Secondo le ultime rilevazioni dell’Osservatorio JobPricing, i laureati della Bocconi ottengono una retribuzione annua lorda medio (RAL) più elevata in Italia, addirittura del 23% superiore in classifica alla media nazionale. Tuttavia, nonostante gli alti stipendi, il divario retributivo rispetto agli altri Paesi europei rimane significativo. Dopo la Bocconi con una RAL di 41.375 euro seguono il Politecnico di Milano con una retribuzione di 38.171 euro, la Luiss con 37.258 euro e l’Università Cattolica con 37.159 euro. Anche alcuni atenei pubblici del Mezzogiorno, come la Federico II di Napoli e l’Università dell’Aquila, si collocano sopra la media, rispettivamente con 36.640 euro e 36.545 euro.
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Università italiane: costi iniziali più alti
Nonostante l’eccellenza di alcune università italiane nel garantire stipendi elevati ai laureati, il costo degli studi resta un fattore importante da considerare.
In base ai dati dell’University Report 2025, i laureati della Bocconi, ad esempio, sono in grado di recuperare l’investimento fatto per l’università in 12,2 anni, un tempo simile a quello del Politecnico di Milano, con un 12,4 anni. Se si scende nella classifica, i tempi per ripagare l’investimento aumentano: ad esempio, l’Università di Cagliari richiede 18,8 anni e Roma Tre arriva addirittura fino a 19 anni. Nonostante questi tempi di recupero, la laurea continua ad essere uno strumento fondamentale per ottenere stipendi migliori. Soprattutto per gli atenei sopra citati.

Secondo i dati Istat per il 2024, tuttavia, solo il 30,6% dei giovani tra i 25 e i 34 anni ha un titolo universitario, un dato inferiore alla media UE (43,1%).
Divario salariale tra laureati e diplomati
Il divario retributivo tra laureati e non laureati continua a crescere, come evidenziato dal University Report. Nel 2024, i lavoratori laureati hanno percepito una RAL media di 41.716 euro, mentre i non laureati si sono fermati a 30.063 euro, con una differenza di circa 12.000 euro annui, pari al +39%. La differenza si accentua con l’età: tra i 45 e i 54 anni, i laureati guadagnano in media il +58% in più rispetto a chi non ha un titolo di studio universitario.
Settori di studio e retribuzioni
Non tutte le lauree, però, portano a stipendi elevati. I laureati in ingegneria e scienze applicate (chimica, nucleare, meccanica, gestionale e informatica) guadagnano 33.527 euro, ben sopra rispetto alla media, mentre i laureati in scienze storiche e filosofiche registrano una retribuzione inferiore del −8% rispetto alla media.

Classifica degli stipendi in base all’università
In cima alla classifica degli stipendi italiani per ateneo, svetta la Bocconi. Si distanzia parecchio al secondo posto il Politecnico di Milano, seguito a stretto giro da Luiss e Cattolica.

La classifica riserva alcune sorprese, come ad esempio le retribuzioni di alcune università che si discostano di appena l’1% dalla media nazionale, ad esempio quella di Milano. Addirittura in negativo quella di Firenze (-5%).

Le differenze occupazionali
L’influenza di un titolo di studio universitario si riflette anche nella performance occupazionale. Nonostante il tasso di disoccupazione in Italia sia al 6,2% nel 2024, i laureati hanno un tasso di occupazione dell’82,2% e un tasso di disoccupazione del 3,4%, molto inferiore alla media. Questo riflette come il livello di istruzione incida sulla probabilità di mantenere un’occupazione, anche in tempi di crisi economica.
Italia vs Europa: il gap salariale
Il confronto internazionale evidenzia un dato negativo per l’Italia. Nonostante il tasso di occupazione tra i laureati italiani sia alto, gli stipendi rimangono nettamente inferiori rispetto alla media europea. Nella fascia di età 25-34 anni, il divario è del 25% rispetto alla media UE, con i laureati italiani che guadagnano il 38% in meno rispetto ai colleghi europei. Questo ritardo salariale è influenzato da diversi fattori, tra cui la scarsa diffusione di settori ad alta intensità di conoscenza, la limitata mobilità interna, la prevalenza di microimprese e un sistema di progressione salariale poco legato al merito.
Se da un lato le università italiane offrono stipendi più alti rispetto ad altre realtà, soprattutto grazie agli atenei di eccellenza come la Bocconi e il Politecnico di Milano, dall’altro la differenza salariale con la media europea è ancora notevole. A garantire stipendi migliori sono gli atenei che combinano:
- specializzazione in ambito STEM, economia, diritto e sanità privata;
- offerta didattica mirata e selettiva;
- relazioni con imprese e istituzioni;
- propensione alla mobilità geografica e settoriale.