Ddl Concorrenza 2026, incentivi e nuove regole per distributori di carburanti e RC auto

di Barbara Weisz

28 Luglio 2026 11:28

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Stretta su autorizzazioni e contratti, fondi per riconvertire gli impianti, premi Rc auto proporzionali al rischio,

La transizione della rete di distribuzione dei carburanti e la riforma della RC auto sono le due misure qualificanti del ddl Concorrenza per il 2026 approvato dal Governo in CdM il 23 luglio. Per chi possiede o gestisce un impianto si apre la revisione più ampia delle regole di accesso e dei rapporti con le compagnie petrolifere da quando il settore è stato liberalizzato.

In sintesi:

  • dal 1° gennaio 2028 le nuove autorizzazioni saranno rilasciate solo a impianti che distribuiscono almeno una fonte di alimentazione alternativa ai combustibili fossili;
  • istituito un Fondo per la trasformazione della rete verso la mobilità green presso il Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica con 40 milioni di euro per ciascun anno dal 2028 al 2030, a valere sui proventi delle aste delle quote di emissione di anidride carbonica;
  • il contratto di affidamento dei servizi di rifornimento avrà durata non inferiore a quattro anni, con preavviso e penale sul recesso anticipato;
  • l’uso di forme contrattuali diverse da quelle disciplinate dalla legge costa da 2.000 a 20.000 euro per ciascun punto vendita, fino a un massimo di 200.000 euro.

Riforma della rete di distribuzione dei carburanti

Autorizzazioni senza silenzio assenso

Chi vuole aprire un impianto dovrà attendere l’autorizzazione esplicita del Comune, perché il silenzio assenso non è più ammesso dopo la domanda al SUAP (sportello unico attività produttive). Inoltre, gli enti locali potranno ammettere nuove aperture solo a fronte di adeguata capacità tecnico-organizzativa ed economica, regolarità contributiva, applicazione dei contratti di lavoro del settore ed esito positivo delle verifiche antimafia. Il disegno di legge disciplina anche il trasferimento a terzi della titolarità dell’impianto, oggi terreno di passaggi opachi fra società veicolo e insegne minori.

Le autorizzazioni saranno più difficili da ottenere a partire dal 2028, quando oltre ai requisiti sopra richiamati servirà anche che l’impianto distribuisca almeno una fonte di alimentazione di veicoli alternativa ai combustibili fossili. Non serve un punto di ricarica elettrico: la norma è neutrale dal punto di vista tecnologico e ammette anche i combustibili sostenibili, diversi da quelli fossili. Il rinvio al 1° gennaio 2028 lascia al mercato il tempo di assestarsi e agli operatori quello di dimensionare l’investimento sull’area e sulla potenza elettrica da richiedere.

Contratti con durata minima di 4 anni

Il disegno di legge tipizza il contratto per l’affidamento a terzi dei servizi di rifornimento, che diventa una figura definita dalla legge e non più modellata di volta in volta dalla parte contrattuale più forte. Le organizzazioni dei gestori lo chiedono da anni, dopo aver denunciato contratti di durata nominale lunga risolvibili con preavvisi molto brevi.

Le condizioni normative minime fissate dal testo approvato sono tre:

  • durata del rapporto non inferiore a quattro anni;
  • termini di preavviso e penale in caso di recesso anticipato;
  • ricorso a un terzo arbitratore quando le parti non trovano l’accordo.

Chi utilizza forme contrattuali diverse da quelle disciplinate dalla legge incorre in una sanzione amministrativa pecuniaria da 2.000 a 20.000 euro per ciascun punto vendita, fino a un massimo complessivo di 200.000 euro. Per una rete di media dimensione il tetto si raggiunge con poche decine di impianti irregolari, il che sposta l’adeguamento contrattuale dagli adempimenti formali alle voci di bilancio.

Informativa ai clienti e regole per la dismissione impianti

Un articolo del ddl Concorrenza introduce un obbligo di informazione ai consumatori in capo al titolare del punto vendita, che dovrà rendere nota la disponibilità presso l’impianto di biocarburanti in purezza, biometano per autotrazione e altri carburanti alternativi come idrogeno ed e-fuel. È l’adempimento che arriverà prima di tutti gli altri sul banco dei gestori, con effetti sulla cartellonistica e sulla comunicazione in pista.

Il provvedimento disciplina inoltre le modalità di dismissione degli impianti destinati alla conversione, semplificando gli interventi necessari al cambio di destinazione. Le operazioni previste sono quattro:

  • messa in sicurezza dell’impianto e isolamento delle matrici ambientali;
  • rimozione delle infrastrutture fuori terra non funzionali alla nuova stazione di ricarica;
  • rimozione dei fondami e degli eventuali prodotti residui presenti nei serbatoi;
  • inertizzazione dei serbatoi interrati dei carburanti dismessi e delle relative condotte.

