Gli scatti che alzano l’età pensionabile in relazione alle aspettative di vita sono stabiliti con cadenza biennale da decreto del ministero dell’Economia sulla base delle rilevazioni ISTAT. Per il 2025 e per il 2026 non sono previsti aumenti anagrafici per andare in pensione né incrementi per quanto riguarda la contribuzione versata.
Per il 2027 invece, in base alle proiezioni della Ragioneria dello Stato, potrebbero servire tre mesi in più per andare in pensione. Vediamo come si presenta lo scenario attuale e come potrebbe cambiare, anche e soprattutto per scelta politica.
Lo scenario sulle pensioni in base ai dati statistici
In basi alle stime ISTAT sull’età pensionabile (dati di scenario non definitivi), tale soglia raggiungerà i 70 anni nel 2067. Una scadenza lontana, che interessa per lo più i giovani con davanti altri 40 anni di lavoro. Ma salirà già di tre mesi nel 2027, portandosi a 67 anni e tre mesi, proseguendo con incrementi biennali negli anni successivi e superando i 68 anni nel 2039.
Queste proiezioni sono contenute nella nota di aggiornamento della Ragioneria Generale dello Stato sulle tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e socio sanitario. Sono basate sullo scenario demografico ISTAT (base 2023) e non sui consuntivi che rappresenteranno il riferimento per stabilire gli scatti dei prossimi anni. In ogni caso sono indicativamente attendibili per effettuare stime.
Le stime sull’età per la pensione di vecchiaia
Per la pensione di vecchiaia, che attualmente richiede 67 anni, in base al trend si prevedono tre mesi in più dal 2027, e scatti biennale di due mesi nel 2029 e nel 2031. Quindi, l’età pensionabile cambierebbe nel seguente modo:
- 67 anni e tre mesi dal 2027;
- 67 anni e cinque mesi dal 2029;
- 67 anni e sette mesi dal 2031.
Nel 2039 si arriverebbe a 68 anni e un mese, nel 2051 a 69 anni e un mese, per raggiungere i 70 anni nel 2067.
Le proiezioni sulla pensione anticipata
Per quanto riguarda le pensioni anticipate, la progressione è analoga, con uno scatto di tre mesi nel 2027, e altre due bimestrali nei bienni successivi. Tenendo conto che oggi ci vogliono 42 anni e dieci mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e dieci mesi per le donne, i requisiti nei prossimi anni cambierebbero nel seguente modo:
- 43 anni e un mese dal 2027 per gli uomini e 42 anni e un mese per le donne;
- 43 anni e tre mesi dal 2029, uno in meno per le lavoratrici;
- 43 anni e cinque mesi dal 2031, sempre uno in meno per le donne.
Nel 2041 gli uomini potrebbero ritirarsi con 44 anni e un mese, le donne con 43 anni e un mese. Nel 2053 i lavoratori dovrebbero avere 45 anni di contributi, le lavoratrici 44 anni.
Il dibattito sulle riforma pensioni
Sono dati di scenario che potrebbero subire modifiche. Non solo: la riforma delle pensioni potrebbe decidere di non tenerne conto. Vero è che le leggi attuali prevedono questi scatti e che i trend sono affidabili, ma nei prossimi anni la riforma potrebbe introdurre modifiche a queste regole.
Anche in mancanza di una riforma strutturale, sono diverse le forze politiche favorevoli alla sterilizzazione degli scatti legati alle speranze di vita. E fra queste ci sono i partiti di maggioranza. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti ha dichiarato che lo stesso esecutivo sarebbe favorevole a questa ipotesi.