Sanatoria stranieri e vaccino Covid: lavoro domestico in crisi

di Redazione PMI.it

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Il lavoro domestico subisce le conseguenze del ritardo nel rilascio dei permessi di soggiorno e del vaccino Covid negato: troppo poche tutele.

I prolungati ritardi nel rilascio dei permessi di soggiorno, dovuti all’iter burocratico si ripercuotono sul settore del lavoro domestico. Sono stati solo 1.480 i permessi concessi finora su un totale di 207mila domande, in pratica meno dell’1% delle richieste. L’allarme è stato lanciato dalle associazioni che aderiscono alla rete “Ero straniero”.

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Circa 177mila domande provengono infatti dal comparto del lavoro domestico, stando alle elaborazioni sui dati statistici del Ministero dell’Interno pubblicate dall’Osservatorio nazionale Domina. Quasi il 70% si riferisce al ruolo di colf (122mila), mentre poco più di 50mila riguardano la figura di badante (30%) e meno di 2mila (1%) quella di baby-sitter.

Una situazione inaccettabile: il Viminale deve assolutamente accelerare l’iter burocratico – afferma Lorenzo Gasparrini, segretario generale di Domina – soprattutto perché stiamo vivendo da un anno in una situazione di emergenza sanitaria, nella quale i lavoratori domestici stranieri e i loro assistiti sono i meno tutelati. E consideriamo anche il fatto che oltre un milione di operatori è senza contratto e di questi oltre 560mila sono stranieri che provengono da Paesi al di fuori dell’Unione europea.

Un altro motivo di protesta è la mancata vaccinazione anti Covid: “Sono iniziate le vaccinazioni anti Covid per i caregiver, cioè i familiari che assistono un loro congiunto malato o disabile. Prima di loro, tutti gli operatori delle Rsa. E le badanti? Hanno le stesse mansioni: si occupano della cura di persone non autosufficienti, la maggior parte anziani, spesso 24 ore su 24, ma non sono considerate tra le categorie prioritarie”.

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