Fisica, superata la velocità della luce

di Redazione PMI.it

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I neutrini più veloci della luce: un esperimento del Cern di Ginevra mette in crisi la teoria di Einstein. Alta partecipazione di fisici italiani.

Clamoroso, rivoluzionario, gli aggettivi si potrebbero sprecare. E’ stata superata la velocità della luce. E’ il risultato di un esperimento del Cern di Ginevra. Ed è storico, perchè la velocità della luce è un paradigma centrale della fisica. E il fatto che sia superabile, spiega subito il direttore scientifico del Cern, Sergio Bertolucci, «potrebbe cambiare la nostra visione della fisica».

Per intenderci, trattasi di una scoperta che metterebbe in discussione leggi fondamentali della scienza, a partire dalla teoria della relatività di Einstein. Quindi, prudenza. Perchè quando un esperimento, pur accurato, porta a un simile risultato, che lo stesso Bertolucci definisce «apparentemente incredibile», il dovere dello scienziato è quello di «sottoporlo a una più ampia indagine».

Comunque, al momento il fatto è questo: l’esperimento Cngs (Cern Neutrino to Gran Sasso), dimostra che i neutrini hanno viaggiato ad una velocità leggermente superiore rispetto a quella della luce. Si tratta di una scoperta che si basa su una misurazione. Il risultato è stato ottenuto nell’ambito della collaborazione “Opera”, che riunisce 200 fisici di 36 istituzioni da 13 Paesi, fra cui l‘Italia. Un mirabile esempio di quanto possano valere la tanto bistratta ricerca scientifica e l‘innovazione.

La scoperta si basa sull’osservazione di oltre 15mila neutrini, prodotti dall’acceleratore del Cern Super Proton Synchrotron e “spediti”, per usare un termine molto semplice, ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso. In tutto 730 chilometri (tra Ginevra e la più alta montagna dell’Appennino) che, secondo la misurazione effettuata, i neutrini percorrono più velocemente della luce. Significa che, idealmente, mandando nello stesso momento un fascio di luce e uno di neutrini verso un’unica destinazione, i neutrini arrivano 60 nanosecondi prima. Il margine di errore sta tutto in questi numeri. Cioè nella difficoltà di essere totalmente certi della precisione di misurazioni che, su una distanza cosi’ grande, devono misurare millesimi di secondo.

I ricercatori del progetto Opera segnalano che l’esperimento ha un alto grado di “confidenza”, ovvero viene ritenuto molto credibile. Ma, contemporaneamente, è anche una “completa sopresa”. Perchè, come detto, ce n’è abbastanza per mettere completamente in crisi la teoria della relatività, che in qualche modo è la teoria delle teorie, intorno alla quale ruota tutta la fisica moderna. Secondo Einstein, la velocità della luce è una certezza, non è superabile.

Se lo fosse, si aprirebbero frontiere fino ad oggi impensabili. Giusto per dirne una, si potrebbe viaggiare nel tempo.

E qui torna il richiamo alla prudenza. Ora la comunità scientifica dovrà fare una serie di verifiche. «Dobbiamo ricorrere a misurazioni indipendenti per verificare i risultati» dicono dal Cern. L’esperimento, secondo i dati scientifici, ha un‘incertezza di 20 centimetri sui 730 chilometri del percoso e il tempo di volo dei neutrini è stato misurato con una precisione di meno di 10 nanosecondi. La velocità della luce è stata superata di 60 nanosecondi (significa che al termine del tragitto i neutrini arrivano con un vantaggio di una ventina di metri). Insomma, la dimostrazione c’è tutta.

Ma, dicono i ricercatori di Ginevra, bisogna fare confronti con altri esperimenti, sottoporre i  risultati a un più ampio esame della comunità scientifica. «Dobbiamo essere sicuri che non esistano altre, più banali spiegazioni» sottolinea Bertolucci.

Nell’attesa, si può dare libero sfogo all’immaginazione. Qualcuno si ricorda il teletrasporto di Star Trek? O la macchina del tempo di Ritorno al futuro? E chissà cos’altro… Fantasia, che potrebbe diventare realtà. Ma attenzione, il metodo scientifico è rigoroso: una legge è vera fino a prova contraria. Una misurazione effettuata da strumenti precisi al di là di ogni possibile dubbio è una prova. Ma deve essere, appunto, precisa al di là di ogni possibile dubbio. A quel punto, par di capire, diventerebbe una “prova contraria” alla teoria della relatività.

Vale la pena di spendere qualche parola sulla collaborazione “Opera”. Anche perchè l‘Italia è il Paese che partecipa con il maggior numero di istituzioni scientifiche: oltre ai già citati Laboratori del Gran Sasso (INFN, Istituto Nazionale di Fisica Nucleare), il dipartimento di Fisica dell’Università di Bari, il dipartimento di Fisica dell’Università di Bologna, il Laboratorio Nazionale di Frascati, il Dipartimento di Fisica dell’Università dell’Aquila, quelli dell’Università Federico II di Napoli, dell’Università di Padova, della Sapienza di Roma, dell’Università di Salerno. Siamo a quota nove: dopo di noi, la Russia, con sei istituzioni scientifiche, il Giappone, cinque, Francia, Svizzera e Germania, tutte a quota tre, e poi una lista di paesi che sono rappresentati da una istituzione: Bulgaria, Croazia, Turchia, Belgio, Tunisia, Israele, Corea.

Oggi è la giornata europea dei ricercatori, e decisamente l’esperimento “Opera” rende il miglior onore possibile a questa ricorrenza. Resta una considerazione: l’Italia non è una pese che brilla per investimenti nella ricerca. Eppure, come si vede, la possibilità di eccellere ai massimi livelli non manca. Trattasi di un elemento considerato molto importante anche dal punto di vista economico: alimenta la competitività. E quindi quella crescita che, al momento, sembra essere in cima alle priorità di parti sociali e classe politica. Speriamo.

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