Red Hat sempre più “Open Source”

di Redazione PMI.it

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Il nuovo CEO della società conferma la scelta dell' Open Source come modello di business collaborativo capace di produrre benefici a tutta la community, aziende comprese

Dopo aver archiviato una trimestrale superiore alle attese, Red Hat ha chiuso il 2007 con un nuovo CEO, James Whitehurst, ma senza allontanarsi dalle consuete strategie di business.

Lo ha confermato in un’intervista alla Reuters lo stesso Whitehurst che, sottolineando il valore del modello open source, ha dichiarato che la società punterà anche per il 2008 su un approccio di tipo collaborativo, rilasciando gratuitamente i propri software senza costi di royalties e fornendo invece a pagamento servizi e soluzioni di supporto per le imprese.

Ciò consentirà a Red Hat di continuare a rilasciare software continuamente aggiornati, a disposizione della comunità di sviluppatori ma anche di altre aziende, che possono commercializzarli liberamente.

Non solo le piccole società ma anche i grossi nomi dell’IT possono accedere al software Red Hat. La stessa Oracle dal 2006 distribuisce una propria versione di Red Hat Linux, offrendo a pagamento unicamente il supporto ai clienti. E tuttavia, Whitehurst non ha dubbi: «Noi saremo l’Open Source. E saremo i leader di questo settore».

D’altro canto, come sottolineato dallo stesso Whitehurst, qualunque modello di business ha i suoi pregi e difetti: piuttosto che perseguire una politica basata sulla proprietà dei software sviluppati, Red Hat continuerà a puntare sulla qualità, offrendo a tutti la possibilità di migliorare ogni suo prodotto. Pensiamo alla versione CentOS di Red Hat Linux, disponibile gratuitamente in Rete.

In ultima analisi, sembra che l’Open Source sia capace di mettere in atto un circuito virtuoso, con un modello di business in grado di portare benefici economici sia alla società produttrice che alle altre imprese, senza dimenticare gli utenti finali: oltre a poter godere di software gratuiti e sempre aggiornati, le aziende clienti possono contare su servizi professionali di assistenza e supporto a pagamento per i quali, in genere, “il gioco vale sempre la candela”.