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Ddl Lavoro al Senato: riforma contratti e licenziamenti

di Barbara Weisz

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Riforma Articolo 18 e licenziamenti, indeterminato a tutele crescenti, revisione contratti di assunzione, determinato più costoso: testo, emendamenti e discussione sul Ddl Delega Lavoro al Senato.

Inizia la discussione in Senato del disegno di legge delega sulla riforma del lavoro, dopo l’approvazione in Commissione di importanti modifiche al testo originario, incentrate sulla revisione dell’Articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori (licenziamenti) e applicazione del nuovo contratto unico a tempo indeterminato e a tutele crescenti – pensato da Matteo Renzi e al centro del Jobs Act – per tutte le nuove assunzioni (e non più solo al primo impiego dei giovani).

=> Il nuovo testo del Ddl Delega Lavoro

Il dibattito è acceso (10 ordini del giorno, 2 pregiudiziali di costituzionalità, 689 emendamenti), con un chiaro spartiacque tra gli orientamenti interpretativi delle “tutele crescenti“. Il testo approvato prevede che, anche dopo i primi tre anni di assunzione, in caso di licenziamento ingiusto si introduca un indennizzo economico, proporzionale all’anzianità di servizio. 

Licenziamenti

Parte dello stesso Pd ha presentato ben sette emendamenti (su un totale di 31) relativi all’articolo 4 del Ddl (nuovi contratti e licenziamenti), uno dei quali propone che si mantenga invece il diritto al reintegro nel posto di lavoro. Questo perché, anche se nel nuovo testo non c’è l’esplicita previsione di non applicare più il reintegro imposto oggi dall’Articolo 18, si apre indirettamente alla possibilità che questo sia sostituito da un’indennità in denaro che cresce con l’anzianità di servizio. Ad ogni modo, l’emendamento reintroduce sì il reintegro, ma ammette che non ci sia più copertura dell’Articolo 18 per tutti i nuovi contratti.

=> Riforma Lavoro: indennizzo, demansionamento e controlli

Altri emendamenti

Gli altri emendamenti mirano a limitare la portata delle modifiche apportate al Jobs Act, ma non le eliminano: si chiede che la riforma dei contratti si applichi solo dopo quella di ammortizzatori sociali e politiche attive, in modo che scattino subito tutti i nuovi meccanismi di riassorbimento nel mercato del lavoro; sulla possibilità di demansionamento introdotta in commissione al Senato, si sottolinea che dovrebbe passare attraverso un accordo fra le parti; sul lavoro accessorio si propone di ripristinare la soglia dei 5mila euro annui; sul controllo a distanza che sia possibile solo sui macchinari.

Articolo 18

Con la formulazione attuale del Ddl, l’Articolo 18 sopravvive solo per i contratti a tempo indeterminato già in essere, quindi nel tempo è destinato a diminuire fino ad esaurirsi. Una soluzione che solleva obiezioni da più parti, anche sull’opportunità di applicare un doppio regime contrattuale per identiche mansioni. Si ipotizzano anche soluzioni diverse, su cui trovare una sintesi, come l’incentivazione fiscale dei contratti a tutele crescenti e la restituzione dell’agevolazione per le posizioni non confermate (ad esempio, dopo tre anni). Oppure la possibilità per l’azienda di scelta del contratto da applicare: tutele crescenti o tutelato dall’articolo 18. In generale, comunque, si va verso la riduzione dei contratti applicabili, tra i quali sopravviverà quello a termine ma reso più oneroso per l’azienda, incentivata a ricorrere all’indeterminato. Solo a tutele crescenti o meno è ancora da capire. Il dibattito è aperto.

Iter della Delega

La votazione inizia il 30 settembre, con l’obiettivo di approvare il testo in Senato prima del vertice UE di Milano sull’occupazione previsto per l’8 ottobre o almeno entro il 10 ottobre, quando il Governo dovrebbe presentare la Legge di Stabilità 2015.

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I contratti di lavoro dopo il Jobs Act