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TFR in busta paga: al via da marzo

di Barbara Weisz

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Parte la possibilità di chiedere l'anticipo del TFR in busta paga per i dipendenti del privato assunti da almeno sei mesi: per le PMI, un finanziamento agevolato in banca.

Dal primo marzo, quindi dalla prossima settimana, i lavoratori dipendenti potranno scegliere se farsi anticipare o meno il TFR in busta paga utilizzando uno strumento previsto dalla Legge di Stabilità 2015: ricordiamo brevemente cosa deve fare il lavoratore e quali sono gli adempimenti dell’azienda. Per le PMI sotto i 50 dipendenti, c’è la possibilità di chiedere alla banca finanziamenti agevolati per anticipare il TFR in busta paga senza pesare sulla liquidità aziendale. La norma sull’anticipo del TFR, trattamento di fine rapporto, è contenuta nel comma 26 della legge 190/2014, la manovra 2015.

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La possibilità di chiedere l’anticipazione in busta paga della liquidazione è riservata ai dipendenti del privato assunti da almeno sei mesi. La scelta può essere effettuata una sola volta ed è irreversibile fino al 30 giugno 2018. La domanda va presentata all’ufficio del personale dell’azienda, che poi deve trasmettere i dati all’INPS. L’istituto previdenziale certifica l’importo della retribuzione imponibile utile per il calcolo del Tfr utilizzando il Durc (documento unico di continuità contributiva).

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Il dipendente riceve mensilmente le quote maturande di TFR, dal 1 marzo 2015 al 30 giugno 2018. Il primo versamento in busta paga arriva il mese successivo a quello della domanda. Attenzione: sulla liquidazione anticipata non si applica la tassazione separata del TFR ma quella ordinaria, meno favorevole. In pratica, c’è il vantaggio di monetizzare subito somme che altrimenti vengono accantonate, compensato da una tassazione meno favorevole. Possono chiedere l’anticipazione anche i dipendenti che versano il TFR ai fondi pensione. Attenzione: l’anticipo riguarda il TFR maturando, non quello maturato negli anni precedenti, che resta accantonato, e che eventualmente si può chiedere utilizzando norme già esistenti (dopo otto anni di anzianità aziendale, per particolari esigenze, come ad esempio un mutuo o esigenze di salute, fino al 74% dell’importo accumulato).

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Le PMI con meno di 50 dipendenti possono chiedere alla banca un finanziamento agevolato. C’è una specifica convenzione con l’ABI, l’associazione banche italiane, in base alla quale l’istituto d credito anticipa al datore di lavoro la somma da versare al dipendente, che va restituita al momento delle dimissioni applicando gli stessi tassi previsti per la liquidazione. In pratica, l’impresa non deve anticipare nulla di tasca propria: in questo modo è stata accolta una specifica richiesta delle imprese, PMI in testa, che rischiavano di essere particolarmente penalizzate da questo provvedimento dovendo anticipare liquidità che normalmente possono invece utilizzare per altri investimenti. Nel caso in cui l’azienda chieda il finanziamento bancario, i versamenti in busta paga iniziano dal mese successivo a quello in cui viene concessa la linea di credito.