Le patologie causate da stress nei luoghi di lavoro sono in aumento e rappresentano un fenomeno sottostimato, che tuttavia ha un notevole impatto sulla salute delle persone. Si parla in particolare di disturbi dell’adattamento, del disturbo acuto da stress e del disturbo post-traumatico da stress.
I dati diffusi da INAIL, MalProf e Marel mostrano un trend preoccupante, anche perché le malattie psichiche causate da condizioni stressanti o traumatiche in ambito lavorativo non sono tabellate tra le patologie professionali e questo comporta per il lavoratore la necessità di dimostrare la correlazione tra causa di lavoro ed effetto sulla salute.
Stando alle cifre rese note dall’INAIL, tra il 2019 e il 2023 sono state 2.047 le denunce per malattie psichiche, riconosciute solo nel 7,3% dei casi (149 in totale) a fronte di un 47,1% di denunce accolte per patologie non psichiche.
Dal punto di vista settoriale, i comparti più coinvolti sono l’assistenza sanitaria (11,8%), il commercio al dettaglio (9,8%) e la PA (6,3%): tra le professioni più colpite figurano i medici (29,1), gli infermieri (20%), i portantini (18,2%) ma anche commessi e cassieri (56,3%) e impiegati alle mansioni di segreteria (22,2%).
Secondo il Prr (Proportional reporting ratio), ci sarebbe un forte legame tra le malattie psichiche e alcuni ambiti specifici come banche e fondi d’investimento, call center e Pubblica Amministrazione.
È sempre l’INAIL a sottolineare la necessità di migliorare la sorveglianza sanitaria, sia sensibilizzando i medici competenti sia potenziando la comunicazione tra medico e lavoratore. Sono anche necessarie politiche organizzative preventive incentrate sulla formazione su stress e salute mentale, ma anche programmi di benessere aziendale e strategie di reinserimento lavorativo per chi ha sviluppato disturbi psichici.