Il dibattito sull’ingresso precoce nel lavoro, riacceso dalla proposta di Roberto Vannacci di reintrodurre il libretto a 14 anni, ha riportato l’attenzione sulle competenze economiche e finanziarie delle nuove generazioni. Secondo la ricerca Educazione finanziaria a ritmo della Gen Z di Value Partners e AIEF, presentata al Senato con il patrocinio del MEF, solo il 35% dei giovani italiani under 30 possiede competenze di base per gestire introiti e risparmi, un livello che colloca l’Italia tra gli ultimi Paesi dell’area OCSE. Uno spunto di lettura che va letto accanto alle rilevazioni istituzionali vere e proprie, che misurano lo stesso divario con un impianto solido.
In sintesi:
- le rilevazioni convergono su un divario di competenze finanziarie tra i giovani, con l’Italia sotto la media OCSE;
- le lacune si concentrano su previdenza complementare, interesse composto, inflazione e diversificazione del rischio;
- l’educazione finanziaria è inserita nell’insegnamento dell’educazione civica, ai sensi della legge 5 marzo 2024, n. 21.
Under 30 con scarse competenze finanziarie di base
Il 35% dei giovani della Gen Z possiede nozioni finanziarie di base, il 42% usa piattaforme di investimento digitali e il 22% produce reddito in proprio, spesso da freelance o creator: lo rileva l’indagine promossa dalla società di consulenza e dall’associazione di educatori finanziari.
Per comprendere davvero il fenomeno, il riferimento reale è dato però da fonti indipendenti e istituzionali, che hanno misurato l’alfabetizzazione finanziaria dei giovani italiani negli ultimi anni.
| Fonte e impianto della rilevazione | Dato sui giovani |
|---|---|
| Value Partners e AIEF, ricerca presentata al Senato il 23 giugno 2026, indagine promossa da operatori del settore | il 35% ha competenze finanziarie di base; il 42% usa piattaforme di investimento digitali e il 22% produce reddito in proprio |
| OCSE-PISA 2022, rilevazione internazionale sui quindicenni, oltre 6.200 studenti italiani | punteggio medio di 484 contro i 498 della media OCSE; solo il 5% al livello massimo contro l’11% dell’area OCSE; il 37% ha un conto contro il 63% |
| Banca d’Italia, indagine 2023 su oltre 5.300 giovani tra 18 e 34 anni | l’inflazione è compresa dal 65,3%, la diversificazione del rischio dal 63,1% e il tasso di interesse dal 59,9%; solo il 12,4% usa un fondo pensione |
Giovani deboli su inflazione e interesse composto
Le nozioni meno padroneggiate sono quelle che governano ogni decisione di risparmio e investimento: secondo la Banca d’Italia il concetto di tasso di interesse è chiaro solo al 59,9% dei giovani, la diversificazione del rischio al 63,1% e l’inflazione al 65,3%. Sono le tre aree su cui si gioca la differenza tra una scelta consapevole e una subita.
L’interesse composto, il meccanismo che sfugge di più
L’interesse composto premia chi inizia presto, perché i rendimenti si reinvestono e generano a loro volta rendimenti. Chi versa 100 euro al mese dai 25 ai 35 anni e poi si ferma, lasciando lavorare il capitale, arriva spesso a un montante più alto di chi versa la stessa cifra dai 35 fino alla pensione: il vantaggio non nasce dagli importi ma dagli anni in più a disposizione. È la ragione per cui la scarsa dimestichezza con questo meccanismo si traduce in scelte previdenziali rinviate e in occasioni perse.
Rischio e diversificazione nelle scelte di investimento
La diversificazione del rischio resta il secondo nodo: distribuire il capitale su strumenti diversi riduce l’esposizione al singolo evento negativo, un principio che quattro giovani su dieci non applicano perché non lo conoscono. Le piattaforme digitali, usate dal 42% secondo la ricerca Value Partners-AIEF, abbassano la barriera d’ingresso ma non colmano da sole questa lacuna, e anzi espongono chi investe senza basi a decisioni guidate dall’emotività.
Le competenze che servono, dal debito alla previdenza
Al di là dei documenti da leggere, la competenza finanziaria di un giovane si misura su quattro ambiti pratici: la gestione del budget mensile, l’uso consapevole di credito e debito, l’investimento del risparmio e la pianificazione previdenziale. Proprio quest’ultima è la più trascurata, con appena il 12,4% degli under 34 che secondo la Banca d’Italia usa un fondo pensione, in una generazione destinata a pensioni pubbliche più leggere.
Il divario ha una radice familiare oltre che scolastica: la rilevazione OCSE-PISA mostra che in Italia i ragazzi parlano di denaro in casa meno che nella media dei Paesi avanzati, e che solo il 37% possiede un conto contro il 63% dell’area OCSE. La gestione del denaro resta così un apprendimento rimandato all’età adulta, quando gli errori costano di più.
Come si colma il divario tra scuola e fonti pubbliche affidabili
Il primo intervento strutturale è la scuola: la legge 5 marzo 2024, n. 21, all’articolo 25, ha inserito l’educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale tra i contenuti dell’educazione civica, con avvio dall’anno scolastico 2024/2025 e programmi definiti dal Ministero dell’Istruzione e del Merito d’intesa con Banca d’Italia, Consob, IVASS e COVIP. L’insegnamento non è una materia autonoma ma rientra nelle 33 ore annue di educazione civica.
Accanto alla scuola agiscono le iniziative pubbliche e i portali gratuiti di enti terzi come la Banca d’Italia, utili proprio perché offrono contenuti validati. È il contrappeso a un dato che la stessa ricerca Value Partners-AIEF segnala: una quota rilevante di giovani si forma sui social media, dove la qualità dell’informazione finanziaria non è garantita e il confine con la promozione di prodotti è labile.