Cambio operatore TLC: Tar blocca delibera

di Alessandro Vinciarelli

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Il Tar del Lazio ha sospeso l'entrata in vigore del provvedimento che prevedeva l'entrata in vigore di un PIN personale per tutelare i consumatori da cambi di operatore non richiesti, ed ora è allarme truffe

Accolto il ricorso avanzato dai gestori telefonici presso il Tar del Lazio, per impedire l’applicazione della delibera dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni che avrebbe permesso il passaggio rapido da un operatore di telefonia ad un altro sulla base del nuovo sistema a PIN, che sarebbe dovuto partire a marzo.

A comunicarlo è stato il Movimento di difesa del cittadino, preoccupato per le ricadute in termini di aumento delle bollette per servizi non richiesti.

Si teme ora, in pratica, il dilagare di truffe, ovvero il rischio che molti utenti rimangano vittime di raggiri e abusi derivanti dall’aumento ingiustificato del costo delle bollette (senza la possibilità di cambiare in fretta operatore) o dall’eventualità di ritrovarsi abbonati presso un nuovo gestore senza averlo richiesto esplicitamente.

L’obiettivo della precedente delibera era proprio quello di contrastare il fenomeno dei servizi non richiesti direttamente dall’utente, compreso il passaggio ad altro gestore. Per questo scopo era stato introdotto il meccanismo di un codice PIN personale segreto da comunicare al nuovo operatore, che a sua volta lo trasmetteva al vecchio operatore come prova diretta dell’effettiva volontà del cliente di cambiare.

A onor del vero, non erano però favorevoli al PIN per il cambio di operatore di telefonia fissa Adiconsum e Altroconsumo, per il timore che questo offrisse all’azienda cedente uno strumento per prolungare e ostacolare il passaggio alla concorrenza.

Ora il TAR del Lazio ha deciso di sospendere l’entrata in vigore di questo provvedimento, al quale gli operatori avrebbero dovuto adattarsi entro fine di gennaio.

L’auspicio del Movimento di difesa del cittadino, come riferito dal responsabile Nuove tecnologie e servizi a rete Francesco Luongo è che «l’AgCom impugni immediatamente la decisione davanti al Consiglio di Stato, che già in passato ha dimostrato maggiore sensibilità verso i diritti degli utenti».

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