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Il 4G in Italia: cosa faranno le aziende con la LTE

di Alessandro Longo

Pubblicato 12 Marzo 2012
Aggiornato 4 Settembre 2013 12:49

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Conto alla rovescia per l'adozione del 4G in Italia: entro pochi mesi la LTE porterà alle aziende italiane un incremento di velocità sulle reti mobili tale da abilitare nuovi servizi professionali: ecco cosa ci attende.

La quarta generazione per le reti mobili in Italia è vicina – tre mesi o poco più – e permetterà di entrare davvero nell’era del business ubiquo. Le aziende di qualsiasi dimensione, anche Pmi, avranno gli strumenti giusti per lavorare in mobilità senza più ostacoli, e non solo grazie all’aumento di velocità permesso dal 4G.

La velocità (fino a 100 Megabit per cella, con l’LTE) è sempre citata come il fattore di svolta, per le applicazioni business sul Mobile, ma c’è molto di più: la tecnologia LTE (Long Term Evolution) porta ridotta latenza, reti più efficienti e in grado di offrire capacità ad hoc. A questo si aggiunge, inoltre e in parallelo, l’evoluzione dei software professionale per smartphone.

Sono tutte notizie che è stato possibile toccare con mano durante il recente Mobile World Congress di Barcellona.

LTE: vantaggi per le aziende

TIM intende lanciare la tecnologia LTE in diverse città d’Italia nel corso dell’estate 2012; entro l’anno lo faranno anche 3 Italia, Vodafone e Wind (stando agli annunci). Solo nel 2013, però, la LTE sarà disponibile a livello nazionale, con una copertura che tenderà ad arrivare al 90 per cento della popolazione (presto o tardi: quest’aspetto non è ancora stato pianificato).

«Certo, lo sappiamo: l’aumento della banda permetterà applicazioni business ora molto difficoltose in mobilità. Videoconferenze, telelavoro. Per le aziende in particolare sarà molto utile la crescita della banda in upload, che ora è davvero scarsa con l’Umts/Hspa», spiega a PMI.it Francesco Sacco, managing director di Enter Bocconi.

«Ma i vantaggi tecnici vanno oltre questo – continua Sacco. La LTE sarà la prima tecnologia mobile ad avere una latenza simile all’Adsl: 10 ms, contro i 50-100 ms dell’Umts/Hspa. I quali sono davvero troppo per tutti i servizi cloud. Prova, con quella latenza, a fare collaboration o back up su storage remoto: vedi che il sistema ci mette un po’ troppo a rispondere».

Altro vantaggio, «la LTE consente alle aziende di gestire le policy di qualità in modo molto migliore rispetto ad oggi. E cioè, per esempio, di assegnare una certa quantità di banda a una videochiamata e così essere certi funzioni bene. A patto che l’operatore di rete, lo consenta, ovviamente».

Infine, la LTE  sfrutterà frequenze migliori di quelle finora usate per la banda larga mobile e questo consentirà di avere una migliore copertura indoor (si pensi al lavoro in mobilità negli aeroporti, dove adesso la qualità del segnale non è ottimale).

In Italia inoltre è in corso il refarming delle frequenze (l’Umts/Hspa si sta spostando sui 900 MHz) e così anche la precedente tecnologia banda larga migliorerà in copertura indoor. In futuro andrà ancora meglio.

A Barcellona è stato possibile vedere qualche demo di LTE Advanced, che dovrebbe arrivare nel 2015. Non solo darà più banda (1 Gbps per cella), ma supporterà anche una crescita di intelligenza delle reti. Gli operatori potranno dare, dinamicamente, la banda che serve momento per momento, agli utenti che ne hanno bisogno per specifiche applicazioni.

Le applicazioni

«Diciamo che con la LTE finalmente nascerà l’azienda ubiqua, in grado di lavorare intensamente su Internet ovunque, in Italia», riassume Cristoforo Morandini, di Between-Osservatorio Banda Larga.
«Ne trarranno vantaggi soprattutto le aree commerciali e dell’assistenza tecnica di un’azienda», dice Morandini.

Alcuni esempi comuni: la forza vendita potrà accedere da remoto ai server dell’azienda con i cataloghi, le configurazioni di offerta da mostrare ai clienti in loco. Allo stesso modo si potranno fare acquisizione e monitoraggio ordini, in cloud, senza i limiti delle attuali tecnologie di rete mobile.

Un tecnico potrà fare assistenza da remoto al cliente. Magari l’azienda potrà pure inviare qualcuno sul posto, ma poi registrando e inviando alla sede principale dati da analizzare. Un installatore di mobili potrà fare una videochiamata con il progettista, per risolvere eventuali problemi presso il cliente.

Cose già fattibili e in effetti già fatte, ma che ancora sono vissute come servizi di frontiera, da aziende pioniere, per via anche dei limiti tecnici delle attuali reti.

«Gestione della forza vendite e delle flotte saranno tra i campi più impattati da questa svolta», conferma Andrea Rangone, a capo degli Osservatori Ict di School of Management-Politecnico di Milano.

«Immagino un manutentore di una centrale Enel che potrà mandare alla sede un’immagine 3D di quello che vede. Ad applicazioni di business analytics, che hanno bisogno di molta banda. O a teleconferenze in mobilità, in alta risoluzione, con effetto “presenza” grazie a video e voce ad alta qualità», continua.

La qualità tecnica della comunicazione è apprezzata dalle aziende perché supporta conversazioni di lavoro importanti con clienti, fornitori, partner.

Ma perché fare telepresenza e cloud in mobilità? «Non dimentichiamoci che in un Paese come l’Italia, secondo nostre stime il numero di lavoratori mobili ha superato quello dei fissi», dice Rangone. «E quindi l’esigenza, che si affermerà, è di poter lavorare in mobilità proprio come quando si è in ufficio. Con le attuali reti non lo si può fare. La LTE lo consentirà». «Teniamo conto anche che alcune applicazioni basilari dei sistemi informativi aziendali sono state progettate per girare su reti fisse. Adesso quindi consumano troppa banda rispetto alle capacità dell’Umts/Hspa». Si pensi ai servizi Erp (Enterprise resource planning), per esempio. «Le aziende dovrebbero investire tanto per ottimizzare queste applicazioni al mobile. Per fortuna, con l’Lte non ne avranno bisogno», aggiunge Rangone.

L’evoluzione dei terminali

«Perché decolli davvero il lavoro in mobilità, però, serve che non solo le reti ma anche i terminali evolvano», continua. Già, perché ai mobile worker non bastano i computer portatili. Loro hanno bisogno di usare anche smartphone e tablet adeguati. Questi ultimi stanno facendo passi avanti notevoli.

Nell’hardware, certo – a Barcellona si sono visti processori quadcore e schermi a cinque pollici per gli smartphone. Ma anche nel software (aspetto spesso sottovalutato): «stiamo vedendo un crescendo di accordi tra vendor di smartphone e fornitori di applicazioni business, per meglio supportarli nei propri terminali», spiega Carolina Milanesi, analista di Gartner.

«Da ultimo, a Barcellona, Samsung si è accordato con Sybase e con Sap. Ma anche con Cisco, per il supporto Webex, VoIP, Vpn».

Nokia invece continua ad approfondire la partnership con Microsoft e ora sta portando le applicazioni Office anche su smartphone di fascia medio-bassa. Anche questo farà piacere alle Pmi.