Titoli di Stato: calendario emissioni fino a gennaio 2026

di Redazione PMI.it

26 Settembre 2025 10:02

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In emissione nuovi BTP sul mercato e ulteriori tranche di titoli di Stato in collocamento nei prossimi mesi: il calendario da qui a gennaio 2026.

Da ottobre a dicembre 2025, il Ministero delle Finanze collocherà sul mercato titoli di Stato a medio lungo termine per un valore fra i 55 e i 65 miliardi di euro. Nello specifico, saranno collocati un BTP a 5 anni e uno a 10 anni oltre a nuove tranche di altri quattro titoli. Il calendario delle emissioni del quarto trimestre è stato comunicato assieme al prospetto dei collocamenti previsti a gennaio 2026.

Nel documento sono forniti anche dati di finanza pubblica e informazioni sul contesto macroeconomico, che vedono il deficit su valori prossimi al 3% già nel 2025.

Le prossime emissioni di titoli di Stato

A fine agosto 2025, lo stato di avanzamento del programma di emissione per l’anno in corso si è attestato al 73%, percentuale che sale all’83% includendo le operazioni effettuate o in programma in settembre. Da ottobre a dicembre, viene annunciato il collocamento di due BTP, entrambi con ammontare minimo pari a 10 miliardi di euro, con scadenza rispettivamente a 5 e 10 anni.

Vengono poi annunciate nuove tranche di altri quattro titoli, in base al seguente prospetto:

In base all’andamento del mercato potranno eventualmente essere immessi sul mercato ulteriori titoli oppure nuove tranche.

Collocamento BOT e BTT a gennaio 2026

Nel mese di dicembre verrà pubblicato il calendario delle emissioni 2026, nel frattempo sono stati anticipati i seguenti collocamenti di gennaio:

Il contesto economico

Questo programma si inserisce in un quadro macroeconomico relativamente positivo: la crescita acquisita è attualmente pari 0,5% per il 2025, non lontana dall’obiettivo dello 0,6% indicato nel mese di aprile. In base alle anticipazioni, il prossimo Documento programmatico di finanza pubblica dovrebbe contenere una revisione al ribasso, stimando un PIL 2025 in crescita dello 0,5%.

Fra i dati del secondo trimestre spicca l’arretramento dell’export, -1,7%, considerato di natura transitoria: i dati di giugno e luglio e l’accordo raggiunto con gli Stati Uniti sui dazi suggeriscono una riduzione della volatilità degli scambi con l’estero. I primi indicatori mensili in vista dei dati sul terzo trimestre sono considerati incoraggianti. In generale, il report è improntato a un cauto ottimismo sul fronte macroeconomico.

Anche la finanza pubblica viene definita solida, non risulta compromessa la sua tenuta nel medio luno periodo. E anzi, c’è l’esplicita previsione di un rapporto deficiti/PIL «su valori prossimi al 3% già nel 2025», e costantemente al di sotto di tale soglia nei prossimi anni.