Stretta sui reati ambientali per le imprese. Il Consiglio dei Ministri ha approvato in via definitiva il decreto legislativo che recepisce la Direttiva UE 2024/1203 con nuove fattispecie di reato, sanzioni più alte e responsabilità aziendale rafforzata ai sensi del DLgs. 231/2001. Per aziende manifatturiere, dei settori logistica, edilizia, commercio di apparecchiature e delle filiere che trattano rifiuti, gas fluorurati o prodotti potenzialmente inquinanti, scattano nuovi controlli interni, con adeguamento dei modelli organizzativi e della catena dei fornitori.
- I nuovi reati ambientali in Italia
- Prodotti inquinanti e aggravanti ambientali
- Sostanze sotto presidio penale
- Responsabilità 231 più estesa per le aziende
- Rifiuti e sanzioni più severe per le condotte irregolari
- Gli adempimenti da controllare in azienda
- Piano nazionale contro i crimini ambientali
- I tempi di entrata in vigore
I nuovi reati ambientali in Italia
Il decreto attua la Direttiva UE 2024/1203, che sostituisce le precedenti direttive 2008/99/CE e 2009/123/CE sulla tutela penale dell’ambiente. L’intervento aggiorna il Codice penale, amplia le condotte punibili e introduce una lettura più ampia dei beni tutelati includendo anche habitat, ecosistemi, biodiversità, flora e fauna.
Tra le novità centrali rientra il nuovo delitto di commercio di prodotti inquinanti, destinato a colpire l’immissione sul mercato o la circolazione di beni il cui uso possa provocare deterioramento misurabile dell’acqua, dell’aria, del suolo, degli ecosistemi o della biodiversità. La norma interessa in modo diretto le imprese che producono, importano, distribuiscono o commercializzano prodotti con potenziale effetto ambientale.
Prodotti inquinanti e aggravanti ambientali
Il decreto modifica il reato di inquinamento ambientale, includendo espressamente anche il danno agli habitat. Le aggravanti scattano quando l’inquinamento riguarda aree vincolate, specie protette, ecosistemi di grandi dimensioni oppure produce effetti durevoli o pericoli per la salute umana.
Viene inoltre introdotta una definizione più ampia di condotta abusiva. Rientrano nell’area penalmente rilevante anche le violazioni del diritto dell’Unione europea in materia ambientale, le violazioni di norme nazionali attuative delle regole UE e le attività svolte sulla base di autorizzazioni ottenute con frode, violenza, minaccia o reati contro la pubblica amministrazione.
Sostanze sotto presidio penale
Il decreto introduce nuove fattispecie sulla produzione e commercio di sostanze ozono lesive. Le condotte abusive di produzione, immissione sul mercato, importazione, esportazione, uso o rilascio di sostanze che riducono lo strato di ozono sono punite con la reclusione da due a cinque anni e con la multa da 10.000 a 80.000 euro.
Per i gas fluorurati a effetto serra, la produzione, importazione o esportazione abusiva può comportare l’arresto da sei mesi a un anno oppure l’ammenda da 10.000 a 150.000 euro. L’immissione sul mercato, l’uso o il rilascio abusivo delle stesse sostanze o di apparecchiature che le contengono comporta l’arresto da due a sei mesi oppure l’ammenda da 1.000 a 50.000 euro.
Responsabilità 231 più estesa per le aziende
La parte più delicata per le imprese riguarda il D.Lgs. 231/2001. Il decreto interviene sull’articolo 25-undecies, dedicato ai reati ambientali, ampliando il catalogo dei reati presupposto e aumentando le sanzioni pecuniarie applicabili agli enti.
La responsabilità aziendale si affianca a quella delle persone fisiche quando il reato viene commesso nell’interesse o a vantaggio dell’ente. In pratica, l’azienda esposta a rischi ambientali dovrà verificare la tenuta del proprio Modello 231, dei protocolli di controllo, delle deleghe interne, delle procedure sui fornitori e della tracciabilità documentale.
Rifiuti e sanzioni più severe per le condotte irregolari
Il Governo segnala anche una distinzione sanzionatoria più netta per la condotta di trattamento non autorizzato dei rifiuti, basata sulla pericolosità dei materiali. Le sanzioni vanno dall’ammenda di 2.000 euro fino alla reclusione di tre anni. Questo profilo si collega alla disciplina già prevista per le violazioni ambientali sanabili, nelle quali l’impresa può estinguere il reato adempiendo alle prescrizioni tecniche e versando la sanzione ridotta. La nuova stretta alza però il livello di attenzione sulle condotte che superano la soglia della semplice regolarizzazione amministrativa.
Gli adempimenti da controllare in azienda
Le imprese esposte a rischi ambientali dovrebbero aggiornare la mappatura dei processi sensibili, con particolare attenzione a produzione, logistica, rifiuti, manutenzioni, fornitori, importazioni, apparecchiature contenenti gas fluorurati e prodotti immessi sul mercato. La revisione dovrebbe riguardare soprattutto:
- la verifica del Modello 231 rispetto ai nuovi reati ambientali e alle aggravanti previste dal decreto;
- l’aggiornamento delle deleghe e delle responsabilità interne su ambiente, sicurezza, qualità e acquisti;
- il controllo dei contratti con fornitori, trasportatori, smaltitori, distributori e partner della filiera;
- la raccolta ordinata di autorizzazioni, certificazioni, formulari, registri e prove di tracciabilità;
- la formazione dei ruoli aziendali coinvolti nei processi ambientali e nella circolazione dei prodotti.
Piano nazionale contro i crimini ambientali
Il decreto istituisce presso la Procura generale della Corte di cassazione un Sistema di coordinamento nazionale per il contrasto alla criminalità ambientale, con il coinvolgimento delle autorità giudiziarie competenti. Il Procuratore generale potrà avvalersi anche della collaborazione specialistica dell’Arma dei Carabinieri.
Entro il 21 maggio 2027 dovrà inoltre essere elaborata la Strategia nazionale di contrasto ai crimini ambientali, con obiettivi, priorità, ruoli delle autorità coinvolte, sostegno ai professionisti impegnati nei controlli e aggiornamento triennale basato sull’analisi dei rischi.
I tempi di entrata in vigore
Dopo l’approvazione definitiva del Consiglio dei Ministri, il decreto attende il completamento dell’iter formale e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Da quel momento le imprese dovranno misurarsi con un sistema più severo, nel quale la compliance ambientale diventa parte integrante della prevenzione dei reati aziendali.
La lettura più prudente porta a trattare la riforma come un intervento da recepire subito nei controlli interni. Nei settori più esposti, attendere il primo accertamento equivale a lasciare scoperto proprio il presidio che il Modello 231 dovrebbe garantire in via preventiva.