Incentivi per la riconversione degli impianti dal 2028

Dal 2028, oltre al paletto sulla concessione, arrivano gli incentivi alla riconversione green degli impianti. A questo scopo nasce il Fondo per la trasformazione della rete carburanti verso la mobilità green, istituito presso il ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica, con una dotazione di 40 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2028 al 2030 a valere sui proventi della messa all’asta delle quote di emissione di anidride carbonica (ETS), per un totale di 120 milioni.

Ai titolari spetta un contributo pari alla metà della spesa ma fino a un massimo di 60.000 euro per impianto, per la conversione in stazioni di ricarica di veicoli elettrici o di distribuzione di biocarburanti (biofuel). I criteri applicativi arriveranno con i provvedimenti attuativi, chiamati a definire le voci di spesa ammesse e il cumulo con altri incentivi.

Esempi di contributo

Spesa per la riconversione Tetto massimo del contributo
40mila euro 20mila euro
80mila euro 40mila euro
120mila euro 60mila euro
180mila euro 60mila euro
250mila euro 60mila euro

Ai gestori il cui rapporto non prosegua nell’impianto convertito spetta un indennizzo fino a 20mila euro. Contestualmente, slitta al 31 dicembre 2028 il termine per applicare la procedura semplificata di dismissione degli impianti chiusi definitivamente.

Riforma RC auto, premi proporzionali al rischio

Per quanto riguarda la RC auto, la novità consiste in una delega al Governo per riformare il meccanismo dei premi, rendendolo più proporzionale al rischio legato alle specifiche situazioni. L’obiettivo è la riduzione del premio per gli automobilisti i cui comportamenti risultano particolarmente virtuosi. Già oggi il costo della RC auto si basa su questo principio, per cui chi fa meno incidenti paga di meno, e nonostante questo gli automobilisti più virtuosi risultano penalizzati dal fatto che il costo dei sinistri viene almeno in parte spalmato su tutti gli assicurati.

La delega dovrà anche migliorare il funzionamento del risarcimento diretto e rafforzare il contrasto alle frodi assicurative e all’evasione dell’obbligo di assicurazione.

Le altre misure nel Ddl Concorrenza 2026

Agenti immobiliari e altri mediatori, nuovi requisiti

Il ddl Concorrenza modifica anche i requisiti per l’iscrizione al ruolo di agenti di affari in mediazione, categoria che comprende gli agenti immobiliari insieme agli agenti merceologici, a quelli con mandato a titolo oneroso e a quelli in servizi vari. La novità opera «in alternativa ai titoli oggi richiesti» e consiste nel possesso di una laurea, da individuare con decreto ministeriale, e nel superamento di un apposito esame.

Il ruolo richiamato dal comunicato è quello istituito dalla legge 39/1989 presso le Camere di commercio, soppresso dall’articolo 73 del D.Lgs. 59/2010 e uscito di scena il 12 maggio 2012 con il D.M. 26 ottobre 2011. I richiami normativi a quel ruolo si intendono riferiti alla SCIA e all’iscrizione nel Registro delle imprese o nell’apposita sezione del REA.

È inoltre previsto l’obbligo di aggiornamento professionale continuo mediante crediti formativi, a pena di sospensione o cancellazione dal ruolo. Da chiarire se l’obbligo formativo si applichi a tutti gli iscritti o soltanto a chi accede alla professione con il nuovo percorso. Le associazioni di categoria lo leggono come un sistema di formazione continua esteso all’intera platea, ma la portata effettiva si potrà misurare solo sul testo trasmesso alle Camere.

Pluralismo dell’informazione

Il ddl Concorrenza 2026 modifica i criteri di riparto del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione, con l’ammissione in graduatoria delle emittenti televisive comunitarie con almeno un dipendente per ciascun marchio o palinsesto e per ciascuna area tecnica, e delle emittenti televisive locali con numerazione automatica che utilizzino almeno un megabit al secondo di capacità trasmissiva.

Restano invece fuori dal testo approvato due misure attese: le nuove norme contro il telemarketing telefonico selvaggio e il diritto al doggy bag, che impedirebbe ai ristoratori di rifiutare la consegna degli avanzi dei cibi ordinati. In entrambi i casi non si esclude un recupero delle disposizioni in sede di dibattito parlamentare, dove il testo potrà essere modificato con emendamenti prima del voto definitivo.