Costo TARI oltre 600 euro: le città dove la tassa sui rifiuti costa di più

di Barbara Weisz

28 Maggio 2026 11:54

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La nuova classifica TARI mostra città e Regioni dove la tassa rifiuti costa di più, con Catania sopra 600 euro e il Green Book sul divario Sud-Nord.

La TARI supera i 600 euro l’anno a Catania e scende sotto i 200 euro a Cremona. La nuova classifica sui costi della tassa per i rifiuti urbani conferma un divario ampio tra città, Regioni e aree del Paese: secondo Cittadinanzattiva, una famiglia tipo paga in media 340 euro, con valori più alti nel Mezzogiorno e nei capoluoghi dove il ciclo dei rifiuti è più costoso. Il Green Book 2026 di Utilitalia e Fondazione Utilitatis aggiunge il dato industriale: riciclo effettivo al 52%, raccolta differenziata al 68% e TARI media a 333 euro, con il Sud circa 90 euro sopra il Nord.

Classifica TARI, le città più care

La classifica TARI vede Catania al primo posto tra i capoluoghi più costosi, con 602 euro l’anno per una famiglia tipo. Seguono Pisa, Genova e Napoli, tutte sopra o vicine alla soglia dei 500 euro. Tra le prime dieci città, sette appartengono al Mezzogiorno. I costi sono riferiti alle tariffe applicate nel 2025.

Città TARI
Catania 602 euro
Pisa 557 euro
Genova 509 euro
Napoli 496 euro
Andria 491 euro
Reggio Calabria 484 euro
Brindisi 473 euro
Pistoia 473 euro
Barletta 471 euro
Salerno 464 euro

Le città dove la tassa sui rifiuti costa meno

All’estremo opposto della classifica della tassa rifiuti ci sono soprattutto città del Nord. Cremona è il capoluogo più economico, con 196 euro l’anno, seguita da Udine e Trento a 199 euro. Tra le prime dieci città meno care, otto appartengono a Regioni settentrionali.

Città TARI
Cremona 196 euro
Udine 199 euro
Trento 199 euro
Isernia 208 euro
Fermo 211 euro
Pordenone 216 euro
Brescia 217 euro
Belluno 223 euro
Bergamo 226 euro
La Spezia 242 euro

Le Regioni con la TARI più alta e più bassa

La classifica regionale conferma lo stesso squilibrio. La Puglia è la Regione più costosa, con 445 euro l’anno, seguita da Campania e Sicilia. Tra i valori più bassi figurano Trentino-Alto Adige, Molise, Lombardia, Friuli Venezia Giulia e Marche.

Regione TARI media
Puglia 445 euro
Campania 418 euro
Sicilia 402 euro
Toscana 397 euro
Umbria 391 euro
Trentino-Alto Adige 224 euro
Molise 254 euro
Lombardia 262 euro
Friuli Venezia Giulia 274 euro
Marche 279 euro

Il confronto Nord, Centro e Sud

Secondo Cittadinanzattiva, nel 2025 la spesa media TARI è pari a 340 euro l’anno, con 290 euro al Nord, 364 euro al Centro e 385 euro al Sud. Il Green Book 2026 usa una base di calcolo diversa, riferita a una famiglia di tre componenti in un’abitazione di 100 metri quadrati, e indica una media nazionale di 333 euro. Le due rilevazioni convergono sulla stessa frattura territoriale. Nel Green Book la TARI media è pari a 288 euro al Nord, 358 euro al Centro e 378 euro al Sud, con circa 90 euro di differenza tra Mezzogiorno e Settentrione.

Perché al Sud la TARI costa di più?

Il Green Book 2026 collega il costo della TARI su calcolo, scadenze e bonus alla struttura del ciclo dei rifiuti. Il deficit impiantistico del Mezzogiorno aumenta i costi di trattamento, trasporto e conferimento, perché una parte dei rifiuti deve essere trasferita fuori territorio.

Il divario riguarda soprattutto il Sud peninsulare e la Sicilia, dove il fabbisogno di impianti coinvolge sia la frazione organica sia il rifiuto indifferenziato residuo. La conseguenza arriva nei Piani Economico-Finanziari dei Comuni e nelle tariffe applicate alle utenze domestiche.

Riciclo al 52% e raccolta differenziata al 68%

Il Green Book 2026 fotografa un settore in crescita sul fronte dell’economia circolare. Nel 2024 la produzione nazionale di rifiuti urbani ha superato 29,9 milioni di tonnellate, con un aumento del 2,3% sull’anno precedente. La raccolta differenziata ha raggiunto il 68% della produzione nazionale, con quasi 20,3 milioni di tonnellate intercettate.

Il riciclo effettivo è salito al 52%, con un incremento di 1,3 punti percentuali. La distanza tra raccolta differenziata e riciclo reale dipende dalla qualità dei conferimenti, dalla selezione, dagli scarti e dalla capacità delle filiere di usare le materie prime seconde.

Filiere del riciclo e costi di raccolta

La quota maggiore dei rifiuti avviati a riciclo riguarda la frazione organica, pari al 41% del totale. Seguono carta e cartone con il 25%, vetro con il 13%, legno con il 7% e plastica con il 6%.

Ogni filiera ha costi diversi. Vetro, carta e cartone presentano costi medi di raccolta e trattamento più contenuti rispetto alla plastica, dove incidono impurità, frazioni estranee, volumi movimentati e concorrenza con le materie prime vergini.

Frammentazione dei servizi e costi comunali

Accanto agli impianti, il Green Book segnala la frammentazione dei servizi. Nel 2024 il 62% dei bandi è stato indetto dai Comuni e, tra questi, il 96% ha riguardato affidamenti relativi a un singolo Comune.

Affidamenti locali, gare brevi e minore integrazione industriale riducono le economie di scala e rendono più complessa la programmazione degli investimenti. In questo quadro si inseriscono le Linee Guida TARI 2026 sui fabbisogni standard, con i parametri tecnici per valutare i costi del servizio rifiuti.

Bonus sociale TARI e rottamazione locale

Il rincaro territoriale della TARI si somma alle nuove misure sui tributi locali. Per i debiti già iscritti a riscossione, la rottamazione IMU, TARI, multe e tributi locali dipende dalle scelte dei singoli enti e segue regole diverse rispetto alla tassa rifiuti corrente.

Dal 2026 è inoltre attivo il bonus sociale TARI, con sconto del 25% per i nuclei con ISEE sotto soglia. L’agevolazione riduce l’importo dovuto dalle famiglie ammesse, mentre le classifiche aggiornate mostrano quanto il costo del servizio cambi da città a città.