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Meta perde davanti alla Corte UE: spetta un compenso agli editori online

di Teresa Barone

14 Maggio 2026 11:03

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La Corte UE respinge il ricorso di Meta e conferma l’equa remunerazione agli editori per l’uso online dei contenuti giornalistici.

La Corte di Giustizia UE dà forza al modello italiano sull’equo compenso agli editori e respinge le contestazioni di Meta (che possiede Facebook e Instagram) contro il ruolo dell’AGCOM. La sentenza nella causa C-797/23 conferma che le piattaforme online possono essere chiamate a negoziare una remunerazione per l’uso delle pubblicazioni giornalistiche, a condizione che il pagamento sia collegato all’autorizzazione concessa dagli editori e all’utilizzo effettivo dei contenuti.

La Corte UE conferma il diritto degli editori

Il caso nasce dal ricorso di Meta Platforms Ireland contro il sistema italiano che attua l’articolo 15 della Direttiva Copyright, recepito nella disciplina nazionale sul diritto connesso degli editori. La società contestava la compatibilità del modello italiano con il diritto dell’Unione e con la libertà d’impresa, in particolare rispetto ai poteri attribuiti ad AGCOM nella determinazione dell’equa remunerazione.

La Corte UE ha invece stabilito che gli Stati membri possono riconoscere agli editori di giornali un diritto a una equa remunerazione quando concedono ai prestatori di servizi online l’autorizzazione a utilizzare le loro pubblicazioni. Il compenso, quindi, viene ammesso come corrispettivo economico dell’autorizzazione all’uso online degli articoli, delle anteprime e degli altri contenuti editoriali protetti.

Autorizzazione e uso delle pubblicazioni

La decisione fissa anche un limite rilevante: il pagamento nasce dal rapporto tra autorizzazione dell’editore e utilizzo online della pubblicazione giornalistica. Gli editori mantengono il diritto di autorizzare, rifiutare o concedere anche gratuitamente l’uso dei propri contenuti, mentre il compenso è legato alla riproduzione o alla messa a disposizione delle pubblicazioni da parte della piattaforma.

Questo equilibrio consente di distinguere il diritto connesso degli editori da un prelievo automatico sulle piattaforme digitali. La remunerazione è agganciata all’uso dei contenuti giornalistici e alla licenza concessa, secondo la logica della Direttiva Copyright sul mercato unico digitale.

Il ruolo di AGCOM nella trattativa

La sentenza conferma anche la legittimità del ruolo assegnato ad AGCOM dal modello italiano. L’Autorità può fissare criteri di riferimento, intervenire in caso di mancato accordo tra editori e piattaforme, vigilare sull’obbligo informativo e applicare sanzioni quando i dati necessari alla quantificazione del compenso non vengono messi a disposizione.

Nel regolamento AGCOM sull’equo compenso agli editori, la remunerazione viene costruita sulla base dei ricavi pubblicitari generati dall’utilizzo online delle pubblicazioni, con criteri che tengono conto anche di consultazioni, audience, giornalisti impiegati, investimenti tecnologici e qualità dell’informazione.

Piattaforme tenute a trattare e fornire dati

Per la Corte UE, gli obblighi imposti alle piattaforme digitali sono compatibili con il diritto dell’Unione perché servono a rendere effettiva la tutela degli editori. I prestatori di servizi online devono avviare trattative, mantenere la visibilità dei contenuti durante il negoziato e fornire le informazioni necessarie per calcolare una remunerazione equa.

Solo le piattaforme conoscono ricavi, utilizzi e valore economico generato dai contenuti editoriali all’interno dei propri servizi. Senza queste informazioni, la trattativa tra editori e grandi operatori digitali rischia di restare sbilanciata a favore di chi controlla distribuzione, traffico e monetizzazione.

Editori vs. piattaforme online sui contenuti AI

La pronuncia su Meta arriva mentre il rapporto tra editori, piattaforme e contenuti giornalistici si sta allargando anche all’intelligenza artificiale. Gli AI Overviews di Google e i sistemi generativi riaprono il tema del valore economico delle notizie, della visibilità delle fonti e della possibilità per gli editori di ottenere un ritorno quando i propri contenuti alimentano servizi digitali ad alta monetizzazione.

La sentenza della Corte UE non affronta direttamente l’uso dei contenuti per addestrare o alimentare sistemi di AI ma rafforza il principio alla base del diritto connesso: le pubblicazioni giornalistiche hanno un valore economico riconoscibile e l’uso online da parte delle piattaforme può richiedere una remunerazione negoziata, verificabile e collegata ai dati reali di utilizzo.

La posizione degli editori dopo la sentenza

La FIEG ha accolto la decisione come una conferma del percorso italiano a tutela dell’informazione professionale nell’ecosistema digitale. Il presidente Andrea Riffeser Monti ha richiamato il valore economico e democratico dei contenuti editoriali, sottolineando la necessità di una remunerazione adeguata quando le piattaforme utilizzano pubblicazioni giornalistiche.

Il pronunciamento europeo riporta ora la controversia nel giudizio nazionale, che dovrà applicare i principi fissati dalla Corte. Per gli editori, però, il risultato politico e regolatorio è già importante: il sistema italiano sull’equa remunerazione online resta in piedi e AGCOM mantiene un ruolo di garanzia nel rapporto tra testate e piattaforme.