Obsolescenza programmata IT

di Ferdinando Cermelli

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Obsolescenza programmata, ovvero prodotti con periodo di vita limitato: quando decadimento di prestazioni e stile obbligano a rinnovare il parco macchine.

Quante volte abbiamo scoperto che riparare costa più che sostituire nel mondo dell ‘ Information Technology? Che il mercato IT non preveda un ricco magazzino di singoli “ricambi” è cosa nota: se si guasta la motherboard (scheda madre) del PC è consuetudine sostituirla con una nuova, nessuno si sogna di cercare lo stesso modello (anche perché a distanza di qualche mese la stessa è a sua volta obsoleta). Non parliamo poi degli interventi di riparazione sui notebook.

Più subdola, invece, è l’obsolescenza delle prestazioni. Quante nuove release di prodotti e software lanciati sul mercato apportano realmente delle evoluzioni degne di upgrade? Parliamo di efficienza e non di aspetto e stile – vero è che i PC non risentono in genere della “moda”, ma è altrettanto vero che diversi notebook tendono a imporsi anche per il design accattivante (Apple Mac e Sony Vaio su tutti).

Quale novità sono state introdotte dai vari Microsoft Seven o Ubuntu Maverick Meerkat o da Mac-OS11? A leggere i ChangeLog – le checklist dei cambiamenti apportati – sembra che l’evoluzione sia tale da rendere inevitabile l’adozione di una nuova versione del sistema operativo per poter lavorare meglio. Ma il punto è: abbiamo realmente bisogno di una nuova interfaccia per il desktop o per una certa applicazione?

Le aziende a volte, per aiutare ulteriormente gli indecisi, introducono nell’aggiornamento l’incompatibilità con la versione precedente.

In questo, almeno, il mondo Open Source si chiama fuori garantendo la continua accessibilità ai file obsoleti. Ma quanti in questi mesi si sono trovati in difficoltà nell’accedere ad un file DOCX?

Viene spontaneo chiedersi se disporre di un sistema operativo che si avvia in 30 secondi piuttosto che 45 ci cambi la vita sul lavoro. Piuttosto, dovremo riflettere su quanti potenti strumenti abbiamo e neppure sfruttiamo appieno. Gli editor come MS Word ed OOo Write sono utilizzati al 10-15% delle reali potenzialità offerte da oltre il 90% degli utilizzatori. C’era proprio bisogno, allora, dei passare alla nuova versione?

Nelle Pmi, soprattutto, serve proprio la versione Enterprise della tale applicazione per raggiungere gli obiettivi prefissati? La mia maestra diceva «anche con la matita di Leonardo non avremmo disegnato la Gioconda». Come darle torto?

Non è da sottovalutare inoltre che tutta questa procurata vetustà di sistemi perfettamente funzionanti ha, come immediato riflesso, un incredibile aumento dei rifiuti tecnologici, il cui costo di smaltimento è altissimo. crisi o non crisi, lo shopping resta motore principale, dell’economia dei consumi in cui viviamo.

La pubblicità ci dice che saremo professionisti migliori se il nostro PC ha 4G di RAM e l’ultima CPU QuadCore, lo schermo ultrasottile ad altissima risoluzione e un disco rigido a 15.000 giri: quindi, di corsa a cercare il prodotto che ci renderà finalmente giustizia, almeno per i prossimi tre mesi. Poi diverrà anch’esso obsoleto e superato, ma almeno saremo più soddisfatti con l’ultimo modello di qualsiasi cosa. Eppure la felicità individuale è in costante diminuzione: come potrebbe essere diversamente visto che ciò che ci appaga oggi è sempre databile, evidente misura della nostra obsolescenza sociale?