Il roaming all’estero per PMI

di Alessandro Longo

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I tagli alle tariffe per le piccole e medie imprese che utilizzano la telefonia mobile all'estero

Saranno questi, certo, momenti di felicità pregustata per l’utente business di piccole e medie aziende italiane, che viaggia molto all’estero. «La nuova regolamentazione decisa dall’Unione Europea, che taglia i costi di roaming al cellulare, sembra fatta su misura per professionisti», spiega Phil Kendall di Strategy Analytics.

Le grandi aziende godono già del vantaggio di poter strappare prezzi speciali agli operatori; restano le PMI a subire la stangata del roaming. «Il grande pubblico, invece, se ne avvantaggerà in misura ridotta- aggiunge Kendall. Sono una minoranza, infatti, coloro che viaggiano spesso all’estero per turismo». Alla fase di entusiasmo per gli sconti bisogna però fare seguire quella della riflessione. Siamo sicuri che l’intervento dell’Unione Europea porterà solo vantaggi ai consumatori? Ebbene, gli analisti a proposito sono divisi e segnalano alcuni rischi.

La novità non sarà così rivoluzionaria come era stata pensata in un primo momento. L’industria della telefonia mobile e la Commissione Europea sono infatti giunte a un compromesso. Il costo agli utenti sarà ridotto del 50 per cento, ma non di colpo: i cali saranno scaglionati in tre anni. L’obiettivo dell’Unione è di partire da quest’estate.

Le nuove regole devono essere recepite dai Governi dei singoli Paesi membri; per ora sono state approvate da tutte le istituzioni europee (prima dal Parlamento e, più di recente, dal Consiglio dei Ministri). A fine giugno, arriveranno anche le linee guida per l’applicazione dei principi, da parte dell’Erg (European regulatory group), che rappresenta a livello europeo l’unione delle Autorità regolatrici del settore dei singoli Paesi.

In particolare, già si sa che in una prima fase il costo per le chiamate in uscita non potrà superare i 49 centesimi al minuto, mentre le chiamate ricevute non dovranno costare più di 24 centesimi al minuto. C’è un tetto anche per le tariffe all’ingrosso (applicate da un operatore a un altro, nel roaming): 30 centesimi al minuto. L’anno prossimo, questi tetti scenderanno rispettivamente a 46, 22 e 28 centesimi al minuto. Nel 2009 saranno di 43, 19 e 26 centesimi. In media ora l’utente spende un euro al minuto, in roaming in Europa, per fare o ricevere chiamate.

Gli operatori potranno creare tariffe al pubblico che rispettino, anche in senso migliorativo, queste tariffe. Se non lo faranno, sarà loro applicato il tetto massimo dell’Eurotariffa.

Il 25 giugno 2007 gli Stati membri adottano il regolamento UE e al 29 giugno la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Dopo un mese, gli utenti potranno chiedere che sia applicata l’Eurotariffa. Altrimenti, possono chiedere di restare con quelle vigenti. Per gli utenti che non avranno espresso richiesta, l’Eurotariffa sarà applicata in automatico a tre mesi dalla pubblicazione in Gazzetta.

Già questo punto può far riflettere: questo calo delle tariffe è in fondo un compromesso con gli operatori (in un primo momento la Commissione voleva rendere le chiamate in roaming costose come quelle nazionali e fino all’ultimo ha poi lottato per una riduzione del 70 per cento); di conseguenza, «è possibile che alcune delle attuali tariffe speciali per il roaming siano più economiche e quindi invitiamo gli utenti a farsi due calcoli prima di decidere», dice Martin Gutberlet, research vice president di Gartner.

Gli operatori italiani, in effetti, negli ultimi mesi hanno pubblicato numerose tariffe speciali per il roaming (raccolte dall’AGCOM); sono persino gratuite e automatiche con Vodafone e 3.

La più nota è Vodafone Passport; in nove Paesi permette di chiamare alla tariffa nazionale più un euro di scatto. In sette Paesi del network H3G, invece, si applica la tariffa nazionale per le chiamate verso l’Italia (senza quindi sovrapprezzi roaming). È una cosa automatica che va sotto il nome di “All’estero come a casa”. Tim Zero Confini costa 10 euro al mese e permette di chiamare per cinque minuti al solo costo dello scatto (di un euro) in otto Paesi. Wind 10 roaming costa invece 5 euro e offre tariffe ad hoc per il roaming.

