Welfare aziendale, i lavoratori lo preferiscono all’aumento di stipendio

di Teresa Barone

30 Settembre 2026 09:00

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Il welfare aziendale convince più dell’aumento di stipendio: il 62% dei lavoratori lo preferisce, mentre in Italia crescono richieste di tutele e conciliazione vita-lavoro.

Il welfare aziendale guadagna terreno rispetto all’aumento di stipendio nelle preferenze dei lavoratori: il 62% sceglierebbe investimenti dell’azienda nel benessere, mentre tutele personali e conciliazione vita-lavoro assumono un ruolo crescente anche nella fidelizzazione dei dipendenti.

Welfare aziendale al posto dell’aumento di stipendio

Il 62% dei lavoratori preferirebbe investimenti aziendali destinati al proprio benessere rispetto a un aumento salariale diretto, secondo le anticipazioni della ricerca europea Il Grande Gap 2026 di Epassi. La preferenza riguarda quindi il valore attribuito a benefit e servizi aziendali capaci di incidere sulla vita quotidiana. La ricerca confronta le aspettative dei lavoratori con le politiche adottate dalle imprese in otto Paesi europei, Italia compresa.

Il trend mostra che, nella valutazione complessiva del rapporto di lavoro, una parte ampia dei dipendenti attribuisce valore anche a salute, flessibilità e sostegno alle esigenze familiari.

Benefit aziendali, assicurazioni e sostegno ai familiari

In Italia, le assicurazioni rappresentano la prima priorità per il 46% dei dipendenti intervistati, mentre il 38% indica tra le esigenze più rilevanti il sostegno rivolto a chi ha familiari a carico.

Le preferenze riflettono soprattutto bisogni legati a salute e carichi di cura, che aumentano con l’età media della forza lavoro e con la presenza di dipendenti impegnati contemporaneamente nell’assistenza ai figli e ai genitori anziani.

La conciliazione tra vita privata e lavoro diventa così una componente del pacchetto complessivo offerto dall’azienda, insieme ai benefit economici e alle coperture assicurative. La composizione del piano assume quindi maggiore rilievo rispetto alla semplice quantità di servizi messi a disposizione.

Welfare e fidelizzazione dipendenti fino al 94%

La fedeltà aziendale dichiarata raggiunge il 94% tra i dipendenti soddisfatti del proprio welfare, rispetto al 69% rilevato tra chi giudica insufficienti le tutele offerte dall’azienda. Lo scarto mostra un’associazione tra soddisfazione per il welfare e fidelizzazione, senza attribuire ai benefit da soli la scelta di restare in azienda. Retribuzione, prospettive professionali, organizzazione del lavoro e qualità dell’ambiente aziendale continuano infatti a concorrere alla retention.

Paola Blundo, amministratrice delegata di Epassi Italia, richiama in particolare l’aumento dei carichi di cura legato all’invecchiamento della popolazione lavorativa:

Il peso della cura – di un figlio, di un genitore anziano, di un familiare in difficoltà – è diventato uno dei principali fattori di stress lavorativo. E con una forza lavoro che invecchia e vite professionali sempre più lunghe, questo peso non è destinato a diminuire.

Per le imprese, il dato sposta quindi l’attenzione sulla capacità del piano welfare di intercettare bisogni effettivi dei dipendenti: salute, famiglia, assistenza e organizzazione dei tempi di vita diventano componenti della strategia di retention insieme alla retribuzione.