Aol vuole vendere Bebo

di Barbara Weisz

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Si avvia al termine l'avventura nei social network della compagnia americana, che alla fine dello scorso anno si è definitivamente separata da Time Warner. Aol cerca un acquirente per Bebo, che altrimenti potrebbe chiudere

Continua la cura dimagrante di America On Line. La società, che nel dicembre scorso ha divorziato da Time Warner, ha annunciato che intende vendere, o addirittura chiudere, il sito di social networking Bebo. Lo aveva acquistato due anni or sono, pagandolo 850 milioni di dollari, nel tentativo di competere in un settore, quello dei social network appunto, che non ha dato le soddisfazioni sperate.

«Bebo, sfortunatamente, è un business in declino e, di conseguenza, richiederebbe significativi investimenti per poter competere nell’agguerrito mercato di Facebook, MySpace e affini», ha scritto in un messaggio ai dipendenti il vicepresidente di Aol Ventures Jon Brod. E la società «al momento non si trova nelle condizioni» di affrontare lo sforzo di un turnaround in questo segmento.

Entro la fine di maggio la compagnia guidata da Tim Armstrong prevede di prendere una decisione definitiva. Nel frattempo, cerca un acquirente per Bebo. La società, fondata a San Francisco, ha una quarantina di dipendenti, prevalentemente negli Stati Uniti. Il sito è mlto popolare in Gran Bretagna e in Australia, ma non ha mai sfondato negli States.

Aol l’aveva acquistato nel 2008, quando era alleata a Time Warner. Il tentativo della compagnia, una dei pionieri di Internet, di sfondare nel mercato dei social media non ha avuto successo. Bebo, che ai tempi dell’acquisto aveva 40 milioni di utenti, oggi ne conta circa 5milioni. Pochini, se paragonati, per esempio, ai 400 milioni di Facebook. Soprattutto, il social network non sembra piu’ essere strategico per Aol, che negli ultimi mesi ha iniziato a disfarsi di una serie di asset non strategici, per focalizzarsi sui business più redditizi.

Da quando, a dicembre, si è separata dalla casa madra Time Warner, la compagnia deve camminare sulle proprie gambe, e si sta concentrando sul network di approndimenti, notizie e servizi internet con l’obiettivo di attirare pubblico e pubblicità. Ha avviato una ristrutturazione, e si sta disfando delle attività non strategiche. All’inizio dell’anno ha venduto Buy.at, attiva nell’advertising, a Digital Windows (joint venture fra l’editore tedesco Axel Springer e la svizzera Publigroup) per 17 milioni di dollari. L’aveva comprata nel 2008 pagandola 125 milioni. E secondo le ultime notizie, sta valutando l’ipotesi di vendere anche il servizio di messaggistica Icq, che potrebbe valere fino a 300 milioni di dollari.