Stipendi in calo: Italia maglia nera OCSE

di Barbara Weisz

14 Luglio 2025 09:02

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Occupazione in aumento ma stipendi nettamente sotto la media e non ancora tornati ai livelli del 2021: i dati sull'Italia nell'ultimo report OCSE.

La buona notizia è che il mercato del lavoro italiano ha raggiunto livelli record di occupazione e minimi storici di disoccupazione e inattività mentre i salari stanno salendo; la cattiva è che i dati restano inferiori alla media dei paesi OCSE e, in particolare, gli stipendi registrano il calo più significativo tra tutte le principali economie OCSE. Nonostante un aumento solido nell’ultimo anno, all’inizio del 2025 erano ancora inferiori del 7,5% rispetto all’inizio del 2021.

Sono le evidenze contenute nell’Employment Outlook 2025, che fornisce una serie di dati sul mondo del lavoro nelle economie industrializzate e investiga l’impatto dell’invecchiamento della popolazione sul mercato del lavoro.

OCSE: i dati sull’occupazione

Il tasso di occupazione medio nel primo trimestre dell’anno è salito al 72,1%, mentre quello di disoccupazione in maggio era al 4,9%. I numeri italiani sono peggiori: tasso di occupazione del 62,9%, disoccupazione al 6,5%. In entrambi i casi, i dati sono comunque in miglioramento, e continueranno ad esserlo: le previsione dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo prevede che l’occupazione totale crescerà rispettivamente dell’1,1% e dello 0,6% nel 2025 e nel 2026.

Il nodo salari in Italia

Il punto dolente è però rappresentato dai salari. Anch’essi sono in crescita, ma malgrado questo all’inizio del 2025 erano ancora inferiori del 7,5% rispetto al 2021. Nemmeno il rinnovo dei principali contratti collettivi avvenuto nell’ultimo anno è riuscito a compensare la perdita di potere d’acquisto determinata dall’alta inflazione degli anni passati. Su questo fronte, le previsioni vedono una crescita del 2,6% nel 2025 e del 2,2% nel 2026. Si tratta di aumenti significativamente inferiori rispetto alla maggior parte degli altri paesi OCSE, e relativamente modesti anche rispetto al recupero del potere d’acquisto, a fronte di un’inflazione vista al 2,2% nel 2025 e all’1,8% nel 2026.

Politiche per il mercato del lavoro

Le politiche di stimolo al mercato del lavoro, in base al report, devono contrastare gli effetti dell’invecchiamento della popolazione sulla crescita. E’ un trend mondiale, non solo italiano. E anche le soluzioni individuate sono analoghe: aumentare l’occupazione per i lavoratori più anziani e promuovere la parità di genere sul lavoro. Per prolungare la vita lavorativa, sono urgenti politiche di apprendimento permanente, e pratiche inclusive da parte dei datori di lavoro, pensioni flessibili, anche con misure che consentano di cumulare reddito previdenziale e da lavoro.

A livello internazionale, pur essendo costantemente aumentata, l’età di uscita media dal mondo del lavoro è tendenzialmente inferiore all’età pensionabile. In Italia, il divario è di due anni per le donne e di un anno per gli uomini. Un dato con una evidente forbice rispetto alla media OCSE è quello relativo ai lavoratori che continuano a lavorare dopo aver ricevuto la pensione: il 9,9% dei lavoratori di età compresa tra 50 e 69 anni, rispetto a una media del 22,4% in altri 24 paesi europei OCSE.