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Banda larga: la rivoluzione Bitstream

di Alessandro Longo

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Le nuove modalità di accesso alla banda larga promettono nuovi scenari per le offerte xDsl, più particolareggiate nei tagli e nei prezzi

Emerge all’orizzonte il futuro volto delle Adsl e Hdsl/Shdsl italiane, in controluce nella delibera Bitstream che è stata pubblicata a fine maggio dall’Autorità Garante delle Comunicazioni (Agcom). Delibera attesa, che mette insieme gli ultimi tasselli della riforma Bitstream, da cui cambierà il mercato xDsl all’ingrosso e di conseguenza le offerte al pubblico.

Si può prevedere che l’impatto sarà evidente a partire da quest’autunno. Un’occhiata alle novità permette quindi di capire che cosa cambierà, nelle xDsl italiane, in termini sia di prezzi sia di prestazioni.

Sarà una rivoluzione, perché per prima cosa, va chiarito che per Bitstream s’intende una nuova modalità di interconnessione degli operatori alla rete banda larga Telecom e un nuovo sistema di costi. Adesso gli operatori accedono all’ingrosso alla rete Telecom in un modo univoco: si agganciano al nodo Atm o, in alcuni casi, Ethernet. Possono personalizzare poco l’offerta, quindi.

Di fatto, le offerte dei concorrenti (eccetto quelle in unbundling, su infrastruttura propria) sono grosso modo sulla falsa riga di quelle di Telecom Italia: uno dei problemi che rendono la banda larga italiana poco varia, nelle offerte, rispetto a quella di altri Paesi europei.

Quando la riforma sarà effettiva, invece, gli operatori potranno scegliere a quale punto della rete Telecom collegarsi: al “Dslam Telecom” (apparato nella centrale telefonica di zona, è il punto più vicino all’utente), al nodo parent switch, al nodo distant switch (in questi tre casi, potranno scegliere tra Atm o Ethernet/IP) o alla rete Ip remota. Quanto più scelgono di avvicinarsi al Dslam e quindi all’utente, tanto più i provider devono investire in cavi estesi fino a incrociarsi con la rete Telecom.

Aumentano quindi i loro costi di start-up del servizio, ai quali si aggiungono quelli delle schede da inserire nel Dslam (acquistabili da Telecom o da altro fornitore).

In cambio, avvicinandosi al Dslam è possibile controllare l’offerta finale, personalizzarla in termini di banda allocata per utente, velocità di picco, garanzie. L’operatore non è obbligato, tuttavia, a investire nel Bitstream: se ha meno velleità, in certe zone, potrà continuare a comprare l’attuale offerta all’ingrosso Telecom, più semplice e chiavi in mano (ma meno personalizzabile).

L’altra novità del Bitstream è che introduce una nuova struttura dei costi. Gli operatori potranno comprare accesso all’ingrosso, ai vari spezzoni della rete Telecom Italia, per la prima volta secondo un principio di orientamento al costo.

Finora ha imperato la regola del “retail minus”: gli operatori acquistavano all’ingrosso, da Telecom, sulla base dei prezzi al dettaglio di Alice. In futuro, invece, i prezzi all’ingrosso saranno orientati ai costi effettivamente affrontati da Telecom per fornire il servizio agli operatori. Il vantaggio è che ci sarà quindi più indipendenza delle offerte concorrenti da quelle di Telecom e, forse, i prezzi scenderanno.

Questo è il punto più dubbio della delibera Bitstream e sul quale già le associazioni provider preparano battaglia. Agcom infatti ha chiesto a Telecom di formulare un’offerta Bitstream entro metà giugno (a 15 giorni dalla delibera) e i prezzi proposti potrebbero non soddisfare le controparti (come del resto già successo in passato in casi simili) e quindi condurre a polemiche, batti e ribatti, ulteriori lungaggini di cui non si sente la mancanza: il Bitstream, secondo i primi annunci, sarebbe già dovuto arrivare l’estate scorsa.

C’è da dire, tuttavia, che Agcom ha fatto il possibile per limitare i punti d’ombra della questione e nelle nuova delibera sistema infatti alcuni elementi rimasti finora nel dubbio. Si risponde nel dettaglio, per prima cosa, a una domanda: «in quali zone sarà disponibile il Bitstream, agli operatori?». Già da mesi è Agcom ha deciso che solo le centrali “non ancora aperte all’unbundling” saranno abilitate al Bitstream. Adesso però chiarisce che per centrale aperta all’unbundling intende una in cui ci sono gli apparati di almeno un operatore e sono attive «almeno 50 linee in modalità unbundling ai clienti finali».

