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Riforma Pensioni, nuova proposta: Quota 100/102 flessibile

di Barbara Weisz

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Riforma Pensioni: i Consulenti del Lavoro propongono Quota 100/102 senza requisiti minimi, con parziale ricalcolo contributivo o riduzione dell'assegno.

Una Quota 100/102 flessibile, quantificabile cioè senza requisiti minimi anagrafici o contributivi: è la nuova proposta dei Consulenti del Lavoro nell’abito del dibattito sulla Riforma Pensioni per il 2023. Secondo il calcoli, questa formula di anticipo pensionistico estenderebbe (fin quasi al raddoppio) la platea dei potenziali beneficiari, per la precisione 165mila lavoratori, l’81% in più rispetto all’attuale platea, la Quota 100, ferma a 73mila “quotisti”, con un incremento dell’88%.

Vediamo la proposta nel dettaglio.

Quota 100/102 flessibile: come funziona

Attualmente, la Quota 100 richiede almeno 62 anni di età e 38 anni di contributi maturati entro fine 2021, la Quota 102 un minimo di 64 anni di età e 38 di contributi entro il 31 dicembre 2022. In entrambi i casi, oltre alla quota era e propria (età + contributi), ad oggi rileva anche il requisito minimo anagrafico e contributivo. Per intenderci, con 61 anni di età e 39 di contributi non si accedere a Quota 100.

La proposta dei Consulenti del Lavoro prevede che rilevi soltanto la quota, ossia la somma di età anagrafica e contributiva, senza ulteriori vincoli.

La platea di aventi diritto a pensione

In base ai dati INPS, ci sono circa 470mila lavoratori di età compresa tra 61 e 66 anni con anzianità contributiva superiore ai 34 anni e inferiore ai 41, soglia a partire dalla quale è possibile accedere alla pensione di anzianità. Sulla base di questa cifra, la Fondazione Studi dell’associazione professionale ha calcolato l’impatto del passaggio alla Quota 100/102 flessibile.

  • La Quota 100 riuscirebbe a intercettare soprattutto lavoratori che hanno 65-66 anni, quindi un’età anagrafica più alta di quella minima attualmente prevista, ma meno contributi (intorno ai 35 anni). In misura minore, l’allargamento riguarderebbe anche i 61enni con 39 anni di contributi (combinazione meno frequente).
  • La Quota 102, l’allargamento verrebbe utilizzato soprattutto da 66enni che non hanno 38 anni di contributi.

In tabella le stime esatte:

In pratica, entrambe le formule flessibili vedrebbero crescere la quota di potenziali pensionati soprattutto tra le fasce di età più anziane, dove l’accesso alla pensione è precluso a chi, pur in possesso di requisiti anagrafici, non ha maturato quelli contributivi minimi. I grafici evidenziano meglio come cambierebbe la composizione degli aventi diritto alla pensione.

 

Le penalità applicabili

=> Riforma pensioni, si riparte dal contributivo

I Consulenti del Lavoro convengono ovviamente con la necessità che la riforma pensioni tenga anche conto della sostenibilità finanziaria. Il rilievo è il seguente: solo conoscendo «il valore medio dei trattamenti pensionistici delle platee di lavoratori coinvolte (con dati disponibili solo all’Istituto) sarà possibile considerare formule che, almeno parzialmente, implichino meccanismi di riduzione del valore della pensione secondo due modalità possibili:

  • una parziale conversione al sistema contributivo per coloro che possiedono quote di pensione calcolate con metodo retributivo (riferite a contribuzione versata nella stragrande maggioranza dei casi anteriormente al 1996)
  • una riduzione percentuale progressiva con il numero di annualità di anticipo rispetto all’età di vecchiaia, secondo un meccanismo in parte analogo a quanto un tempo previsto dalla Riforma Fornero per soggetti con meno di 62 anni di età.