Maggiori tutele per i caregiver familiari nel mondo del lavoro dopo la sentenza n. 9104/2026 della Cassazione che, portando sul piano nazionale i principi fissati dalla Corte di Giustizia UE, ha chiarito che il datore deve trovare soluzioni ragionevoli, valutate sulla base dell’organizzazione aziendale e delle esigenze assistenziali, per soddisfare le richieste in merito a orari e turni favorevoli all’assistenza da prestare, così da rendere compatibili lavoro e cura.
Niente discriminazione indiretta per il caregiver lavoratore
La pronuncia della Cassazione estende al lavoratore caregiver la tutela antidiscriminatoria collegata alla disabilità del familiare assistito, secondo il principio affermato dalla Corte di Giustizia UE e applicato al rapporto di lavoro: quando il caregiver subisce un trattamento sfavorevole a causa degli obblighi di assistenza, la discriminazione indiretta assume rilievo anche se il lavoratore non è lui stesso disabile.
Accomodamenti ragionevoli da valutare caso per caso
Nel caso in esame, la richiesta riguardava la definizione del turno di lavoro. La Cassazione ha ricondotto il tema agli accomodamenti ragionevoli previsti dall’ordinamento europeo e dall’articolo 3, comma 3-bis, del Dlgs 216/2003. La valutazione va comunque svolta caso per caso, tenendo conto dei tempi di cura, della struttura dell’orario, delle posizioni disponibili e della tenuta organizzativa dell’impresa.
Le tutele concesse devono essere stabili
Uno dei passaggi più forti della sentenza riguarda la durata delle soluzioni offerte dall’azienda. Secondo la Corte, un regime di provvedimenti provvisori protratti oltre misura lascia aperta la questione discriminatoria quando le esigenze assistenziali hanno carattere duraturo. Il datore è quindi chiamato a una risposta strutturata e coerente con la situazione rappresentata dal lavoratore.
Ammissibili le mansioni inferiori
La decisione riguarda anche un altro profilo giuridico: la richiesta del caregiver di essere destinato, se necessario, a mansioni inferiori pur di mantenere un equilibrio compatibile con l’assistenza. La Cassazione inserisce questa opzione tra gli accomodamenti da esaminare, perché il silenzio aziendale su una proposta del genere può concorrere alla valutazione di discriminazione indiretta.