Il contratto di cessione d’azienda: le risposte ai dubbi

La cessione di una attività imprenditoriale comporta la stipula di un contratto e precisi obblighi. Ma i dubbi normativi restano numerosi: cerchiamo di risolvere i principali.

Cessione d'azienda: le risposte ai dubbi normativi

Per cessione d’azienda si intende il trasferimento totale o di un ramo di essa (e quindi di una specifica attività dotata di propria e autonoma gestione produttiva) da un soggetto a un altro. La cessione può avere a oggetto beni materiali, immateriali e rapporti giuridico-economici. I beni in natura possono essere conferiti sia a titolo di proprietà che di godimento.

Dipendenti

La legge tutela i lavoratori dell’impresa ceduta prevedendo che il rapporto di lavoro non si estingue ma continua con il nuovo titolare dell’azienda, il quale deve applicare il contratto nazionale in vigore al momento del trasferimento. La cessione d’azienda non costituisce motivo di licenziamento se il trasferimento si verifica in imprese che occupano più di quindici dipendenti. =>Approfondisci norme e consigli per la cessione azienda

Imposte e sanzioni

Il cessionario dell’azienda è responsabile in solido con il cedente per il pagamento di imposte e sanzioni, in relazione alle violazioni commesse nell’anno in cui è avvenuto il trasferimento e nei due anni precedenti. L’Agenzia delle Entrate, così come tutti gli enti interessati quali Regioni, Province e Comuni, è tenuta a rilasciare un certificato sull’esistenza di contestazioniin corso e di quelle già definite per i quali i debiti non sono ancora stati estinti. La responsabilità solidale non può eccedere il valore dell’azienda ceduta. Inoltre viene imposto all’ufficio creditore di procedere anzitutto in via esecutiva nei confronti del cedente. => Vai alla Guida per vendere un’attività commerciale

Tassazione

La cessione d’azienda, se avviene a titolo oneroso, è un’operazione imponibile ai fini dell’imposta sui redditi IRES e IRPEF. Dalla differenza fra il corrispettivo o l’indennizzo conseguito, al netto degli oneri accessori di diretta imputazione, e il costo non ammortizzato si genera una plusvalenza. A decorrere dal 1 gennaio 2004, alle plusvalenze realizzate è applicabile la tassazione ordinaria, oppure quella separata se il cedente è una persona fisica. Se l’azienda è posseduta da almeno tre anni è consentito il differimento della tassazione mediante la ripartizione della plusvalenza in quote costanti fino a un massimo di cinque anni secondo quanto indicato dall’articolo 86 del TUIR. Se invece l’azienda è posseduta da più di cinque anni, l’imprenditore dell’impresa individuale può optare per la tassazione separata (e cioè con l’aliquota corrispondente alla metà del reddito complessivo del contribuente nei due anni precedenti o al reddito complessivo di uno di tali anni se nell’altro non vi sia stato reddito imponibile) purché sia fatta esplicita richiesta nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo in cui è stata realizzata la plusvalenza. Qualora, invece, si ottenga una minusvalenza sarà interamente deducibile ai fini IRPEF/IRES.