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Calcolo pensione: la riforma penalizza il tasso di sostituzione

di Noemi Ricci

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Nel calcolo della pensione bisogna determinare il tasso di sostituzione, per valutare il potere d'acquisto: cos'è, come si determina e gli effetti delle ultime riforme.

Il tasso di sostituzione è il rapporto percentuale fra prima pensione e ultimo stipendio percepito prima del pensionamento. Si tratta di un parametro che consente ai futuri pensionati di capire quale sarà effettivamente il loro potere d’acquisto una volta terminata la vita lavorativa.

Vediamo in dettaglio che così il tasso di sostituzione, come si determina e come si utilizza, per valutare la convenienza di una formula di pensione anticipata come Quota 102 e Opzione Donna e i vantaggi di aderire ad un Fondo pensione per garantirsi una rendita integrativa.

Calcolo pensione futura

Nel calcolo della pensione futura sono numerosi gli elementi che entrano in gioco, indipendentemente dalla misura previdenziale alla quale si accede. Il momento in cui si esce dal mondo del lavoro è determinante nel calcolo dell’assegno previdenziale essenzialmente per via di due fattori:

La pensione anticipata, in cui si applica un coefficiente di trasformazione più basso, o la pensione con pochi contributi versati, a causa di una carriera discontinua ma anche ad una uscita anticipata, possono quindi ridurre l’importo dell’assegno finale. Ecco perché è importante valutare bene fino a che punto conviene andare prima in pensione:

=> Calcolo decorrenza pensione

Tasso di sostituzione e riforma pensioni

Tra gli argomenti di discussione in tema di riforma pensioni, c’è che quelle degli ultimi decenni, come la Dini o la Fornero, hanno portato ad un drastico calo del tasso di sostituzione garantito dalla previdenza pubblica obbligatoria. Coloro che accedono ad una delle forme di pensione anticipata, o che in generale vanno in pensione prima, hanno infatti una rendita previdenziale inferiore di chi resta al lavoro più a lungo, quindi un tasso di sostituzione più basso.

Ad essere penalizzate sono le nuove generazioni, sulle quali grava in particolare il passaggio al sistema di calcolo contributivo, in luogo del vecchio sistema retributivo.

  • Il sistema retributivo, lo ricordiamo, un tempo, prima della Riforma Dini, arrivava a garantire un reddito ai pensionati con 40 anni di contributi fino all’80% degli ultimi stipendi percepiti prima della cessazione dal servizio.
  • Il sistema contributivo, invece traduce in pensione i contributi effettivamente versati, avvantaggiando i lavoratori con lunghe carriere e retribuzioni stabili, penalizzando le carriere intermittenti e precarie, oggi divenute pressoché la normalità, con ampi periodi di disoccupazione, gli autonomi e chi esce in anticipo, non potendo più compensare i minori versamenti con uno scatto della retribuzione negli ultimi anni di lavoro.

A tutto questo si aggiunge il fatto che con la Riforma Dini è stata soppressa l’integrazione al trattamento minimo per chi è entrato nel mondo del lavoro dopo il 31.12.1995. Ecco perché a oltre 20 di distanza da quella riforma si inizia a parlare di pensione di garanzia per i giovani, i precari e i discontinui.

=> Calcolo pensione: quanto pesano i coefficienti di trasformazione

Il risultato, stando anche ai calcoli elaborati dalla Ragioneria generale dello Stato, è che il tasso di sostituzione all’età di vecchiaia scenderà notevolmente nel corso dei prossimi anni, quindi per alzare il tasso di sostituzione e garantirsi una pensione pari almeno al 70% dell’ultima retribuzione si dovranno accumulare molti più anni di contributi in futuro, e a quanto pare agli autonomi ed i commercianti andrà anche peggio rispetto ai dipendenti.

Tassi sostituzione

L’alternativa pensione complementare

Per colmare questo gap particolare attenzione viene posta sulla previdenza complementare, che però ancora oggi stenta a decollare, nonostante oggi lo Stato riconosca a chi investe in Fondi pensione alcune agevolazioni fiscali:

  • deduzione dei contributi versati, anche per conto di coloro che sono fiscalmente a carico, fino a 5.164 euro;
  • rendimenti tassati al 20%;
  • tassazione della pensione agevolata, con aliquota al 15% che si riduce fino al 9% al crescere degli anni di partecipazione alla previdenza complementare.