Che succede alle zone che nel tempo raggiungono quota 50 utenti in unbundling? Telecom dopo 12 mesi le chiuderà alle nuove attivazioni Bitstream, continuando però a onorare i servizi già attivi con gli operatori (accettando anche i loro ulteriori aperti, fino a esaurimento delle porte). Lo scopo dell’Agcom, dichiarato, è infatti di tutelare e incoraggiare gli investimenti in unbundling. Non vuole che il Bitstream sia usato dagli operatori in alternativa a infrastrutture unbundling o per fare concorrenza con chi vi ha investito.

È evidente che il massimo dei vantaggi del Bitstream ci saranno su collegamenti in Ethernet (full IP, quindi), perché crescono le efficienze e i risparmi per gli operatori. Dove c’è Ethernet, inoltre, ci sono al solito anche Dslam Adsl 2 Plus di Telecom, quindi si accede a velocità di picco superiori. Solo una parte delle centrali con Adsl 2 Plus, tuttavia, non è raggiunta da unbundling.

Infine, gli operatori hanno ottenuto da Agcom che in delibera fosse imposto a Telecom di offrire loro (all’ingrosso) anche la tecnologia multicast, su rete Ethernet. Un traguardo per cui hanno fatto per un anno battaglia: grazie al multicast, infatti, potrebbero creare IPTV antagoniste a quella di Telecom pur senza dover creare una rete unbundling. Per tutti questi motivi, Agcom ha pensato bene di tutelare i collegamenti Ethernet, scrivendo in delibera che Telecom non dovrà farli pagare di più di quelli Atm (a parità di altre condizioni). Ha ascoltato così le richieste degli operatori, memori del fatto che Telecom, per molti mesi, ha prima negato loro l’accesso Ethernet, ai Dslam Adsl 2 Plus (relegandoli all’Atm), e poi, sotto le pressioni di Agcom, l’ha aperto solo a fronte di prezzi discriminatori. Risulta così da una sentenza del Tar del Lazio, che ha costretto Telecom, qualche mese fa, a migliorare le condizioni di accesso all’ingrosso alla rete Ethernet fino a 20 Mbps.

La delibera specifica anche quali tagli saranno configurabili dagli operatori su Dslam Telecom, grazie al Bitstream: ce ne sono molti che finora il pubblico non ha potuto avere (perché non previsti da Telecom Italia). Per esempio, tra l’altro: Adsl a 2/1 Mbps, 7 Mbps con upload a 256, 384, 512 o 900 Kbps. Su Adsl 2 Plus, 20 Mbps con upload di 384, 512, 768 o 1 Mbps.

Offerte di questo tipo potrebbero arrivare quindi presto sul mercato. L’ultimo nodo restano i costi del Bitstream agli operatori. L’offerta Bitstream Telecom dovrà basarsi sulla contabilità regolatoria del 2006 (dove sono indicati i vari elementi di costo affrontati per la rete), che però la stessa Agcom considera ancora “poco stabile”. Mancano del resto gli elementi contabili (la delibera chiede a Telecom di fornirli entro il 30 luglio 2007). Ecco perché Agcom ha previsto, in delibera, altri criteri per prendere le misure all’offerta Bitstream. Dovrà essere in linea con le best practice europee. Dovrà, cioè, avere prezzi e condizioni all’ingrosso vicini a quelli in vigore in Paesi europei considerabili modello per diffusione banda larga e comunque paragonabili all’Italia (Agcom non entra nel dettaglio, a riguardo).

In ogni caso, inoltre, l’offerta Bitstream dovrà sempre permettere agli operatori di poter replicare alle varie Adsl Alice disponibili al pubblico. Nell’attesa che la contabilità regolatoria sia più affidabile, insomma, questi criteri saranno da faro perché i prezzi Telecom siano adeguati alle richieste del mercato.

Nel quadro dei costi, fa eccezione quello supplementare che si applica alle Adsl attivate in assenza di linea Telecom Italia. Resta infatti retail minus: un canone che sarà pari a quello residenziale Telecom (ora 14,57 euro al mese), meno il 20 per cento.