Transizione Green: più Rinnovabili nel PNRR

di Redazione PMI.it

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Gli obiettivi green del PNRR, la stato dell'arte e il focus su Rinnovabili e governance per snellire i permessi: Cingolani, definiti il 50% dei progetti.

Economia circolare ed agricoltura sostenibile, energie rinnovabili, idrogeno e mobilità sostenibile, efficienza energetica e riqualificazione degli edifici, tutela del territorio e della risorsa idrica: sono i filoni intorno ai quali si sviluppano i progetti del PNRR (Piano nazionale di ripresa e resilienza) -finanziato con i 209 mld Ue attraverso il Recovery Plan italiano – che riguardano la transizione ecologica. E, come ha spiegato il ministro Roberto Cingolani, in audizione davanti alle commissioni Bilancio e Politiche Ue del Senato, al momento sono stati istruiti il 50% dei progetti green previsti. «Mancano poco meno di sette settimane alla consegna alla Ue, il 30 aprile. Non abbiamo molto tempo, ma il lavoro con gli altri ministeri è fatto a ritmi molto elevati e con molta passione».

Particolarmente ambizioso l’obiettivo sulle energie rinnovabili, il 72% al 2030, per raggiungere il quale bisogna «potenziare la ricerca e la produzione in Italia di tecnologie per la decarbonizzazione, per non dover dipendere dall’estero in questo settore strategico, e rendere più sostenibile la filiera agroalimentare». In generale, ha spiegato Cingolani in un’altra audizione, sempre al Senato, sulle linee programmatiche del suo ministero, in molti ambiti della transizione ecologica «i target italiani sono più ambiziosi di quanto sarebbe derivato dalla semplice attuazione della metodologia comunitaria di preassegnazione (soprattutto nel settore dei trasporti)».

Nei prossimi mesi verrà rinforzato il PNIEC, piano nazionale integrato energia e clima, che individua i target al 2030, rafforzando le linee di azione insieme alle riforme richieste per un’efficace attuazione del Recovery Plan.

Sulle energie rinnovabili, «occorre definire il decreto – atteso ormai da anni – relativo agli incentivi per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili (cd. FER2) ed estendere la durata temporale del cosiddetto FER1, al fine di consentire nuove procedure di asta o registro anche dopo settembre 2021».

Altre azioni: decreto interministeriale per incentivare gli impianti a biogas entrati in esercizio prima del 2007 che non godono di altri incentivi pubblici, modifica della disciplina dei controlli e delle sanzioni in materia di incentivi per la produzione di energia da fonti rinnovabili di competenza del Gestore dei Servizi Energetici (GSE), recepimento della direttiva UE sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili e individuazione delle aree idonee e non idonee all’installazione di impianti a energia rinnovabili, decreto che definisce gli obiettivi del meccanismo dei certificati bianchi, Strategia per la riqualificazione del parco immobiliare nazionale (STREPIN), energia rinnovabili per la mobilità sostenibile (trasporti, con la promozione di biocarburanti, biometano e idrogeno), mobilità elettrica (tecnologia degli accumuli, filiera nazionale delle batterie, ricerca), infrastrutture di ricarica elettrica per forniture di imprese (finanziate dal decreto semplificazioni), idrogeno.

Queste sono azioni che riguardano in generale le linee programmatiche del ministero. Specificamente sul PNRR, fra gli obiettivi green Cingolani sottolinea innanzitutto la semplificazione degli iter autorizzativi degli impianti rinnovabili (oggi dai quattro ai cinque anni). Il tema del permitting è in realtà più ampio, e richiede secondo il ministro correttivi ispirati alle migliori pratiche amministrative nazionali. Al momento, l’efficienza realizzativa di nuove iniziative (come le installazioni rinnovabili) è stata pari a circa un decimo di quanto programmato. Altro dato emblematico, sulle aste per gli impianti rinnovabili (di cui occorre rivedere il meccanismo): «in Spagna la domanda relativa agli impianti eolici è stata tre volte superiore all’offerta, mentre in Italia è stata aggiudicata meno di un quarto della capacità messa a gara». Per fare riferimento alle best practice, l’esempio di governance è rappresentato dal Modello Genova per il ponte San Giorgio: «un sistema di procedure autorizzative che elevi drasticamente i risultati realizzativi dei progetti di intervento pubblico e incentivi e semplifichi l’intervento e il partenariato privato».

Le altre priorità green per il PNRR:

  • green procurement (la capacità di individuare la sostenibilità di un progetto),
  • governance dell’efficientamento energetico;
  • dissesto idrogeologico;
  • strumenti di gestione dei rifiuti per ridurre il conferimento in discarica.

Ricordiamo molto brevemente che fra le sei missioni in cui si articola il PNRR ce ne sono due che riguardano specificamente il settore green: rivoluzione verde e transizione ecologica (69,8 miliardi, che aggiungendo i fondi per la programmazione diventano oltre 79 mld), e infrastrutture per la mobilità sostenibile (32 miliardi, che salgono a 33 con i fondi per la programmazione). Il tema è poi trasversale alle altre missioni, dalla coesione territoriale (transizione ecologica nell’ambito del Piano Sud 2030), sanità (tutela della salute e sostenibilità), digitalizzazione.

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