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Aumento in busta paga iniquo: pensioni e Partite IVA esclusi

di Francesca Vinciarelli

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Pensionati e Partite IVA restano esclusi dai piani del governo Renzi e dagli aumenti in busta paga con ripercussioni sull’equità sociale.

Tra le prime misure del governo Renzi spicca c’è l’aumento in busta paga di circa 80 euro per i lavoratori dipendenti, ritenuto tuttavia discriminatorio nei confronti delle altre fasce di contribuenti: da un lato i pensionati, che nel cedolino pensione non godranno di alcun taglio del cuneo fiscale, e dall’altro le Partite IVA e più in generale i lavoratori autonomi. Il premier Matteo Renzi non ha chiarito come intende distribuire i 7,5 miliardi di euro sul tavolo, ovvero su quale componente del cuneo andrà a incidere l’aumento, che però di certo toccherà solo gli stipendi dei dipendenti. Secondo il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, l’intervento dovrebbe essere attuato mediante aumento delle detrazioni fiscali sul lavoro dipendente o riduzione dei contributi previdenziali a carico del lavoratore.

=> Cuneo fiscale: come calcolare l’aumento in busta paga

Partite IVA e autonomi

Nei giorni scorsi, Rete Imprese Italia e Confcommercio hanno rivolto un appello al Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, ritenendo un errore escludere dalla riduzione IRPEF tanti piccoli imprenditori e lavoratori autonomi che andrebbero sostenuti come gli altri, chiedendo di estendere i benefici della detassazione alle Partite IVA, ai lavoratori indipendenti e autonomi.

=> Taglio IRPEF anche per autonomi e Partite IVA

Pensioni

La mancata previsione di bonus per i redditi da pensione, indipendentemente dal loro importo, è un approccio che sembra non rispettare i principi di equità sociale. Se l’itervento dovesse toccare i contributi previdenziali, tra l’altro, potrebbe contribuire a distorcere un sistema previdenziale già messo a dura prova dalle riforme degli ultimi anni. Addirittura, c’è chi ipotizza che le risorse necessarie a coprire la riduzione del cuneo fiscale possano arrivare tanto dai prelievi sui redditi più alti quanto da prelievi sulle pensioni, rendendo il tutto ancor più discriminatorio.

Niente bonus

Poletti ha spiegato che non ci sarà nessun bonus in busta paga e che l’aumento sarà il frutto di interventi  di decontribuzione o defiscalizzazione: «al momento nel Governo non c’è una discussione diversa rispetto ai primi annunci di Renzi». Per quanto riguarda i pensionati, invece, Poletti ha confermato che «restano esclusi dai benefici perché, data la quantità di risorse disponibili, se avessimo spalmato i benefici su una platea più larga avremmo finito per parlare di 10 euro, come in passato, e questo avrebbe avuto effetti sull’economia».

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