Google: in scadenza il brevetto dell’algoritmo

di Barbara Weisz

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Scade quest'anno il brevetto di PageRank, l'algoritmo inventato da Page e Brin grazie al quale Google indicizza le pagine. I diritti sono di Stanford.

Per chi non lo sapesse, si chiama PageRank. ma tutti di fatto lo chiamano con un altro nome: Google. Perchè il PageRank è la base del motore di ricerca più utilizzato del web, ovvero l’algoritmo che indicizza le pagine, la formula magica grazie alla quale Sergey Brin e Larry Page hanno fondato l’impero di big G. Ebbene la notizia è che quest’anno scade il brevetto dell’algoritmo, che quindi non sarà più in esclusiva a Mountain View.

Vista la posta in gioco, la prudenza è d’obbligo, nel senso che per il momento è difficile ipotizzare gli scenari possibili, fra i quali comunque resta l’ipotesi che in realtà Google rinnovi l’esclusiva. E non mancano analisti che ritengono che l’algoritmo in realtà non sarebbe destinato ad avere un grande appeal di mercato in un’epoca in cui il web sta velocemente cambiando, di nuovo, con i social network che convogliano l’interesse.

Ma resta il fatto che stiamo parlando di una formuletta di quelle che sono destinate a passare alla storia. Formula magica, l’hanno a più riprese chiamata in molti. Quello di Brin e Page non è certo l’unico algoritmo che permette di realizzare un motore di ricerca, tant’è vero che Monutain View ha dovuto sbaragliare un’ampia concorrenza. Ma il fatto è che, appunto, la concorrenza l’ha veramente sbaragliata.

Google è il gran vincitore dell’ultimo decennio sul web. E tutto è nato proprio da PageRank, ovvero l’algoritmo inventato da due brillanti studenti di Standford, Brin e Page appunto. I due fondatori di Google lo hanno sviluppato fra il 1996 e il 1998. Un’equazione, che assegna a ogni pagina web una sorta di rank – o di posizione in classifica, per dirla in italiano – in base non solo al suo contenuto, ma anche al numero dei click, alla loro affidabilità e autorevolezza (in realtà l’equazione considera miliardi di parametri).

Ebbene i due studenti di Stanford, una volta portata a termine la loro opera, non l’hanno brevettata a proprio nome. Come si usa spesso nelle università d’oltreoceano, il brevetto è stata registrato dall’ateneo, che si è così preso in carico le spese di registrazione. Il titolare dell’invenzione che ha rivoluzionato l’ultimo decennio, dunque, è la californiana università di Stanford. Alla quale Brin e Page hanno chiesto, e ottenuto, una licenza in esclusiva per dieci anni in cambio di un pacchetto di azioni di quella che ai tempi era la loro piccola società, appena fondata.

Risultato, Stanford ha guadagnato milioni di dollari, rivenendo anni dopo le azioni di un’azienda nel frattempo diventata un colosso dellla Corporate America. E in questo 2011 tornerà anche ad essere titolare dell’utilizzo dell’algoritmo. Solo per i prossimi sei anni, perchè il brevetto scade del tutto nel 2017, e a quel punto la formuletta magica non sarà più coperta da segreto.

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