Di recente sono arrivati Noi Wind Roaming e altre tariffe di Vodafone. La prima costa 7 euro per un anno e permette di usare all’estero i minuti bonus maturati con Noi Wind. Vodafone ha invece affiancato a Passport le promozioni Free Roaming e Weekly Travel Tarif. La prima costa 5 euro e dà all’utente il riaccredito delle chiamate fatte o ricevute nei Paesi Passport (fino a 250 euro). La seconda è Internet mobile in roaming, al costo di 7 euro per 10 MB al mese.

Il prossimo taglio dei prezzi riguarderà le tariffe dati, che adesso sono davvero care in roaming. Se gli operatori non le ridurranno di propria iniziativa, forse la Commissione Europea agirà anche in questo caso. Bisognerà inoltre vedere se gli utenti che sceglieranno di avere l’Eurotariffa potranno conservare o attivare anche i piani speciali di roaming già ideati dagli operatori, sommando così i vantaggi di entrambe le cose. Sarebbe l’ideale, così sarà possibile godere del prezzo migliore a seconda del Paese estero dove ci si trova. In caso contrario, la scelta per l’utente sarà dura, anche perché i piani speciali si applicano, in certi casi, pure a Paesi non europei, non interessati dall’Eurotariffa.

A parte queste considerazioni, che già di per sé riducono il fascino della novità voluta dalla Commissione, ci sono alcuni timori all’orizzonte. Gsm Association (associazione che raggruppa gli operatori mobili) sostiene che, in conseguenza al taglio dei costi di roaming, aumenteranno quelli per le chiamate nazionali. Gli operatori vorranno infatti rifarsi della perdita: il roaming incide per il 5-10 per cento sui loro ricavi. Inoltre, sostiene Gsm, c’è anche il rischio che la copertura mobile si riduca nelle zone di vacanza.

Gli operatori potrebbero spegnere alcune base station in aree turistiche, dal momento che, con il taglio del roaming, non le considererebbero più profittevoli. La Commissione Europea già si scaglia contro queste minacce, ma non ha il potere di impedire agli operatori di metterle in pratiche. Anche l’associazione dei consumatori Aduc sostiene che potrebbero scattare rincari sulle tariffe nazionali. Non sono d’accordo Kendall, Gutberlet e Jim Morrish di Analysys: la tesi degli analisti è che le tariffe voce nazionali sono ormai un mercato molto competitivo e quindi non ci saranno rincari. È probabile però che rallenti la corsa dei cali: finora è stata del 10 per cento annua, per normale effetto della competizione; potrebbe dimezzarsi.

C’è infine un ultimo timore, sollevato soprattutto da John Strand, analista presidente di Strand Consult: «che il taglio imposto dall’alto rafforzi le mire monopolistiche dei grandi operatori paneuropei. Con danno, nel lungo periodo, per la concorrenza e quindi per gli stessi consumatori», dice. I grandi operatori, grazie alle buone economie di scala e a una presenza europea, possono abbassare le tariffe di roaming senza grossi problemi nel medio e lungo periodo. Al contrario, soffriranno gli operatori indipendenti, soprattutto quelli di Paesi come l’Austria, la Svizzera, la Bulgaria, dove il roaming porta nelle loro tasche il 40 per cento dei ricavi. Lì i turisti sono numerosi e la popolazione è ridotta. Soffriranno anche i provider VoIP e gli operatori WiFi paneuropei come the Cloud, che finora hanno sfruttato gli alti costi del roaming per offrire un servizio appetibile ai clienti. «È stato un favore per i grandi operatori. Avranno l’occasione di acquisire gli indeboliti operatori indipendenti e di rintuzzare le mire dei servizi VoIP e WiFi», dice Strand.

La tesi di Strand è che è stato un errore intervenire con regole dall’alto in un mercato competitivo come quello di telefonia mobile; bisognava aspettare che la concorrenza facesse il suo corso estendendo i propri effetti benefici anche alle tariffe di roaming.