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Deficit al 3,1% secondo Eurostat: Italia sotto procedura UE fino al 2027

di Barbara Weisz

22 Aprile 2026 12:48

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Il disavanzo non riesce a scendere sotto il 3% e l'Italia resta sotto procedura UE per deficit eccessivo fino al 2027: impatto immediato nel Documento programmatico di Bilancio.

Alla fine si conferma lo scenario peggiore: Eurostat ha certificato per l’Italia il deficit 2025 al 3,1% del PIL, confermando le stime ISTAT di marzo. Un decimale – in soldoni, un miliardo di euro – sopra la soglia massima prevista dal Patto di Stabilità ma sufficiente a prolungare di un altro anno la procedura UE per deficit eccessivo. Nello stesso giorno, il Documento di Finanza Pubblica 2026 arriva in Consiglio dei Ministri con stime di crescita riviste al ribasso e un quadro reso più difficile dalla coda del Superbonus e dall’incertezza geopolitica.

Deficit Italia, meno di un decimale vale un anno di vincoli

La Manovra 2026 stimava per il 2025 un rapporto deficit/PIL al 3%. Una soglia che avrebbe consentito di uscire dalla procedura di infrazione europea recuperando autonomia nella gestione dei conti pubblici. Il 3,07% certificato da Eurostat sposta l’uscita al 2027, imponendo un altro anno di regole più rigide nella programmazione di riforme e misure di sostegno per famiglie e imprese.

L’amara sorpresa è maturata negli ultimi mesi. Fino all’ultimo, i tecnici del Ministero dell’Economia hanno cercato di capire se ci fossero margini per recuperare qualche centinaio di milioni di euro — quei pochi che avrebbero potuto assestare il disavanzo al 3%. Le stime autunnali sembravano incoraggianti; poi la coda del Superbonus si è rivelata più onerosa del previsto.

=> Deficit e PIL: dati ISTAT e reazioni di Governo

La zavorra del Superbonus sui conti pubblici

Il Superbonus continua dunque a incidere sui conti pubblici, anche a distanza di anni dalla sua introduzione. I crediti edilizi accumulati negli anni del boom delle detrazioni al 110% rappresentano un onere complessivo stimato in circa 230 miliardi di euro, di cui oltre 165 miliardi imputabili direttamente al Superbonus. La coda di contabilizzazione ha impresso un’accelerazione imprevista al deficit nel finale del 2025, portando il saldo sopra il 3% nonostante il miglioramento rispetto al 3,4% del 2024.

In valore assoluto, quello 0,1% sopra la soglia vale circa un miliardo di euro di maggiore indebitamento netto. Gli utili 2025 della Banca d’Italia, pari a 1,65 miliardi in larga parte destinati allo Stato, non sono stati sufficienti da soli a riportare il disavanzo sotto il limite comunitario. La cifra finale del consuntivo rimane dunque quella certificata da Eurostat.

Gli obblighi per i Paesi sotto procedura UE

La distinzione tra uscita e permanenza nella procedura per deficit eccessivo ha effetti diretti sulla libertà di bilancio. Fuori dalla procedura l’obbligo si riduce al rispetto del vincolo sul contenimento della spesa primaria netta. Restando sotto osservazione, invece, il Governo deve proseguire nella traiettoria di riduzione del disavanzo: un vincolo aggiuntivo che restringe i margini per nuove misure strutturali nella Legge di Bilancio.

L’effetto più tangibile nel contesto attuale riguarda anche la spesa per la difesa. I Paesi possono destinare fino all’1,5% del PIL alla difesa senza aumentare il disavanzo strutturale ma quelli ancora sotto procedura non possono utilizzare questa clausola per accelerare l’uscita. Con il 3,1% certificato, l’Italia si trova in una posizione doppiamente vincolata, obbligata alla traiettoria di rientro mentre gli alleati europei accelerano sul riarmo nel quadro degli impegni NATO.

Il DFP 2026 in Consiglio dei Ministri

Nella stessa giornata in cui Eurostat ha pubblica i dati sul 2025, il Governo porta il Documento di Finanza Pubblica 2026 in Consiglio dei Ministri. Il DFP — il nuovo nome dell’ex DEF — contiene i numeri definitivi sul quadro economico a legislazione vigente, senza incorporare l’impatto di nuove politiche. Le previsioni di crescita devono incamerare una revisione al ribasso: le stime autunnali indicavano un PIL 2026 allo 0,7% ma FMI, Banca d’Italia e OCSE collocano ora la crescita tra lo 0,4% e lo 0,5%.

Il DFP fisserà anche la traiettoria del triennio successivo. Il dato da proteggere, su cui si misurerà la manovrabilità della Legge di Bilancio 2027 — ultima della legislatura — è il deficit 2026 al 2,8%. Se quel valore reggesse, l’Italia potrebbe rientrare sotto il 3% nel corso dell’ann0 e candidarsi all’uscita dalla procedura nella primavera del 2027.

La clausola di salvaguardia e la partita con Bruxelles

Il Governo intensifica intanto il pressing per allentare i vincoli europei. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti sollecita una riflessione sul nuovo contesto internazionale, caratterizzato dalla guerra nel Golfo e dalle tensioni sui prezzi di carburanti ed energia. La richiesta italiana punta a ottenere l’attivazione di una clausola di salvaguardia più ampia, che consenta agli Stati di finanziare sconti in bolletta e misure contro il caro energia senza computarle nel deficit ai fini della procedura.

Bruxelles ha finora risposto che la clausola può essere attivata solo in caso di grave recessione economica nell’area Euro o nell’UE nel suo complesso — uno scenario che al momento non sussiste. Il negoziato resta però formalmente aperto: la Commissione UE valuterà la situazione italiana nell’ambito del Pacchetto di primavera del Semestre europeo, atteso per inizio giugno, sulla base del dato definitivo di consuntivo 2025 appena certificato.