.

Facebook sotto la lente del Garante Privacy per possibili manipolazioni delle informazioni personali per finalità politiche. A lanciare l’allarme per il nuovo caso Facebook-Cambridge Analytica con riferimento alle elezioni italiane è il presidente dell’authority, Antonello Soro, secondo il quale sul social network sono stati utilizzati dei dati per propaganda elettorale e per questo è necessario allargare l’indagine:

Gli utenti spiati potrebbero essere più dei 214mila già scoperti. Certamente il fine primario è economico, anche perché la profilazione utenti consente un’attività mirata che genera ricchezza. Ma questo non esclude il passo successivo: i consigli di voto.

In sostanza su Facebook sarebbero stati creati alcuni falsi profili per influenzare il voto, utilizzando temi come l’immigrazione, a danno di alcuni partiti. E mentre sono sono ancora in corso accertamenti per stabilire se Facebook ha raccolto illecitamente dati grazie alle rubriche telefoniche di chi non è iscritto al social ma ha scaricato l’applicazione WhatsApp, il Garante italiano ha in programma di incontrare il prossimo 24 aprile Stephen Deadman, Deputy Chief Global Privacy Officer di Facebook:

Chiederò la consegna di tutte le informazioni riguardanti l’attività di Facebook per capire se ci sono altre società che hanno operato su utenti europei ma soprattutto italiani.

Task force Facebook

Le autorità di protezione dati che collaborano nell’ambito della “Task Force di Facebook” hanno già raccolto importanti informazioni sul livello di conformità dei trattamenti svolti, da parte di questa società, alle norme europee in materia di protezione dati e tali informazioni possono essere ulteriormente utilizzate, anche per chiarire il caso in esame.

La questione è stata quindi posta al centro della discussione della due giorni di riunione a Bruxelles del Gruppo ex articolo 29 che raccoglie i Garanti europei, i quali valuteranno la proposta dell’Autorità italiana di estendere il mandato della task force e la possibilità di utilizzare strumenti offerti dal GDPR per questo fine:

Dobbiamo allargare l’indagine, Facebook deve fornirci tutti i dati sulle altre società specializzate in marketing politici con cui aveva stretto accordi. In pochi anni Facebook ha aumentato in maniera esponenziale il numero degli sviluppatori di applicazioni e questo ci fa ritenere che altri possano aver attinto informazioni.

La risposta di Zuckerberg

In merito il CEO di Facebook, Mark Zuckerberg, ha fatto autocritica di fronte al Congresso USA, dichiarando:

Facebook è una compagnia ottimista e idealista. Per gran parte della nostra esistenza, ci siamo concentrati sul bene che si può portare connettendo le persone (…). Ma ora è chiaro che non abbiamo fatto abbastanza per impedire che questi strumenti venissero usati anche per fare danni. Ciò vale per fake news, per le interferenze straniere nelle elezioni e i discorsi di incitamento all’odio, così come per la privacy.

Non avevamo una visione abbastanza ampia della nostra responsabilità, e questo è stato un grosso errore. È stato un mio errore, e mi dispiace. Ho creato Facebook, lo gestisco e sono responsabile di ciò che vi accade.